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Personaggi grotteschi e ironia graffiante
per raccontare la quarantena:
Marco Mondaini conquista il web

L'ATTORE falconarese è protagonista di una serie di sketch che riproducono i frame vissuti durante il lockdown da due alter ego: uno segue le regole in maniera ligia, l'altro frana in condotte pessime. «Far ridere tutti è facile: basta battere sulle consolidate note della comicità. Invece a me interessa toccare i nervi scoperti»
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Marco Mondaini

 

di Marco Benedettelli

Quando i pensieri della quarantena si trasformano in sketch grotteschi e in personaggi comici. E i tic mentali, le crisi di coscienza e i dissidi interiori dei mesi di isolamento si fanno pillole di sceneggiatura che toccano i nervi scoperti del sentire collettivo.  Marco Mondaini, 29 anni di Falconara, con la sua miniserie sulla Fase 1 e la Fase 2 è fra chi è riuscito a dare senso creativo a questo complesso periodo di isolamento, riscuotendo anche un clamoroso successo. I suoi video ad oggi pubblicati sono 15 ma la produzione va avanti. Marco li ha pubblicati sui propri profili social, Facebook e Youtube, senza pretese di strutturarli in un progetto definito e giorno dopo giorno il suo istinto ha fatto centro, perché quelle clip hanno intrigato un pubblico digitale sempre più espanso. Il suo sketch di punta per esempio ha raggiunto  più di 8mila condivisioni e centinaia di migliaia di visualizzazioni. Titolo: “Italiano medio e Fase 2” dove si vede Mondaini recitare un micro documentario parodico che mostra le reazioni dell’”analfabeta funzionale” all’attuale crisi sanitaria, tra manie complottistiche e grottesca incapacità ad indossare la mascherina come si deve. Videomaker, doppiatore, insegnante di dizione, attore che nei prossimi mesi reciterà in due importanti serie tv per Sky e Netflix, ex membro del gruppo locale di autori comici Ware en Valse, nonché – rivendica con orgoglio – cameriere nei fine settimana per la pizzeria Avalon in attesa di riapertura,  Mondaini ha passato e continua a passare parte delle sue giornate a casa da solo, con la telecamera piantata sul treppiedi, scrivendo e girando le sue clip una dopo l’altra sull’onda della propria vena comica.

Frame di una clip

«All’inizio del lockdown mi sono trovato davanti a un bivio. Deprimersi o tirarsi su. Allora ho deciso di mettermi a girare, per non abbattermi». Molti dei suoi sketch portano in scena due Marco Mondaini in versione alter-ego che si fronteggiano in varie gag. Uno è il Marco Responsabile e assennato fino alla pedanteria, l’altro il Marco che non riesce a stare nelle regole della quarantena e frana in condotte pessime. Le due entità fra loro si scontrano e fanno scintille e si illuminano vicendevolmente di ridicolo.  «Viviamo una condizione spiazzante, che ci fa litigare con  noi stessi e così ho voluto dare forma a questa dimensione con la leggerezza». La comicità spiazza e nutre dubbi, come fa Mondaini col suo tocco talvolta iperbolico.  «Nella vita mi sono sempre detto che le cose vanno affrontate con una precisa consapevolezza, che è questa: “io, personalmente, non conto niente”. È un motto che mi ripeto, per non incappare nell’errore di dare eccessivo peso a ciò che mi accade. Ecco la fonte della mia comicità, il non prendersi sul serio per trovare una prospettiva di racconto straniante, che mi fa vedere le cose un passo più in là». Fra i suoi modelli artistici, l’attore falconarese spiega di nutrire grande ammirazione per il Charlie Chaplin de Il grande dittatore: «Di quel film mi ha sempre impressionato la capacità di fare satira di una tragedia storica negli anni in cui stava avvenendo, con grande lucidità». Altra fonte di ispirazione è la comicità alla Boris, la serie tv italiana ultimamente riproposta  da Netflix.  «Un cult, una Bibbia del grottesco. Soprattutto quando appare Corrado Guzzanti che coi suoi personaggi tocca vertici surreali». Cortocircuiti ridicoli, dettagli amplificati, espressività pantomimiche, ritmo e improvvisazione, spaesamento. E idee.  «Far ridere tutti è facile – spiega Mondaini – basta battere sulle consolidate note della comicità. Invece a me interessa toccare i nervi scoperti. Misurarmi con la realtà dei fatti: il diritto alla salute, la protezione dei vulnerabili, la ricerca del capro espiatorio pubblico. I video mi sono serviti per riflettere su alcuni punti e temi di pensiero che questi giorni  mi hanno arrovellato. Il primo che ha bisogno dei video sulla quarantena sono proprio io, per far chiarezza a me stesso. Li faccio prima di tutto per me e se riescono a coinvolgermi, allora vuol dire che funzionano. E li pubblico».

 

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