facebook rss

Dazi Usa, l’allarme della Cna:
«A rischio l’export marchigiano»

ECONOMIA – Moda e agroalimentare i settori che più temono il contraccolpo della politica protezionistica a discapito dell'Europa annunciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un fattore negativo che si aggiunge alle incertezze legate alla Brexit ed all’embargo alla Russia
Print Friendly, PDF & Email

 

 

Agroalimentare e moda: incubo dazi per la vendita dei prodotti marchigiani negli Stati Uniti. A lanciare l’allarme è la Cna Marche, che attraverso il suo Centro studi ha analizzato i possibili contraccolpi della politica protezionistica del presidente Donald Trump. «Nel primo semestre dell’anno – spiega Otello Gregorini, segretario Cna Marche – le imprese marchigiane hanno esportato negli Usa prodotti per 452,3 milioni di euro rispetto ai 379,9 milioni di euro dello stesso periodo del 2018, con un aumento di 72,4 milioni di euro di merce esportata. Ma in futuro, se ci sarà il via libera ai dazi Usa all’Europa per 7 miliardi di dollari, c’è il rischio di un brusco calo, specialmente per i prodotti agroalimentari e della moda». Il settore marchigiano con un più forte export verso gli Usa è la meccanica con 111,9 milioni di euro nel primo semestre 2019. Seguono gli articoli farmaceutici con 79,5 milioni di euro, l’industria dei metalli (77,3 milioni), i prodotti tessili (77 milioni), il mobile e altri prodotti manifatturieri (41,1 mln), gli apparecchi elettrici (22,6 mln) ed i prodotti alimentari (13,7 mln). In allarme in particolare il settore alimentare dell’imprenditoria marchigiana. Infatti, il mercato statunitense è secondo solo a quello tedesco per le eccellenze enogastronomiche della nostra regione. Secondo i dati del Centro Studi Cna Marche, le imprese del territorio hanno esportato negli Usa alimenti e bevande per 13,7 milioni di euro nei primi sei mesi del 2019 contro 1,8 milioni di euro di prodotti enogastronomici importati, per un surplus commerciale di 11,4 milioni di euro. «Olio di oliva, pasta, formaggi, salumi e vini – sostiene Francesca Petrini, presidente Cna Agroalimentare Marche – vedrebbero i loro prezzi crescere troppo, con inevitabile riduzione dell’export e pesanti ripercussioni per la produzione e l’occupazione delle nostre aziende. Infatti, solo per fare un esempio, un litro d’olio venduto oggi negli Stati Uniti a 13 euro arriverebbe a costare 25 euro, mentre un chilo di pasta passerebbe da 3 a oltre 4 euro. La politica e le istituzioni devono fare ogni sforzo per scongiurare il rischio dei dazi sull’agroalimentare italiano, che potrebbero mettere in serio pericolo posti di lavoro, imprese e famiglie di interi territori, tra cui i distretti delle eccellenze enogastronomiche marchigiane. Un disastro per le nostre imprese esportatrici, che si aggiunge alle incertezze legate alla Brexit e all’embargo alla Russia».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X