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I sindaci dem Gori e Mancinelli:
«Sulla migrazione il Pd ha sbagliato»

ANCONA – Ospite del quarto ed ultimo appuntamento al parco Belvedere di Posatora, il primo cittadino di Bergamo ha parlato di flussi migratori e politiche d'integrazione, stigmatizzando, in linea con la collega dorica, la dicotomia «porti chiusi contro porti aperti»
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Da sinistra, il segretario comunale Dem Cardoni, il sindaco di Bergamo Gori e il capogruppo Pd in Consiglio comunale Fanesi

 

di Martina Marinangeli

«Sulla migrazione il Pd ha sbagliato» e, non riconoscendo l’errore, «ha costruito le condizioni per la propaganda becera e stupida della destra salviniana». Le parole sono della sindaca Valeria Mancinelli, ma la linea di pensiero è la stessa del collega di Bergamo Giorgio Gori, ospite pomeridiano del quarto ed ultimo appuntamento al parco Belvedere di Posatora. Un ciclo di incontri sulla falsariga delle Feste dell’Unità – ma targato Ancona – che oggi ha chiuso il cerchio parlando di flussi migratori e politiche d’integrazione. Di rientro dalla trasferta romana che lo ha visto tra i partecipanti all’incontro tra amministratori Dem per discutere dei punti programmatici su cui dovrebbe basare la propria azione il governo giallo-rosso – se mai dovesse nascere – Gori ha sottolineato come «il dibattito pubblico si sia concentrato molto sul tema dei flussi e quindi su porti aperti/porti chiusi. Io non sono certamente tra coloro che pensano che debbano essere accolti tutti quelli che arrivano – ovviamente sono tra coloro che pensano che tutti vadano salvati – ma c’è necessità di garantire un’immigrazione regolare che si integri e che si renda utile a se stessa ed al Paese. Fin qui abbiamo invece creato un esercito di irregolari che rappresentano un problema ed un fattore di inquietudine per molti cittadini e che contribuiscono in qualche modo a saldare il tema dell’immigrazione con quello dell’insicurezza perché un immigrato irregolare è spesso portato anche a delinquere».

In prima fila, la sindaca Mancinelli, questa volta tra il pubblico e non sul palco, e l’assessore Foresi

Secondo il sindaco di Bergamo, l’errore dei governi targati Pd è stato quello di «non avere il coraggio di affrontare il tema degli ingressi legali, che hanno funzionato in Italia fino al 2009: dal 1998 al 2009 sono entrati un milione e 800mila stranieri e sono stati regolarizzati, senza che nessuno parlasse di invasione o di allarme. Poche centinaia di immigrati a cavallo tra 2014 e 2017 hanno invece scatenato l’allarme perché sono stati trattati come un fenomeno emergenziale. È stata messa in piedi una macchina dell’accoglienza molto farraginosa, costosa ed inutile perché ha come unico scopo quello di distinguere chi è meritevole di protezione internazionale da chi non lo è: una distinzione molto artificiosa perché spesso i migranti economici hanno altrettanto diritto». Se la linea di principio è la stessa, su quest’ultimo punto le posizioni dei due primi cittadini si divaricano. Nel Mancinelli pensiero «un conto sono le questioni da affrontare per una maggiore e più forte integrazione di quel 13%, per esempio ad Ancona, di cittadini di origine straniera che stanno qui anche da decenni, che lavorano ed i cui figli vanno a scuola qui. Cosa diversa è la gestione, o meglio la non gestione negli ultimi anni, dei flussi non programmati dei richiedenti asilo.

Questi secondi richiedono interventi diversi: sono persone che arrivano qui con solo 24 ore di preavviso della Prefettura e stanno qui due mesi per poi essere di nuovo trasferiti. Cosa vuoi programmare in questi casi? È questo secondo fenomeno che, mal gestito anche quando al governo c’era il centrosinistra, ha costruito le condizioni per una propaganda becera e stupida – perché peraltro non risolve il problema – della destra salviniana. Se non ci fossero stati problemi reali, la propaganda becera non avrebbe raggiunto il 40% dei consensi. Uno degli indirizzi – abbozza una ricetta Mancinelli – è non mescolare migrazioni dovute a guerre, attraverso corridoi umanitari, con i possibili milioni di migranti economici; questi vanno regolati con quote, in relazione alla capacità di assorbimento da un punto di vista lavorativo».

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