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Cosmari, rosso da 2 milioni di euro
senza tenere conto delle macerie
Il nodo degli appalti sotto soglia

L'INTERVENTO di Giuseppe Bommarito - Manca una puntuale contabilità legata al peso preciso dei rifiuti, sia normali che del sisma. L'Arpam ha rilevato che un nuovo deposito destinato agli scarti del terremoto non è a norma. La questione più delicata è quella delle procedure under 40mila euro con servizi affidati quasi sempre alle stesse aziende
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L’avvocato Giuseppe Bommarito

 

di Giuseppe Bommarito

Il Cosmari, evitando accuratamente di rispondere nel merito come sarebbe suo preciso dovere (se non altro per l’obbligo di trasparenza gravante su una società a totale partecipazione pubblica), sta minacciando fuoco e fiamme per i rilievi contenuti nel precedente articolo e, al contempo, per non farsi mancare nulla, ha pure comunicato di aver avviato un’indagine interna per individuare la “talpa” che potrebbe aver fornito dati e informazioni che comunque – badate bene – sono stati qualificati come del tutto infondati. Ebbene, a parte il fatto che se le notizie finite nel precedente articolo fossero veramente del tutto destituite di fondamento non vi sarebbe nemmeno bisogno di perdere tempo per individuare una fantomatica “talpa” così inattendibile, va anche detto che, per chi volesse vederci chiaro senza l’aiuto di inesistenti informatori, sarebbe sufficiente andare sul sito dell’ente e qui, alla voce “amministrazione trasparente”, trovare quasi tutto ciò che serve in materia di bilancio, di gare, di affidamenti e appalti, di modalità di gestione, di albo dei fornitori inesistente. Chiarito quindi che quanto già scritto corrisponde al classico segreto di Pulcinella nascosto dietro qualche schermata di computer, occorre allora procedere a qualche approfondimento, anche per fornire alla magistratura, ai componenti del consiglio di amministrazione dell’ente (che sembrano non essere a conoscenza di molte cose) e alla politica che ancora non fiata, utili elementi di valutazione.

Il direttore Giuseppe Giampaoli

E’ stato già scritto che il bilancio consuntivo 2018 del Cosmari, quello che si chiude con 183mila euro di utili di esercizio, alla fine non evidenzia separatamente la contabilità delle attività ordinarie e di quelle legate alla macerie del terremoto. Il bilancio è sul sito dell’ente, basta andare a vederlo. E così facendo, e dando un’occhiata anche al bilancio preventivo 2019 (dove invece le due contabilità giustamente sono distinte), si vedrà che esso si chiude con una duplice valutazione di utile finale: zero utili (!) tenendo conto dei ricavi delle macerie; quasi due milioni di euro di passivo senza tener conto di questi ricavi. Il che indiscutibilmente significa che, senza il sisma del 2016, il Cosmari vanterebbe – si fa per dire – per la gestione ordinaria un passivo molto pesante e molto difficile da smaltire, visto che in futuro per risanare i conti non si può certo fare affidamento su nuove devastanti scosse sismiche. Una situazione difficile, quindi, dovuta forse ai costi non ben considerati della raccolta porta a porta, al personale cresciuto in maniera abnorme, alle tariffe rimaste ferme per troppo tempo, mai fatta conoscere però all’opinione pubblica e tale da far tremare le vene e i polsi agli enti proprietari delle quote societarie e agli stessi amministratori.

Andiamo avanti. Il fatto che l’ing. Giuseppe Giampaoli sia da decenni il “deus ex machina” del Cosmari è fatto talmente notorio agli operatori del settore e agli interlocutori politici ed istituzionali da non meritare nemmeno un sia pur minimo approfondimento. Così come è notorio che tale indiscusso potere sia stato nei fatti solo in parte condiviso con i vari presidenti del Cosmari che negli anni si sono succeduti alla guida dell’ente. Il che rende evidente anche la scarsissima, se non insussistente, capacità di reale indirizzo, di vigilanza e di controllo che pure spetterebbe all’Aato 3 di Macerata, il soggetto affidatario in ordine all’intero ciclo dei rifiuti per tutto il territorio maceratese, del quale fanno parte tutti i 55 comuni della provincia di Macerata, nonché il comune di Loreto, e lo stesso ente Provincia. A dimostrazione di ciò, alcuni di tali comuni ancora contraddittoriamente mantengono alcuni servizi, specialmente per quanto concerne il settore dell’igiene urbana, nonostante la convenzione tra Aato 3 di Macerata e il Cosmari imponga l’affidamento a quest’ultimo dell’intero ciclo dei rifiuti; mentre altri comuni, sempre nell’inspiegabile silenzio dell’Aato 3 (Civitanova, Corridonia, Recanati) e vigente l’affidamento totale al Cosmari, hanno fatto negli ultimi anni gare autonome di affidamento servizi. D’altra parte – occorre ribadirlo – la stessa direzione Cosmari, agendo in piena autonomia, crea situazioni differenziate tra comune e comune, sia con le tariffe sia garantendo ad alcuni enti comunali più operatori o più giri di raccolta, cioè una maggiore presenza nel territorio.

Lavorazione di macerie al Cosmari

Assolutamente da ribadire quanto già scritto circa la mancanza di una puntuale contabilità basata su pesate precise e riscontrabili sia dei rifiuti ordinari che delle macerie. Tale mancanza, che crea notevoli difformità, peraltro già ufficialmente riscontrate dagli inquirenti, tra le macerie che risultano in ingresso e quelle in uscita, e incide anche sulle statistiche della raccolta differenziata, scaturisce dal fatto che è assolutamente carente presso il Cosmari documentazione oggettiva e verificabile anche ex post circa i flussi interni delle macerie e delle varie tipologie dei rifiuti in genere, in quanto essa si basa solamente su tabulati che possono essere modificati in qualsiasi momento. Per quanto concerne la differenziata, da segnalare è il caso assurdo del comune di Visso, che il Cosmari qualifica tra i comuni più “ricicloni” ben sapendo che tale ente, oggi con pochissimi residenti effettivi, qualifica per assimilazione come urbani anche i rifiuti speciali di una nota azienda del posto. Da evidenziare – già che ci siamo – è anche l’inesistenza fisica presso l’impianto Cosmari di un centro di raccolta dei rifiuti elettronici, mai nemmeno registrati sino a fine 2018, nonostante l’autorizzazione Aia preveda tale centro e nonostante esso formalmente risulti presente in loco.

Giampaoli nel sito di smaltimento di Tolentino

Ma il discorso più delicato è quello che concerne gli appalti del Cosmari sotto l’importo dei 39.999 euro, soglia oltre la quale è obbligatorio procedere ad una gara europea e che, per quanto concerne la normativa interna all’ente, sembra non passino per il consiglio di amministrazione ma siano di esclusiva competenza della direzione aziendale. Ebbene, nel Cosmari tale soglia non è stata superata in innumerevoli occasioni solo grazie ad una frammentazione artificiosa del servizio o della fornitura, in spregio alle normative vigenti, al punto che si è giunti a più gare aventi lo stesso oggetto, tutte sotto soglia ma ripetute per più di due anni (e quindi, alla fine del giro, per importi notevolissimi), addirittura con successive proroghe tecniche, aggiudicate quasi sempre dalle stesse ditte. Alcuni esempi, cominciando dal settore fornitura e noleggio di mezzi, dove la grande protagonista di questo anomalo meccanismo è stata, ed in parte ancora è, una ditta dell’ascolano (che a volte ha pure venduto, dopo un periodo di noleggio, i mezzi al Cosmari, sempre con procedure sotto soglia). Questa ditta di noleggio, tra le varie cose, ultimamente si è aggiudicata una regolare gara europea, alla quale però ha fatto seguito una proroga semestrale, senza gara alcuna, per importi di circa 250mila euro, ben oltre quindi la soglia consentita. I noleggi e gli acquisti dei mezzi vengono in buona sostanza effettuati in autonomia dalla direzione aziendale Cosmari, bypassando regolarmente il parere del responsabile del parco mezzi e senza valutazione comparativa di più preventivi. Senza preventivi o gare di appalto vengono acquistati pneumatici e lubrificanti per valori annui che superano i 200mila euro.

Lo stabilimento del Cosmari

All’interno dell’impianto Cosmari e nei siti di deposito temporaneo delle macerie c’è una sola ditta che fornisce mezzi d’opera da più di due anni con importi molto rilevanti senza gara di appalto. C’è una associazione temporanea di imprese che opera per il trasporto delle macerie del terremoto, che si è aggiudicata nel 2018 una gara europea per l’importo di 200mila euro, ed anche in tal caso senza gara alcuna si è poi proceduto ad una proroga per una cifra analoga. C’è una ditta che opera nel settore della raccolta dell’amianto, che ha sottoscritto il contratto stipulato dopo una gara europea addirittura a contratto finito e dopo l’immancabile proroga tecnica. Per quanto concerne le gare concernenti le macerie del terremoto, la parte del leone per la raccolta e il trasporto, sempre con le modalità di frazionamento di cui sopra, l’ha fatta sinora l’associazione temporanea di imprese di cui sopra. In ordine al caricamento, alla demolizione a terra e alla selezione a terra, hanno avuto ripetuti affidamenti sotto soglia due ditte dell’entroterra maceratese. Analogamente, il recupero, il trasporto e il trattamento degli inerti e delle macerie in uscita sono stati appannaggio di poche ditte, pure in tal caso grazie a continui frazionamenti e non applicando il principio della rotazione dei fornitori. In definitiva, tutto ciò ha fatto sì che, dall’avvio della gestione macerie, hanno lavorato pressoché sempre le stesse ditte, in particolare per l’amianto, per il caricamento e il trasporto delle macerie presso il Cosmari, per la selezione delle macerie sul posto, per il trasporto e il trattamento degli inerti in uscita dall’impianto Cosmari. E la stessa cosa sostanzialmente avviene per gli appalti e le forniture rientranti nell’attività ordinaria dell’ente, appannaggio quasi sempre di poche aziende fortunate, di fatto favorite dal frazionamento del servizio o della fornitura e dalle successive proroghe tecniche, dalla mancata rotazione delle ditte invitate, dalla mancata attivazione dell’albo dei fornitori, dalla logica delle relazioni personali senza approfondimenti di mercato. Dirà la magistratura inquirente se tutto ciò – indiscutibile in via di fatto – è da considerarsi normale oppure è penalmente rilevante. E qui, prima di passare ad altro, lascio cadere un consiglio da prete che pretende di insegnare al Papa come si dice la messa: sembra incredibile, ma sarebbe molto facile verificare quanti e quali appalti sono stati frazionati ed effettuati a favore di quali ditte, e per quali notevolissimi importi complessivamente considerati, semplicemente controllando i codici identificativi di gara delle varie forniture e dei vari servizi (sia per l’attività ordinaria che per il terremoto) e mettendoli a raffronto con le relative fatture elettroniche ricevute dal Cosmari. Lasciando tale istruttivo passatempo a chi avrà tempo e voglia di voglia di dedicarcisi, è ora il momento di passare al ruolo della Regione Marche in questa vicenda delle macerie del terremoto gestite dal Cosmari.

Elena Leonardi

In primo luogo va detto che nei giorni scorsi in Consiglio regionale l’assessore regionale Angelo Sciapichetti, rispondendo ad un’interrogazione di Elena Leonardi, ha fornito, sugli ecoindennizzi spettanti ai comuni del cratere, una risposta che definire imbarazzante è poco: in buona sostanza, aria fritta. Quello che si è capito è che, nonostante una precisa norma di legge disponga esattamente il contrario (l’art. 28, comma 3, del decreto legislativo 189/2016), sinora nessun importo è stato riconosciuto ai comuni del cratere per i materiali rinvenuti tra le macerie che possono essere di nuovo utilizzati come materia prima per la ricostruzione, oppure venduti, tanto che – misteri della finanza creativa – nel bilancio Cosmari, nonostante il rilevante importo potenzialmente da versare, non vi è alcun accantonamento in tal senso.

Certo, sarebbe interessante a tal proposito capire cosa ne pensano i comuni interessati, specialmente quelli più martoriati e ancora sepolti dalle rovine e dai detriti, ma andiamo avanti, perché più volte, a parte la questione degli ecoindennizzi, le varie irregolarità e le criticità nella gestione delle macerie presso i siti di deposito temporaneo e presso l’impianto del Cosmari sono state segnalate anche per iscritto al competente assessorato regionale, così come è stata segnalata l’assoluta improduttività del costosissimo nuovo impianto sito presso il Cosmari per il trattamento delle macerie e costato alla Regione quasi 4 milioni di euro, con la previsione, rivelatasi ben presto del tutto fallace, che in esso sarebbe stato possibile trattare ogni giorno circa 1.500 tonnellate di macerie, impiegando fino a 40 unità lavorative. Stante il mancato riscontro dei funzionari regionali interessati (uno dei quali, peraltro, venuto recentemente alla ribalta della cronaca giudiziaria per vicende penali legate alla gestione delle macerie nell’ascolano), è stato direttamente informato sulla questione, con mail dell’11 luglio scorso, il capo del servizio Protezione Civile della Regione, e questi ha immediatamente contattato la segretaria regionale della giunta regionale, ma il silenzio assoluto sulle varie problematiche sollevate, nonostante la loro gravità, è rimasto padrone della scena politica e istituzionale. Silenzio anche su un altro fronte delicato che nel frattempo si è aperto al Cosmari, poiché in base a indagini Arpam è emerso che il capannone dove vengono depositate le macerie non è a norma in quanto uno dei due punti di prelievo per le periodiche analisi delle polveri non è accessibile, il che – sia detto per inciso – toglie qualsiasi valore anche alle analisi sin qui effettuate. Insomma, quello che si percepisce è un profondo e crescente imbarazzo politico (le elezioni regionali nelle Marche sono quasi alle porte) su tali vicende della giunta regionale, il cui presidente si è di recente autocandidato, oltre alla propria riconferma, anche ad essere nominato quale nuovo commissario straordinario per la ricostruzione, ma non sembra affatto aver brillato sino ad oggi per i controlli nei riguardi del Cosmari e delle altre società concessionarie per tutto quanto concerne la gestione delle macerie.

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