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Scoperta cellula dello spaccio:
droga venduta agli studenti,
in manette due ventenni

OPERAZIONE PARANZA - I due ragazzi sono finiti ai domiciliari. Vendevano droga a Cingoli e Passo di Treia, davanti a scuole e ai giardini pubblici. Una attività che sconfinava anche nell'Anconetano dove uno degli arrestati frequentava un istituto (quest'anno ha fatto la maturità). Nel complesso ricostruito un giro d'affari di 13mila euro e un giro di almeno 1,7 chili tra marjiuana e hashish
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Il colonnello Michele Roberti, insieme al maresciallo Cesare Proietti che dirige la stazione dei carabinieri di Appignano

di Gianluca Ginella (Foto Fabio Falcioni)

Spacciavano ai ragazzi davanti alle scuole e ai giardini pubblici, arrestati due ventenni. Per vendere la droga usavano applicazioni di messaggistica che consentivano loro di far sparire ogni traccia delle conversazioni illecite. Ricostruito un giro d’affari di 13mila euro, sequestrati oltre 300 grammi tra hashish e marijuana, altre quattro persone sono state denunciate per detenzione di droga. Operazione dei carabinieri della stazione di Appignano con cui hanno collaborato anche i militari di Cingoli e Apiro. Tutto è cominciato nel novembre dell’anno scorso quando i militari di Appignano hanno arrestato un giovane trovato in possesso di 230 grammi di hashish. Sono partite le indagini per capire a chi fosse destinata quella droga.

Il maggiore Liugi Ingrosso

Analisi sui cellulari, controllo delle telecamere di sorveglianza in città hanno consentito di arrivare a individuare una cellula dello spaccio che operava a Cingoli e Treia e sconfinava nell’Anconetano. Due le persone che gestivano lo spaccio, un 20enne italiano (fresco di maturità), e un altro ragazzo, sempre 20enne, italiano di origini marocchine (già finito agli arresti domiciliari per l’operazione Shelter dei carabinieri di Cingoli). La svolta nelle indagini è stata poi individuare la targa dell’auto del giovane italiano, quella usata per spacciare. I giovani coinvolti nello spaccio usavano alcune applicazioni di messaggistica come Surespot (che consente di far sparire i messaggi subito dopo averli scritti), Messenger, Instagram. App che consentono di non lasciare traccia di ciò che si scrive. Nonostante queste accortezze i militari sono riusciti a ricostruire il giro di spaccio. Una operazione che ha portato i carabinieri, lo scorso febbraio, vicino ad un locale, il Goa project di Cingoli, dove è stato sequestrato delle stupefacente e dove i carabinieri hanno trovato altre informazioni sulle persone che già ritenevano coinvolte nel giro di spaccio. Un ulteriore mattoncino verso le due ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari per i due ventenni, poi firmate dal gip Domenico Potetti (richieste dal pm Claudio Rastrelli che ha coordinato le indagini) ed eseguite questa mattina. Altri mattoncini: le mosse dei due indagati e i loro appuntamenti per cedere hashish e marijuana. I due ragazzi spacciavano a Cingoli e Passo di Treia, davanti alle scuole e nei giardini pubblici. I loro clienti erano ragazzi dai 16, 17 anni fino ai 24. Una operazione detta Piccola Paranza, che ha consentito di ricostruire almeno 130 cessioni di droga per circa 1,7 chili di stupefacente e un giro d’affari di 13mila euro (questo tra il novembre 2018 e lo scorso aprile). L’indagine prende il nome dai modi di fare da boss dei due ragazzi. In particolare del 20enne che a scuola, un istituto dell’Anconetano che ha frequentato fino a quest’anno quando ha preso la maturità, era il punto di riferimento dello spaccio di droga. «Vogliamo impedire questo genere di attività, più grave ancora perché avvia all’utilizzo di droga i ragazzi – ha detto il colonello Michele Roberti, comandante provinciale dei carabinieri –. Continueremo a cercare questi terminali che si insinuano tra il mondo della droga e la scuola e che porta i giovani a usare stupefacenti». Il tenente colonnello Luigi Ingrosso, comandante della Compagnia di Macerata, si è complimentato con i carabinieri di Appignano e con il comandante, Cesare Proietti, e il vice Stefano Mastrantoni.

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