facebook rss

Inchiesta ‘ndrangheta, Zura difende Massara:
«Non vorrei ci sia un piano per sostituirlo»

IL CONSIGLIERE regionale della Lega commenta i riferimenti all'arcivescovo di Camerino presenti nell'ordinanza del gip di Catanzaro sull'operazione Scott-Rinascita: «Inutile massacro nei suoi confronti. Io sono un politico e posso difendermi dagli attacchi, lui è un uomo di Chiesa, non può farlo». LA NOSTRA RISPOSTA
Print Friendly, PDF & Email

 

L’arcivescovo Francesco Massara

Dominano silenzio ed incredulità a Camerino. Da quando si è scoperto che nelle carte della maxi inchiesta Scott-Rinascita coordinata dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri contro la ‘ndrangheta figura anche il nome dell’arcivescovo Francesco Massara, quasi nessuno vuole parlare. Anche se non indagato o implicato in nessuna vicenda giudiziaria, il gip nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di 334 persone parla di un incontro tra il boss Luigi Mancuso e i suoi fedelissimi che si sarebbe svolto a casa dell’allora parroco di Limbadi, Massara appunto. Mentre in un’intercettazione l’avvocato Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia poi finito a FdI, arrestato e considerato dagli inquirenti tra gli uomini di fiducia del boss Mancuso e il trait d’union tra malavita organizzata e palazzi del potere, si riferisce a don Franco Massara come colui che gli avrebbe fornito la tessera del Vaticano.

In tutto questo l’unico a rilasciare un commento è il consigliere regionale settempedano della Lega Luigi Zura Puntaroni: «Sono componente della commissione ambiente e lavori pubblici, che si occupa di tematiche legate alla ricostruzione e mi sono confrontato diverse volte con monsignor Massara su temi legati al sisma – spiega Zura – il quale ha rappresentato diverse problematiche che si trovano ad affrontare le diocesi, come luoghi dove ricoverare le opere d’arte, o le difficoltà normative che bloccano l’impiego di fondi già stanziati per la ricostruzione delle chiese o altri edifici ecclesiastici. La prima occasione in cui l’ho conosciuto è stata la visita dell’allora ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio nelle zone del sisma, tra cui Pieve Torina, nell’ottobre 2018. E’ stata la prima volta che ci ho parlato, l’ho trovato attento al territorio, diverso nei modi da chi lo aveva preceduto».

Luigi Zura Puntaroni

Zura si dice quindi indignato di aver visto il nome di Massara accostato alla ‘ndrangheta. «Vederlo sui giornali trattato in quel modo – continua il leghista – solo per essere terza persona, non coinvolta in alcun modo nel procedimento giudiziario in atto, senza che vi sia nei suoi confronti nessun atto della procura di Catanzaro, rappresenta un inutile massacro – continua il consigliere – io sono un politico e mi posso difendere da eventuali attacchi, lui è un uomo di Chiesa, non può farlo. Non vorrei che questo sia un progetto per togliere dal nostro territorio una persona di qualità e credibile, in modo da sostituirlo con qualcuno di più malleabile. Sul piatto ci sono da gestire circa 260 milioni di euro di fondi, per le chiese della diocesi di Camerino-San Severino Marche».

LA NOSTRA RISPOSTA – Innanzitutto va detto che non sono stati i giornali a trattarlo in quel modo, ma è il gip Barbara Saccà che nelle oltre 1.200 pagine dell’ordinanza fa riferimento al summit a casa del parroco. E’ questo è un fatto rilevante al di là che Massara sia indagato o meno. Quindi l’”inutile massacro” di cui parla il consigliere leghista non è chiaro a chi debba essere imputato: forse agli inquirenti che avrebbero potuto non parlare di quell’incontro? Oppure ai giornali che avrebbero dovuto tacere di quel particolare? E per quale motivo? Poi non si capisce perché un uomo di Chiesa non possa difendersi e spiegare, mentre un politico sì. Abbiamo più e più volte chiesto all’arcivescovo la propria versione, invano. Infine chi ci sarebbe dietro questo presunto progetto per «togliere dal nostro territorio una persona di qualità e credibile»? Zura è a conoscenza di qualcosa? Perché se così non fosse è chiaro il consigliere leghista sta opponendo teorie senza alcun fondamento a fatti che, seppur senza rilevanza penale, sono stati cristallizzati in un’ordinanza del gip. E che comunque sono stati tutti collocati nel 2017, ben prima della nomina di Massara ad arcivescovo di Camerino-San Severino.

(redazione CM)

Maxi inchiesta sulla ‘ndrangheta: «Summit a casa del parroco» Ora arcivescovo di Camerino

</

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X