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Operazione ‘Iceberg’, le Fiamme Gialle
sequestrano patrimonio da 600mila euro

ANCONA - I finanzieri del Gico hanno dato esecuzione alla misura di prevenzione patrimoniale, prevista dalla normativa antimafia, dopo aver accertato che un 50enne aveva accumulato un patrimonio non coerente con i redditi dichiarati e percepiti. Nel 2018 gli venne sequestrata una villa milionaria
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Il Comando della Guardia di Finanza di Ancona

 

 

Nel 2018 gli era stata sequestrata una villa del valore di circa un milione di euro che aveva nel comune di Ancona ora, i militari del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza dorica, nell’ambito dell’operazione denominata ‘Iceberg’, hanno dato esecuzione ad una nuova misura di prevenzione patrimoniale, prevista dalla normativa antimafia, sequestrandogli ulteriori beni del valore di circa 600mila euro.
L’uomo, un 50enne residente ad Ancona, ritenuto socialmente pericoloso in quanto condannato per reati contro il patrimonio, stando alle indagini dei militari delle fiamme gialle, per decenni era attivo nell’anconetano dove esercitava l’attività di commercio di prodotti ittici insieme al coniuge, attualmente domiciliato in Puglia, compiendo una serie di reati già a partire dai primi anni ’90 come: truffa, ricettazione e reati fallimentari. Tutte condotte illecite finalizzate alla realizzazione di profitti che gli hanno consentito di accumulare un patrimonio non coerente con i redditi dichiarati e percepiti.
Le indagini, che hanno riguardato anche i familiari e due società amministrate da un prestanome ai quali erano formalmente riconducibili i beni immobili e l’auto sequestrati, hanno permesso alla Procura della Repubblica di Ancona di avanzare una richiesta di misura di prevenzione patrimoniale al Tribunale dorico e in seconda istanza alla Corte di Appello, che ha disposto il provvedimento con il quale sono stati sequestrati: una villetta a schiera di otto vani con garage intestata ad uno dei figli; un opificio nell’area portuale di Ancona formalmente intestato ad una società esercente l’attività di commercio all’ingrosso di pesce; un appartamento con corte esclusiva di cinque vani intestato ad una società immobiliare e infine un’autovettura intestata ad un altro figlio.
I minuziosi riscontri, durati alcuni mesi e coordinati dalla Procura di Ancona, hanno permesso di ricostruire il profilo criminale dell’uomo e di acquisire indizi tali da ritenere l’acquisto dei beni sequestrati, provento dell’impiego del denaro ricavato dalle numerose attività illecite che gestiva. In particolare, è da considerare il fatto che i suoi precedenti penali sono tutti riferibili a reati in grado di produrre reddito illecito, e che in ogni caso la ricchezza di cui disponeva non trova, per gli inquirenti, alcuna giustificazione plausibile nelle fonti di reddito lecite.
La misura disposta dalla sezione penale della Corte di Appello dorica, eseguita dai finanzieri del Comando Provinciale di Ancona, testimonia l’importanza dell’aggressione ai patrimoni illeciti affidata alla Guardia di Finanza che, oltre a disarticolare le capacità operative dei responsabili di condotte di particolare allarme sociale, mira ad assicurare, attraverso il successivo utilizzo per finalità pubbliche dei beni confiscati, un parziale risarcimento dei danni prodotti alla collettività dalle azioni criminali.

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