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Scalone Nappi, ultimo tratto imbracato
la salita per San Ciriaco
è un percorso a ostacoli

ANCONA - Circa 32 metri di intelaiatura e assi di legno per proteggere il muretto pericolante: l'opera di contenimento del Comune in attesa di un intervento definitivo
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Lo scalone di San Ciriaco

 

di Giampaolo Milzi

Circa 32 metri di vergogna, una scalinata in pieno centro storico, che collega piazza del Senato con quella della cattedrale di San Ciriaco, deturpata e “invasa” da una intelaiatura di reti arancioni di plastica traforate e assi di legno. Si tratta in realtà del secondo tratto (senza nome, non un cartello turistico ad indicarlo), quello più in alto, dell’antico Scalone Nappi, poi ricostruito dopo i gravi danni subiti a causa dei bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale.

Il muretto con le crepe

Il problema? Il muretto in cemento che delimita la via, ridotta ad uno strettissimo viottolo, sul lato sinistro, per chi sale verso la cima del colle Guasco, è moribondo, paurosamente inclinato, solcato da crepe in più punti, esemplare per gravità quella che spacca in due lo spigolo iniziale in basso del percorso. Insomma, quel muretto rischia di crollare. Nel giugno scorso il Comune ci aveva messo la classica “pezza”, ovvero addirittura transenne ai due sbocchi per impedire il passaggio pubblico. Ma tant’è, come segnalato allora da Cronache Ancona (leggi l’articolo), cittadini e turisti continuavano a spostarle per godersi la passeggiata panoramica, con bellissima vista su tutta la zona di via Birarelli, con la cima del Colle Cappuccini e il vecchio Faro ottocentesco, la chiesa di San Bartolomeo-San Gregorio Armeno (sec. XVI – XVIII) e, a quota più bassa, la chiesa dei Santi Teresa e Pellegrino (sec. XVIII popolarmente ribattezzata Degli Scalzi). Qualche settimana fa i tecnici dell’ufficio magazzino comunale su direttive dell’assessorato alle Manutenzioni, rimosse le inutili transenne, hanno scelto di posizionare la già citata opera di contenimento, lunga appunto oltre 30 metri, che oltre a costituire il classico “pugno in un occhio” rovinando l’effetto cartolina della zona, costringe i passanti a procedere a coppia; perché “l’opera” ha ridotto ulteriormente la sezione della scalinata. A rimanerci male soprattutto i crocieristi che sbarcano in porto il venerdì. Li abbiamo visti, arrangiarsi nel salire e scendere, per e da San Ciriaco, cercando di non inciampare e farsi male, perché anche gli scalini non godono certo di buona salute.

La brutta notizia è che non si sa quanto questo pubblico calvario continuerà. Non si ha infatti alcuna notizia da parte dell’assessorato alle Manutenzioni di una soluzione vera, ovvero il consolidamento, tramite anche raddrizzamento, del lungo muretto, che soprattutto nella sua porzione centrale è gonfio e ondulante, perché incapace di reggere l’enorme peso della zona di terreno erboso che dall’alto preme su di esso. Un problema annunciato. Almeno dal 2015-2016 i primi allarmi, un albero più piccolo che viene giù. E il terreno della microzona verde in pendio che dà sul selciato inizia a dilatarsi e inclinarsi proprio perché le radici di un altro albero, un pino centenario – dei veri e propri rami “underground” – spingono da tutte le parti, assieme al terriccio che irretiscono, premendo con forza sulla parete di cinta. Nel febbraio 2018 il patatrac. Il grande pino, pericolante da un pezzo, dopo forti piogge, crolla stecchito sulla scalinata portandosi dietro parecchio terriccio. I vigili del fuoco rimuovono il materiale franato, e la cosa finisce lì. Ovvio che lo stato di muretto e scalinata è ormai a grosso rischio. E non finisce qui. A rimetterci è anche la serenità di Giuliana Moretti, che col marito Raffaele Sardi e il figlio Mario abita al primo piano della grande casa medievale da sogno (circondata da fiori, terrazzini e giardinetti curatissimi), i cui ingressi principali danno sul piazzale di San Ciriaco.

La facciata laterale dell’antica casa si affaccia sulla scarpata che costeggia il fianco sinistro dello scalone. E quando l’anno scorso il grande pino si abbatté sullo scalone, si trascinò dietro megazolle e radici. Conseguenza: lo smottamento scoperchiò la connessione tra l’impianto fognario pubblico sottostante e la condotta idrica che serve la villetta dove abita la famiglia. Con esalazioni nauseabonde dentro casa e fuori, nella zona scalone. La scarpata disastrata è di pertinenza della famiglia. Mario Sardi si rimbocca le maniche e piazza lungo la scarpata dei piccoli terrazzamenti fatti con tubi innocenti e tavolette di legno. Ma non può bastare. La scarpata è solcata da una grossa fenditura che arriva fino alla base circolare del tronco reciso del pino e da un buco. E per quanto la famiglia Sardi-Moretti ce la metta tutta ad isolare impianti igienici ed idrici, quelle profonde cicatrici al suolo non rendono affatto stagna la situazione: è evidente che serve, urgente, anche un intervento specifico, professionale e magari costoso, da parte di esperti comunali e dell’acquedotto. Oltre all’auspicato progetto comunale per ristrutturare il lungo muretto che dovrebbe contenere la pressione del terreno in declivio e rimuovere quegli orrendi 32 metri di intelaiature plastiche e di assi che dimezzano la sezione dello scalone “ex delle meraviglie”.

 

Sotto al duomo muretto pericolante e odore nauseabondo

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