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Riaperture parrucchieri e locali
tra timori e speranze:
«Sfida difficile ma ci proviamo» (Foto)

ANCONA - Con le attività che potranno riaprire anticipatamente il 18 maggio, c'è chi terrà ancora chiuso proseguendo con l'asporto e la consegna a domicilio, e chi accoglierà la clientela con la metà o meno dei posti solitamente a disposizione. Le regole ci sono, ma per alcuni non sono sufficienti o chiare
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Roberto Colella e Antonella Lausdei

 

di Alberto Bignami (foto di Giusy Marinelli)

La data è fissata ed è quella del 18 maggio. Salvo ripensamenti, potranno riaprire al pubblico – anticipatamente rispetto all’iniziale tabella di marcia – negozi, pub, parrucchieri, ristoranti ed altre categorie commerciali. Ma sono  pronti gli esercenti? «Ci proviamo – dicono Roberto Colella e Antonella Lausdei del Donegal Irish Pub, alle prese con spostamenti e igienizzazioni -. Sfrutteremo lo spazio al piano di sopra e quello esterno, mentre resterà chiuso quello sotto. Certo – aggiungono – fuori, sulla pedana, ci saranno ora solo tre o forse quattro tavoli. Speriamo negli altri spazi, come promesso giorni fa dalla sindaca, in modo da poter recuperare i posti andati perduti. Certo non è facile  pensare ad esempio di non poter accendere l’aria condizionata, di dover verificare se una coppia è congiunta o meno chiedendo di visionare l’autodichiarazione nel caso in cui vogliano stare vicini e molte altre cose. La normativa – dicono – è astratta e servirebbero poi dei modelli ufficiali, da stampare e mettere all’ingresso a disposizione della clientela e riguardanti tutte le regole da rispettare come, ad esempio: qual è la distanza esatta da rispettare per non fare assembramento? Come e quando lavarsi le mani? Alla fine siamo noi che stiamo qui e che siamo soggetti a controlli».In tutta questa situazione «è stata affrontata una dinamica lavorativa, la nostra – spiegano -, senza che fossimo interpellati. A dir la verità non sappiamo ancora se il 18 apriremo o meno. Non siamo contenti di aprire perché preferiremmo farlo quando sarà realmente ora e non il 18, solo perché il 17 scade la cassa integrazione. Aggiorneremo comunque tutti tramite i nostri social».

Fabio Guiotto del Bagolo

Della stessa idea anche Fabio Guiotto, titolare del Bàgolo, nel locale insieme a Ioana Filimon per i consueti lavori di igienizzazione. «Ci fanno riaprire seguendo delle misure di sicurezza, ma finché non vedo un documento ufficiale nazionale, firmato e timbrato – dice – continuerò esclusivamente con l’online, l’asporto e la consegna a domicilio sperando che da lunedì non sia più necessaria la prenotazione ma, ancora non so nulla al riguardo. Attendo dunque una legge e nel frattempo stiamo attenti che non si creino assembramenti».

Lucio Clementi

«E’ un disastro – sbotta Lucio Clementi di Nova-Idea Luce -. Avrebbero dovuto obbligare a chiudere pure le aziende online. Chi si è fatto la quarantena in casa ha imparato a usare internet e a fare acquisti sul web. Dal 18 maggio in poi – continua – vedremo cosa ci riserverà il commercio. Questa non è la stessa crisi del 2007 ma è peggio. Noi commercianti siamo destinati a chiudere entro la fine dell’anno. Eravamo già alla canna del gas, con quale soddisfazione andremo avanti?». A disposizione della clientela, nel negozio vi sono il gel igienizzante e i guanti mentre un cartello affisso all’ingresso invita a non toccare gli oggetti oltre che ad indossare mascherina e guanti ed entrare uno alla volta.«C’è poca chiarezza su tutto – riprende Clementi -. Spero solo non chiedano una sanificazione continua che andrebbe a incidere di 30 o 40 euro al giorno sulle nostre spese». Spesso poi chi entra in un negozio, non sempre acquista. Entrando nella parrucchieria Bruno Hair Stylist spiccano su un tavolino i moduli di autocertificazione. La titolare Mauda Galdenzi, in negozio per gli ultimi preparativi in vista della riapertura, spiega che «lo faccio per la tranquillità di tutti: clienti e dipendenti». Ovunque si vedono salviettine e prodotti igienizzanti.

Mauda Galdenzi

«Il 18 riaprirò – dice – con un lunedì aggiunto per recuperare e per spalmare il personale perché ‘licenziamenti’ è una parola che non voglio sentire. Oggi – prosegue – posiziono i nastri di distanziamento mantenendo il metro e ottanta richiesto ed eliminando la metà delle postazioni. Sto organizzando tutto, pensando a come vorrei trovare la riapertura se fossi io la cliente. Indubbiamente – continua – gli orari oscilleranno» dunque, per permettere ingressi contingentati su appuntamento. «Partirò sicuramente con meno clienti – aggiunge – ma non voglio sottoporre i dipendenti ad un ulteriore stress perché non è facile lavorare indossando la mascherina e la visiera». Indubbiamente, per tutti, la riapertura prevede nuove ed ulteriori spese che sono appunto quelle riguardanti tutto il materiale igienizzante per clienti e dipendenti oltre al fatto che i locali potranno ospitare la metà, o ancora meno, della clientela abituale. Una ripartenza assolutamente non facile con un grande sforzo che dovrà essere premiato.

I cartelli della parrucchieria Bruno

Autocertificazioni

Roberto Colella

Antonella Lausdei

Fabio Guiotto e Ioana Filimon

Nova-Idea Luce

«Bar e ristoranti aperti dal 18 maggio, plexiglass ai tavoli se necessario Chalet: un ombrellone ogni 10 mq»

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