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Incidente alla raffineria Api,
operaio morto ustionato:
tre condanne

ANCONA - Due anni di reclusione per Giancarlo Cogliati, amministratore delegato della società che gestisce l’impianto falconarese, Pierfilippo Amurri, all’epoca dirigente del settore operazioni e Antonio Palma, legale rappresentante della Ferplast Srl, datore di lavoro di Francesco Fiori, deceduto il 18 giugno 2013 dopo essere stato investito da una gettata di vapore
giovedì 4 Luglio 2019 - Ore 17:32
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Foto d’archivio

 

Operaio morto ustionato dopo essere stato investito da una gettata di vapore ad alta pressione: tre condanne. E’ terminato questa mattina il procedimento per fare luce sul decesso di Francesco Fiore, salentino morto il 18 giugno 2013 dopo un incidente sul lavoro alla raffineria Api di Falconara. Alla sbarra, con l’accusa di omicidio colposo in concorso, c’erano finiti in sei. Il giudice Francesca De Palma ne ha condannati tre e assolti altrettanti. Nel primo gruppo ci sono  Giancarlo Cogliati, amministratore delegato della società che gestisce l’impianto Api di Falconara, Pierfilippo Amurri, all’epoca della tragedia dirigente del settore operazioni, e Antonio Palma, legale rappresentante della Ferplast Srl, l’azienda che aveva in carico i lavori ordinati dalla raffineria e per cui lavorava la vittima. Tutti e tre sono stati condannati a due anni di reclusione. La pena è sospesa per Amurri. Per gli altri due, il giudice ha stabilito la sospensione della pena detentiva. Assolti perché il fatto non sussiste Francesco Lion, allora responsabile del settore manutenzione, Michele Del Prete, responsabile del reparto ispezione e Monica Mais, dirigente del settore produzione. Per tutti gli imputati, il pm Irene Bilotta aveva chiesto una condanna a tre anni. Palma e Cogliati dovranno anche pagare un’ammenda di 2mila euro ciascuno per degli illeciti in materia di sicurezza. Ferplast e Api erano state chiamate come responsabili civili e, in solido con i condannati, dovranno risarcire i familiari di Fiori, rappresentati dagli avvocati Massimo Zecca, Giovanni Marzano e Giuseppe De Bartolomeo. La somma del risarcimento verrà stabilita in sede civile. Le motivazioni verranno rese note entro 90 giorni. L’incidente a Fiore era avvenuto il 30 maggio 2013. Stando a quanto ricostruito dalla procura, l’operaio, assieme al collega Gianni Calcagnile (rimasto ferito), doveva mettere mano a 13 valvole dell’impianto a vapore della raffineria. Secondo la contestazione, le operazioni erano state eseguite con l’impianto ancora in funzione  e non inattivo. Il vapore si era sprigionato sia contro Fiore che Calcagnile. Il salentino, 54 anni, era stato ricoverato in gravissime condizioni con ustioni su circa il 75% del corpo. Dopo quasi 20 giorni di agonia, era morto all’ospedale di Cesena, lasciando moglie e tre figli. Il commento della società Api in merito al verdetto odierno:  «il Gruppo ribadisce la piena fiducia in merito al buon operato dei suoi due dirigenti. Gli avvocati di Cogliati e Amurri, coadiuvati dai legali del Gruppo, ricorreranno in appello non appena avranno accesso alle motivazioni della sentenza,disponibili nei prossimi mesi. Abbiamo piena fiducia nel lavoro della Magistratura e siamo certi che la buona condotta dei nostri dirigenti sarà riconosciuta nel processo di appello, così come già in primo grado non sono stati rilevati profili di responsabilità ai sensi della legge 231».

(fe.ser)

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