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Culle vuote nelle Marche,
la conferenza regionale
per la Famiglia si interroga

SENIGALLIA – L’appuntamento è per l’8 febbraio alla Rotonda a mare. Il Forum delle Associazioni Familiari presenterà uno studio sulla denatalità svolto nella nostra regione che tra il 2014 e il 2019 ha perso l’1,8% della propria popolazione
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Prima conferenza regionale per la Famiglia dedicata al tema della “Denatalità: un’emergenza che interroga la politica”. L’appuntamento è per il prossimo 8 febbraio, a Senigallia, alla Rotonda a mare, a partire dalle 9.30, ed è organizzato dalla Regione Marche, in collaborazione con il comune di Senigallia, fortemente voluto dal Forum delle Associazioni Familiari delle Marche. Tra i relatori della conferenza è prevista la speciale partecipazione del presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, Gigi De Palo, della dirigente del Servizio statistiche demografiche Istat, Sabrina Prati e di importanti esperti del settore, nonché rappresentanti delle Istituzioni, delle associazioni, dei sindacati e del mondo produttivo e cooperativo. Al mattino i lavori si apriranno con i saluti del presidente della Regione, Luca Ceriscioli, del sindaco di Senigallia e presidente dell’A.N.C.I. regionale, Maurizio Mangialardi, del vescovo di Senigallia, mons. Franco Manenti, dell’arcivescovo mons. Piero Coccia, presidente della Conferenza Episcopale Marchigiana, di Andrea Marinozzi, presidente della Consulta Regionale della Famiglia e di Andrea Nobili, Garante dell’infanzia della Regione Marche. In merito alle politiche regionali sulla famiglia interverrà, nel primo pomeriggio, l’assessore alla Politiche familiari della Regione Marche, Loretta Bravi. Nel pomeriggio la seconda sessione lavori introdotta da Antonio Mastrovincenzo, presidente del Consiglio regionale, Ilaria Ramazzotti, assessore alle Pari opportunità del comune di Senigallia e Marco Ugo Filisetti, direttore dell’Ufficio scolastico delle Marche. Le conclusioni saranno affidate a Paolo Perticaroli, presidente del Forum delle Associazioni Familiari delle Marche, per il quale «sicuramente questa Conferenza è un grande risultato per la nostra associazione. Credo che, finalmente, nella Regione Marche, si possa iniziare a parlare di denatalità, abbandonando vecchie logiche assistenziali e passando a una nuova mentalità che porti ad interventi adeguati alle esigenze delle famiglie, e mirati ad aiutare le giovani coppie far nascere i figli che desiderano. Tra pochi mesi ci saranno le elezioni: mi auguro che la prossima Giunta regionale preveda in bilancio fondi strutturali specifici per i nuovi nati, a prescindere dal reddito familiare, riconoscendo che ogni figlio è una ricchezza in sé e per la nostra Regione». La Conferenza sarà considerata valida come corso di formazione per docenti e amministratori.

Le braccia dei bambini con l’autografo del sindaco

RICERCA SULLA DENATALITÀ NELLE MARCHE – Nel corso della conferenza regionale saranno presentati i dati sulla denatalità delle Marche svolta dal Forum delle Associazioni Familiari delle Marche, della quale sono state date alcune anticipazioni. L’analisi è stata condotta dal Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi su Famiglie, Infanzia e Adolescenza (CIRSFIA) e dal Dipartimento di Economia, Società, Politica (DESP) dell’Università di Urbino Carlo Bo. Nel panorama nazionale si può affermare che le Marche nel periodo 2013-2017 si collocano al secondo posto per calo delle nascite (-15%), precedute nel record negativo solo dall’Umbria (-17%). I nati vivi nelle Marche nel 2018 sono 10.171; 3.025 in meno rispetto al 2012 (-22,9%) e 4.316 in meno in confronto al 2008 (-29,8%). In 10 anni i bambini nati da genitori marchigiani sono diminuiti di quasi un terzo mentre i morti sono aumentati del 5%. Tra il 2014 e il 2019 le Marche hanno perso l’1,8% della propria popolazione e tra le province i dati peggiori si registrano in quella di Macerata (-2,2%) e in quella di Ascoli Piceno (-2,2%), dove oltre alle variabili socio-economiche e demografiche pesano anche gli effetti e le conseguenze dello scenario che si è aperto in seguito agli eventi sismici del 2016-2017.

TASSO DI FECONDITA’ – A partire dal 2008 il numero medio di figli per donna, dopo alcuni anni di andamento in ripresa, viene progressivamente ad abbassarsi, muovendo a livello nazionale da 1,45 agli 1,32 del 2018. In questi 10 anni le Marche seguono una parabola discendente ancora più marcata, che porta il tasso di fecondità totale da 1,43 a 1,24 figli per donna. A livello provinciale il dato disponibile più aggiornato è quello relativo al 31 dicembre 2017. Confrontando il numero medio di figli per donna, nel 2017, si rileva che la provincia di Ascoli Piceno rappresenta quella con il tasso di fecondità più basso (1,17), seguita da quella di Fermo (1,22) e poi Ancona (1,25 stesso livello della media regionale nel 2017), Pesaro Urbino (1,27) e Macerata (1,29). Il dispiegarsi degli effetti sociali della crisi economica ha agito direttamente sulla cadenza delle nascite. Su suolo nazionale si registra un rinvio dell’esperienza riproduttiva verso età sempre più avanzate. Rispetto al 1995, l’età media al parto aumenta di oltre due anni, arrivando a 31,9 anni nel 2018. In misura ancora più marcata cresce anche l’età media alla nascita del primo figlio che si attesta a 31,1 anni nel 2017 (tre anni in più rispetto al 1995). Le regioni del Centro sono quelle che presentano il calendario maggiormente posticipato e le Marche si attestano sul medesimo livello dell’aggregato centroitaliano (32,3 anni che divengono 32,7 nella provincia di Ascoli Piceno).

AVANZAMENTO DELL’ETA’ DELLE GESTANTI – Lo spostamento in avanti dell’età media del parto incide sui tassi specifici di fecondità per età della madre. Cumulando i tassi di fecondità in classi di età si osserva nelle Marche una graduale discesa nel periodo 2007-2017 delle barre relative alle età più giovani e un contestuale innalzamento di quelle più avanzate, soprattutto tra 35 e 44 anni. Tale fenomeno è dovuto a tendenze che accomunano il mondo occidentale, nel quale le donne rimandano la scelta di avere figli nella seconda parte della loro potenziale vita riproduttiva. Ciò conduce a una crescita dei tassi di fecondità nelle età più avanzate e ad una contestuale riduzione di quelli in età giovanile. Inoltre, questa tendenza porta direttamente a una riduzione del tempo biologico disponibile per procreare, incidendo di fatto negativamente sulla quantità delle nascite.

Cresce di pari passo la quota dei nati al di fuori del matrimonio: 34,7% nel 2017 a livello regionale (erano il 10,5% nel 2002 e il 20,6% nel 2008). Questa quota si colloca sopra alla media nazionale del 30% nel 2017 e si pone in linea con il dato delle regioni del Centro Italia, nelle quali i nati fuori dal matrimonio sono il 36% del totale. Da notare anche il progressivo calo dei matrimoni che nel periodo 2008-2017 fanno registrare un -22% a livello nazionale. Nelle Marche il calo raggiunge il -30% nel medesimo arco temporale e presenta il picco più negativo nella provincia di Macerata. Dalla ricerca emerge, infine, che le previsioni demografiche della Regione si prospettano poco rosee. Secondo le mediane degli intervalli di previsione dell’ISTAT le Marche perderanno più di 197 mila abitanti nel corso dei prossimi 40 anni.

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