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Marche 2020, Francesco Acquaroli:
«Sono il candidato del centrodestra,
Meloni non ha fatto fughe in avanti»

L'INTERVISTA - Il deputato di Fratelli d'Italia oggi in visita a Cronache: «Ci sarà un altro tavolo chiesto dalla Lega, ma ciò non toglie la validità del primo che ha portato a una convergenza sul mio nome. Le mie priorità? Ricostruzione, che deve partire speditamente, e poi sanità, lavoro, infrastrutture. Il grado di arretratezza e isolamento di questo territorio fa rabbrividire. Non sono contrario all’ospedale unico ma non vanno smantellate le strutture locali. L’aeroporto va messo in rete con porto e ferrovia. Chi sarà il mio avversario nel centrosinistra? Difficile dirlo, troppe variabili»
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Francesco Acquaroli oggi in redazione con il direttore Matteo Zallocco

 

di Alessandra Pierini

Francesco Acquaroli si sta preparando per la partita delle regionali. Ed è sicuro che sarà lui il “bomber” del centrodestra. Non si aspetta sorprese dal tavolo nazionale che sarà riconvocato nei prossimi giorni. Dal quadro che emerge, infatti le Marche sarebbero sempre più FdI mentre in gioco sono la Campania e la Puglia, dove Giorgia Meloni vorrebbe Raffaele Fitto ma il leader della Lega Matteo Salvini non è affatto d’accordo.

Francesco Acquaroli, lei si sente il candidato governatore del centrodestra?
«Certamente. C’è stato un tavolo nazionale e ha portato a una convergenza sul mio nome. Giorgia Meloni non ha fatto fughe in avanti ma ha annunciato quello che è stato deciso».

La Lega sta lavorando anche su un altro fronte, secondo lei perché?
«Tutti sanno, non è un segreto, che a fronte di quel tavolo nazionale c’è oggi una richiesta di riconvocarne un altro per definire le candidature. Ma questo non toglie validità al primo. Non ho un ruolo in quel tavolo e non spetta a me definire cose che non conosco. Che le forze di una coalizione si incontrino alla vigilia di una tornata elettorale che vede al voto sei regioni è naturale. Io sono al servizio di quel tavolo».

Quando ha sentito l’ultima volta Giorgia Meloni? Di che cosa avete parlato?
«Alla Camera ci vediamo spesso, affrontiamo i progetti politici che stiamo costruendo. L’ho vista la settimana scorsa prima che partisse per Washington».

Il nuovo tavolo tra i leader di centrodestra ci sarà al suo ritorno? 
«Così dicono ma io non so ogni volta che si vedono e non sto dietro a tutti questi incontri».

Che differenze vede con le elezioni del 2015?
«Sono enormi: innanzitutto nel 2015 le Marche vivevano una situazione totalmente differente. La percezione della crisi era forte ma non così tanto come si vive adesso. Sisma e ricostruzione hanno avuto un impatto importante. In secondo luogo 5 anni fa il centrodestra era diviso, il centrosinistra voleva iniziare a scrivere una nuova pagina di storia e il Movimento 5 Stelle si presentava andando a formare un nuovo scenario. Oggi quel quadro è saltato completamente. Il centrodestra si è riunito, il centrosinistra sta discutendo su chi candidare, è una fase che nasconde i problemi accumulati in questi anni. E’ difficile spiegare questo momento se non riconoscendo che qualcosa non è andato come voleva. Nella necessità del centrosinistra di confrontarsi su una candidatura dopo un solo mandato, si evidenzia una crisi di identità che riguarda non solo le Marche ma complessivamente il centrosinistra che prima tentava di difendere interessi dei deboli, oggi non è più punto di riferimento per quella fascia di cittadini. M5S non ha più attrattiva che può portare una novità. Il quadro politico è totalmente evoluto».

A proposito di sanità come vede l’idea dell’ospedale unico provinciale?
«Non sono contrario ma sono convinto che non si possano smantellare strutture locali. Ho maturato questa idea anche per vicende personali che mi hanno fatto capire quanto le strutture locali sono importanti per le fasce più deboli. Se la struttura non è diffusa, coi ritmi di oggi, non è fruibile. Non possiamo solo creare le eccellenze, abbandonare e desertificare i territori di servizi vuol dire compromettere quella funzione sociale che la sanità ha».

Ha già pensato alle priorità del suo programma?
«Le necessità sono tante ma le priorità sono scritte. Prima di tutto viene la ricostruzione che deve partire speditamente, altrimenti si rischia di far perdere completamente la credibilità delle istituzioni. La seconda priorità sono i servizi inclusa sanità e lavoro. Allo stesso livello una buona programmazione delle infrastrutture. Il grado di arretratezza e l’isolamento di questo territorio fanno rabbrividire. Quello che ingloba queste emergenze è individuare una visione condivisa che metta insieme mondo sociale, produzione, che possa entusiasmare i marchigiani. Ogni cosa ha un ruolo ma va inserito in un progetto. Ognuno vive all’ombra del campanile, ma non ha un progetto. Ognuno ha un ruolo ma si gioca insieme. E’ quello che è mancato in questi cinque anni»

Cosa pensa dell’inchiesta su Aerdorica?
«Non voglio parlare di cose che non conosco, non voglio entrare nel discorso di verbali, indagini e intercettazioni. L’aeroporto è indispensabile per le Marche ma va messo in rete con la ferrovia, con il porto e con le altre infrastrutture, oltre che essere fruibile. Non abbiamo collegamenti con i principali aeroporti italiani, sono fondamentali. Anche per il turismo mordi e fuggi. Bisogna progettare. Non entro nelle gestioni passate, ma per il futuro ci vuole una gestione oculata che si deve rapportare con le istituzioni. Il fallimento politico su Aerdorica è sotto gli occhi di tutti, non tocca a me esprimermi sulle cause. Sono garantista, mi piace confrontarmi sui temi, non accusando gli avversari politici di cui ho rispetto».

Finora ha firmato i suoi comunicati come candidato del centrodestra, stesso appellativo che ha usato nelle locandine di incontri e convegni. Per quello di questa sera Porto Sant’Elpidio invece sono apparse locandine che la indicano semplicemente come deputato. Perché? «E’ stata semplicemente una svista di chi ha commissionato il lavoro al grafico».

Chi pensa che sarà il suo competitor o i suoi competitor nel centrosinistra?
«Il quadro ha talmente tante variabili che mi resta difficile prevedere chi sarà il mio avversario. Noi dobbiamo restare concentrati rispetto all’aggregazione di tutte le energie disponibili a scrivere la nuova pagina della regione».

Per Macerata quali sono le priorità?
«Macerata è una città importantissima nel cuore delle Marche, è la provincia più ferita dal sisma e ha bisogno più di altre di un segnale importante. Però non deve essere strumentalizzata, servono risposte e soluzioni. Se riteniamo che la ricostruzione sia una priorità anche la Regione può mettere le risorse, laddove il governo è carente».

Dal 2005 ad oggi i candidati maceratesi alla presidenza della Regione non hanno avuto grande fortuna. Francesco Massi ed  Erminio Marinelli ad esempio non hanno vinto. E neanche lei nel 2015.
«Ottimo – ridendo – Anche la statistica è a nostro vantaggio, non si può perdere sempre».

(foto di Fabio Falcioni)

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