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L’anconetana Chiara Burattini
al concerto di Capodanno alle Muse
«Che onore suonare nella mia città»

ANCONA - Dopo essersi esibita sui palchi di mezzo mondo e anche davanti al presidente Mattarella, la 30enne violoncellista sarà una delle protagoniste dell'evento del primo gennaio. «Emozionata e felice di suonare davanti alle persone che mi conoscono. Fare musica è un privilegio che ti fa dimenticare lo studio, i sacrifici e i viaggi continui»
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Chiara Burattini

 

di Federica Serfilippi

Ha suonato nella basilica della Natività di Betlemme, sul sacrario militare di Redipuglia e persino al Quirinale, di fronte al presidente Mattarella e ai principali capi di Stato esteri in occasione della Festa della Repubblica Italiana del 2017. Ma al Teatro delle Muse non ha mai avuto l’occasione di mettere mano al suo violoncello. Potrà finalmente farlo il primo gennaio 2020, quando sarà una delle protagoniste del concerto di Capodanno al ‘Massimo Dorico’.  La 30enne anconetana Chiara Burattini, diplomata al conservatorio Verdi di Milano e perfezionatasi all’Accademia Santa Cecilia di Roma, verrà diretta dal maestro Marco Barani. Con lei, l’orchestra di fiati,  il tenore Max Jota e il soprano Lyaila Alamanova. 

Che tipo di concerto sarà?

«Molto speciale: sono emozionata e onorata di poter salutare il nuovo anno nella mia città e di poterlo fare alle Muse, un teatro dove non ho mai suonato. Essendo un concerto aperto a tutti, sono felice di farmi sentire dalle persone che mi conoscono. In più, l’esibizione ha un programma particolare poiché il violoncello dialoga con l’orchestra di fiati e una jazz band. Si tratta di un concerto che è stato eseguito per la prima volta in Italia da Marco Scano, il maestro con cui mi sono diplomata a Milano. Per me, è un po’ un cerchio che si chiude».

Com’è vivere con la musica come compagna di viaggio?

«Ho iniziato fin da bambina a studiarla, avevo cinque anni. Prima c’è stato il coro, poi il violoncello. E’ stato mio padre a sceglierlo per me, facendolo diventare la mia passione. Gli sono molto grata, perchè non mi immaginerei con nessun altro strumento. Il sacrificio e la disciplina ci sono stati da subito. La musica è un po’ come lo sport: se vuoi ottenere certi risultati, è normale studiare tanto. Ma per me suonare è un così grande privilegio che tutti i sacrifici vanno in secondo piano. E poi, ogni volta che il lavoro me lo permette, viaggio con mio marito, jazzista, e nostra figlia di un anno e mezzo».

Con la musica hai girato mezzo mondo: Germania, Slovenia, Spagna, Francia, Palestina, Irlanda del Nord, Austria. Sei stata anche al Quirinale. Ma c’è un concerto che ti è rimasto nell’anima più di altri?

«E’ stata un’emozione suonare a Betlemme, nella basilica della Natività, ma anche sul Sacrario di Redipuglia per il centenario della prima guerra mondiale, sotto la direzione del maestro Riccardo Muti. Suonammo il Requiem di Verdi. Non era solo musica, ma dare onore alla storia. E poi, c’è stato un altro concerto speciale eseguito davanti a un pubblico internazionale: il Ravello Concert Society, a soli tre mesi dalla nascita di mia figlia».

In una vita di spostamenti, hai deciso di vivere ad Ancona, la tua città. Perchè?

«Viaggiando un po’ ovunque, ti chiedi prima o poi dove vorresti vivere e Ancona è un ottimo rifugio, un’ottima base per un’artista. Vedo il mare tutti i giorni, a Milano e Roma mi mancava. Quello della nostra città è speciale. Peccato solo per una cosa: non c’è il conservatorio».

 

 

 

 

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