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L’ex dg Bianconi in aula a Macerata:
«Nel 2008 potevamo vendere Banca Marche,
c’era un’offerta da 2,6 miliardi»

UDIENZA - Massimo Bianconi è stato sentito come testimone nel processo in cui l'avvocato Massimo Camiciola è accusato di diffamazione all'ex presidente della Fondazione Carima. Ha parlato dei finanziamenti fatti al gruppo Lanari e ha chiarito: «Quello di 5 milioni? Era per fare andare a buon fine un’operazione immobiliare ed evitare un danno alla banca». Sentito anche l’ex presidente Lauro Costa: «Mi sono dimesso quando ho capito che alle spalle non c’era più nessuno»
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Masssimo Bianconi oggi in tribunale

 

di Gianluca Ginella

L’ex dg di Banca Marche, Massimo Bianconi, al tribunale di Macerata: «Nel 2008 grande interesse all’acquisto da parte di Credit Agricole, ma le Fondazioni non vollero vendere per avere una banca vicina al territorio. L’avvocato Massimo Camiciola e l’ingegnere Pietro Lanari li conoscevo e incontravo quando venivano a presentare qualche progetto, erano tra i clienti più importanti. Il prestito da 5 milioni a loro due? Era per non creare un danno alla banca in modo che andasse a buon fine il progetto che aveva ricevuto un finanziamento di 20 milioni».

L’avvocato Giovanni Bora (a sinistra) con l’avvocato Massimo Camiciola

Bianconi è stato sentito, insieme all’ex presidente della banca, Lauro Costa, questo pomeriggio nel corso di un processo che si sta svolgendo davanti al giudice Francesca Preziosi, in cui è imputato l’avvocato Massimo Camiciola che deve rispondere di diffamazione all’ex presidente di Fondazione Carima, Franco Gazzani, per alcune dichiarazioni rilasciate su Cronache Maceratesi ritenute dalla procura diffamatorie verso Gazzani all’epoca presidente della Carima. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, l’avrebbe fatto apparire come l’artefice del commissariamento dell’istituto mettendo così in cattiva luce il presidente della Fondazione, come se fosse mosso da sete di potere e volontà di colpire i gruppi imprenditoriali tra cui il gruppo edile Lanari che avevano beneficiato delle linee creditizie della banca. La procura contesta, tra l’altro, un passaggio in cui Camiciola avrebbe detto che Gazzani, alcuni consiglieri del Cda, la nuova dirigenza di Banca Marche avrebbero agito per togliere di mezzo e mettere in cattiva luce l’ex direttore Massimo Bianconi. Camiciola, sempre secondo quanto gli viene contestato, avrebbe citato un ricorso in cui si leggerebbe che Gazzani avrebbe nominato due persone nel Cda della banca per fare le pulci a tutte le pratiche di finanziamento al fine di trovare errori, omissioni, cavilli da segnalare alla Banca D’Italia affinché Bianconi venisse sollevato dall’incarico. E dice ancora che secondo il ricorso, Gazzani raggiunse l’obietto, con le dimissioni di Bianconi. La difesa di Camiciola ha deciso di sentire proprio Bianconi e anche l’ex presidente Lauro Costa (entrambi sono imputati al tribunale di Ancona nel processo per il crac di Banca Marche).

Da sinistra: Lauro Costa, Massimo Bianconi, l’avvocato Giancarlo Nascimbeni e l’avvocato Massimo Camiciola in tribunale

Oggi l’ex dg è comparso in tribunale a Macerata, accompagnato dal suo legale. Bianconi, 65 anni, è stato direttore generale di Banca Marche dal 2004 al settembre 2012. Ha raccontato che Bm era una banca che «certamente faceva interesse di propri soci con attenzione al territorio, e continuò a farlo anche dopo il 2008 e dopo la crisi economica legata alla Lehman Brothers». L’avvocato Bora ha chiesto come fossero i rapporti con l’allora presidente della Fondazione Carima, Gazzani: «Sono sempre stati buoni, ci sono stati episodi di contrasto in particolare quando si parlò di vendere la banca, nel 2008, lì qualche elemento di screzio c’è stato perché la Fondazione Carima ci teneva vi fosse una banca vicina al territorio». Bianconi ha detto che nel 2008 da Credit Agricole arrivò una proposta di acquisto «di 2,6 miliardi di euro. Venne fatta una due diligence e con un aereo privato arrivò ad Ancona il dirigente generale con il suo staff. Nella mia funzione esprimevo la necessità di una banca che si rafforzasse per affrontare le sfide dell’economia italiana e estera, la banca doveva decidere, secondo me, se fare entrare nuovi soci in banca o vendere. Nel caso le fondazioni sarebbero scese sotto il 50 percento cosa che Gazzani non voleva affatto. Si decise di non procedere».

Lauro Costa (a sinistra) con l’avvocato Giancarlo Nascimbeni

Sui finanziamenti ai progetti del gruppo Lanari, ha spiegato che per uno di questi la banca aveva fatto un finanziamento di 20 milioni per la realizzazione del complesso Santa Cristiana e la banca prestò altri 5 milioni a Camiciola e Lanari «perché erano arrivati ad una transazione con i proprietari dei terreni ma dovevano pagare 5 milioni. Il finanziamento di 5 milioni venne fatto per far sì che l’operazione andasse a buon fine anche per garantire gli interessi della banca». L’avvocato Gabriele Cofanelli, che assiste la Fondazione Carima, parte civile al processo, ha invece chiesto se Bianconi avesse rapporti con Camiciola e l’ingegnere Lanari. «Certo, erano importanti clienti della banca. Venivano per presentare progetti». Cofanelli ha poi parlato di una ispezione della Banca d’Italia e delle critiche mosse ai prestiti verso il gruppo «gli ispettori scrivono che appare poco prudente un prestito di 200 milioni al gruppo Lanari (somme che vennero versate nel corso degli anni, ndr)» ha detto l’avvocato Cofanelli riferendo in aula quanto scritto dagli ispettori. «Sì loro fecero una precisazione sul gruppo – ha detto Bianconi –, ma in quella ispezione analizzarono circa mille pratiche e in particolare sui clienti più importanti. Gli ispettori chiesero di rivedere le classificazioni delle varie posizioni e accogliemmo tutte le loro richieste ma non chiesero la riclassificazione per nessuna pratica di Lanari salvo quella di Villa Bonaccorsi».

L’avvocato Gabriele Cofanelli che assiste la Fondazione Carima, parte civile al processo

L’avvocato Cofanelli è poi tornato sul prestito di 5 milioni di euro: «Banca Marche tira fuori 20 milioni poi ne tira fuori altri 5 senza alcuna garanzia se non quella chirografaria?» ha detto a Bianconi che ha replicato: «Non credo di dover rispondere a questa domanda, questa è una accusa che mi sta facendo e non sono qui in veste di imputato». L’avvocato Bora ha invece chiesto: «quando lei ha finanziato Camiciola e Lanari può testimoniare che avevano entrambi un patrimonio di molto superiore all’affidato personale?». «Sì, entrambi avevano un patrimonio rilevante» ha detto Bianconi. L’avvocato Cofanelli ha sottolineato come Fondazione Carima, che possedeva il 22,5% di Banca Marche avesse impegnato nel capitale sociale dell’istituto 246 milioni di euro, per sottolineare quanto potessero incidere la somma mutuata nel corso degli anni al gruppo Lanari e Camiciola.

Sentito anche Lauro Costa, 68 anni, alla presenza del suo legale, l’avvocato Giancarlo Nascimbeni che ha detto che «il mio cliente è già stato umiliato dall’accompagnamento coattivo in tribunale perché la notifica dell’udienza è stata fatta ad un indirizzo che aveva lasciato due anni e mezzo prima. Questo è gravissimo». Costa, consigliere di Bm dal 1994 e presidente per due periodi (dal 2006 al 2009 e da maggio 2012 ad aprile 2013) ha riferito del ruolo di due consulenti, Cesarini e Grassano, all’epoca dell’offerta per l’acquisizione dell’istituto e del fatto che «Gazzani non voleva che venisse venduta la banca, ha cercato di convincere le altre Fondazioni a non vendere». E ancora sui due consulenti, esperti di economia, che la Fondazione Carima indicò per essere inseriti nel Cda per cercare di fronteggiare l’emergenza: «Entrarono in banca e furono subito critici, e parevano più interessati a distruggere che ad aiutare la Banca. Hanno iniziato a fare discussioni su tutto ma poi col nuovo dg Goffi hanno trovato un po’ di equilibrio perché era disposto a ragionare su tutto». Sul suo ruolo, ha detto che «Ho cercato soluzioni con Banca D’Italia con un aumento di capitale quando mi resi conto di quello che accadeva ma quando mi resi conto di non avere alle spalle nessuno alla fine ho deciso di andarmene». L’avvocato Cofanelli gli ha chiesto «Lei ad un certo punto sollecitò Goffi ad andare in procura…», «Sì quando ho preso atto della verifica dell’ispettorato della banca ho subito sollecitato ad andare in procura per fare un esposto. Venne presentato da Goffi».

Diffamazione a Franco Gazzani, l’avvocato Camiciola dal gup

 

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