facebook rss

L’Univpm dichiara guerra alla plastica
Una balena-deposito
per i rifiuti raccolti dagli studenti

ANCONA - Si chiama “Moby litter”, la struttura a forma di cetaceo, inaugurata stamattina davanti all’edificio del Dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente (Disva) dell’Univpm: conterrà le scorie raccolte in spiaggia
Print Friendly, PDF & Email

Moby Litter

 

di Giampaolo Milzi

C’è una balena “spiaggiata” ad Ancona, al polo di Monte Dago dell’Università Politecnica delle Marche (Univpm), un’opera suggestiva che lancia un sos che deve ormai essere accolto in pieno e tradotto in concrete azioni eco-virtuose: «Più ricerca, studio, formazione, educazione, sostenibilità ambientale a favore del pianeta mare, a cominciare da una vera e propria dichiarazione di guerra all’immensa quantità di materiali micro e macro plastici che lo inquinano». Si chiama “Moby litter”, la struttura a forma di cetaceo, inaugurata stamattina davanti all’edificio del Dipartimento di Scienze della vita e dell’ambiente (Disva) dell’Univpm. In parte sagomata, in parte a forma di scheletro, è stata realizzata dal cantiere navalmeccanico CPN e dal Garbage Group, entrambi partner anconetani dell’Univpm. Si tratta di un contenitore di 4,5 metri cubi pronto a ricevere i rifiuti plastici che un’armata di studenti delle scuole medie superiori andranno a raccogliere lungo le spiagge. “Moby” è uno dei “bracci” operativi del ben più ampio Progetto Piano Lauree Scientifiche/PLS , varato nel 2004 dal Ministero per l’Istruzione, articolato in varie discipline delle Scienze naturali e ambientali. Coordinatrice nazionale del progetto madre PLS (attivo da qualche anno anche ad Ancona e nelle Marche) e del “piano Moby”, la prof.ssa Francesca Beolchini, del Disva Univpm. «Abbiamo già maturato una virtuosa esperienza con laboratori formativi che vedono protagonisti gli studenti, impegnati in apprendimento, sperimentazioni, analisi sui materiali plastici, per fare qualche esempio. – ha sottolineato la docente -. E una volta iniziato il nuovo anno accademico ci organizzeremo per riavviare questi laboratori che, guardando al territorio a noi più vicino, coinvolgeranno 14 istituti superiori della provincia di Ancona (tra quelli del capoluogo marchigiano i due licei scientifici, il classico, l’istituto tecnico, navale e aeronautico Volterra-Elia, ndr) e 1 di Pesaro, e quando sarà possibile i ragazzi saranno coinvolti nel recupero dei rifiuti plastici lungo la costa».

Il convegno dell’Univpm

L’inaugurazione di “Moby litter” è avvenuta a margine del convegno-workshop internazionale “Moby litter, the future we don’t want. Che ha dato voce a molti esperti e soggetti della ricerca scientifica, anche a livello europeo – impegnati nelle Mission di “Horizon Europe”, “Healthy oceans, seas, coastal and inland waters”, “JPI Oceans and Blue Med Initiative” -, associazioni ambientaliste come Marevivo, Greenpeace e Legambiente, alcune aziende leader nel disinquinamento, riutilizzo ed uso sostenibile della plastica (Fratelli Guzzini, Garbage Group, IRISSRL), e diversi studenti di medie superiori. «Per noi e per il maggior numero di persone possibile Moby litter deve essere un’icona, un simbolo, quello del devastante impatto della plastica in particolare su tutti gli organismi marini, dai più piccoli, ai più grandi, come le balene, che sono i più colpiti  – ha sottolineato il prof. Francesco Regoli -. E l’Univpm questa icona la tiene presente da anni, in quanto fortemente impegnata proprio nella ricerca, nello studio della contaminazione da scarti plastici, anche con azioni dirette». La prossima? L’imbarcazione dotata di strumentazioni hi tech, il battello verde Pelikan – realizzato in sinergia da CPN e Garbage Group – forse già da questa estate solcherà le acque della Riviera del Conero per raccogliere la plastica, non limitandosi più alla sua specifica mission del recupero dei rifiuti solidi galleggianti, semisommersi e oleosi negli specchi acquei chiusi. «Anche questo intervento fa parte dell’approccio nuovo, olistico, multidisciplinare, che caratterizza ormai stabilmente l’Univpm col problema dell’inquinamento da plastica e non soloha – ricordato il rettore Gian Luca Gregori -.  Un problema segnato da dati davvero molto preoccupanti, a livello globale e locale. Ogni anno nel mondo vengono prodotte 300-400milioni di tonnellate di materiali plastici  di cui 8 milioni finiscono in mare, di queste ben 5 milioni sono sacchetti. Un dramma. Basta pensare che per la degradazione naturale di una sola bottiglia di plastica occorrono 500 anni. E si prevede che solo un terzo di tutta la plastica presente nei mari potrà essere smaltita entro il 2050. Il danno per l’ecosistema e il settore peschereccio ammonta a circa 16 miliardi di euro. Approccio multidisciplinare e trasversale, ripeto, ecco ciò che occorre, iniziando dal cambiamento della progettazione e della produzione di questi materiali  in modo che sia ridotto fortemente il loro eco-impatto» .

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X