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Cardeto zona franca,
si muove la Politecnica:
«Recinto attorno all’ex deposito derrate»

ANCONA - Primi passi istituzionali per risolvere il degrado in cui sono finiti i gioielli del parco. Il vecchio faro è diventato rifugio di sbandati, mentre il cancello principale non viene chiuso di notte perchè la app che ne decreta il funzionamento è andata in tilt. I carabinieri del Ntpc hanno scritto alla Soprintendenza
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La porta aperta all’ex deposito derrate

 

di Giampaolo Milzi

Mentre il Cardeto-Cappuccini si lecca le ferite, finalmente qualcuno si muove dal punto di vista istituzionale dopo i due articoli in cui Cronache Ancona ha segnalato come il meraviglioso parco pubblico sia ormai ridotto a zona franca, in quanto accessibile anche di notte dal cancello, sempre aperto dal 2017, di uno dei due ingressi principali, quello in cima a via Cardeto.  Nessuno sa quando il fatiscente, grande edificio decenni fa destinato a deposito derrate alimentari (al servizio della logistica militare dell’area) accanto alla Polveriera di Castelfidardo sarà riconvertito a “dependance” dell’Università Politecnica delle Marche – che ne detiene da qualche anno la proprietà -, destinato ad ospitare docenti, ricercatori, borsisti, forse anche in parte uno studentato, ma in tempi brevi cesserà di essere una delle più grandi discariche “pirata” di Ancona. Sul caso è intervenuto oggi l’ufficio stampa d’ateneo. «Il prorettore dell’Univpm, prof. Marco D’Orazio, darà disposizioni affinché in tempi brevissimi il palazzone venga riperimetrato e recintato in modo da evitare che nessuno possa entrarvi». Primo passo, sostituire la porta con inferriata lesionata e quindi sempre semi-spalancata che si apre lungo la facciata laterale sinistra che dà sull’area della Polveriera. Ma non sono state date indicazioni sulla più scottante questione venutasi a creare. E cioè come e quando l’Univpm provvederà ad evacuare e smaltire correttamente le tonnellate di rifiuti di ogni genere presenti nel casermone di cemento: cataste di assi di legno, giganteschi tubi d’uso industriale, una enorme quantità di calcinacci e materiale edile, decine di sacchi di cemento, montagne di polistirolo, una lattina piena di nafta, stracci, un estintore, immondizie varie, un cuscino e varie bottiglie – questi ultimi segno di presenze umane interne -, solo per fare qualche esempio.

Via Cardeto, cancello sempre aperto

C’è chi ipotizza che il materiale riferibile ad attività edilizia sia almeno in parte finito lì durante i lavori di ristrutturazione della ex Polveriera, inaugurata dal Comune nel maggio 2015 per attività culturali e mostre, ma che il Comune questa estate ha purtroppo deciso di mantenere chiusa. Ma già da prima, quando l’edificio era dell’Intendenza di Finanza, era stato violato, deturpato, danneggiato internamente ed esternamente e usato come immondezzaio di rifiuti ingombranti.  Permane, frattanto, il “giallo-nero”: ancora oggi i vertici della direzione Ambiente comunale non hanno dato indicazioni precise sul ripristino della funzionalità della cancellata, in teoria retrattile, di via Cardeto. Un deficit possiamo dire a monte della questione “parco zona franca”. La struttura fa eccezione alla regola (scritta su appositi cartelli) secondo cui tutti gli accessi al Cardeto-Cappuccini – l’altro più comodo e importante è sulla destra della facciata dell’ex caserma Villarey sede della facoltà di Economia, poi ci sono quello di via Birarelli (poco distante dai resti dell’Anfiteatro Romano), quello su in via del Faro e quello in piazzale delle Ginestre-via Cadore (zona Panoramica) – debbono osservare questi orari (da marzo a fine estate): 7-7,30 per l’apertura, 20,30-21 per la chiusura. Confermato il fatto che qualcuno ha deciso di tenere sempre aperta h24 la lunga cancellata di via Cardeto perché a fine 2017 non ha più funzionato la speciale “card” personale, attivabile tramite cellulare, di cui erano stati, giustamente, dotati i 4-5 residenti (dipendenti e un pensionato della Marina) che abitano ai Cappuccini dalle parti del nuovo Faro; un “colpo” di cellulare e queste persone potevano aprire la cancellata, anche da lontano, e muoversi in auto da e per le loro abitazioni.

L’interno del Vecchio Faro

Ci si è provato a mettere una pezza l’estate scorsa, con un addetto che provvedeva manualmente ad apertura e chiusura. Ma è durata poco. La direzione Ambiente del Comune non sa ancora se ripristinare il sistema “card” oppure ricorrere all’opzione custode “chiavi i mano”. Chiaramente non si tratta di questione di soldi. La somma per risolverla è minima. Ma tant’è, caso e relativa soluzione potrebbero prima passare all’avallo dell’assessore competente, Stefano Foresi, se non della Giunta. Il che allungherebbe inspiegabilmente i tempi. Capitolo Vecchio Faro datato 1860 ai Cappuccini. Anche qui tutto fermo, salvo la perentoria lettera inviata dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale (Ntpc) alla Soprintendenza, affinché richiami all’ordine il Demanio – proprietario di questa elegante opera con torre alta 20 metri – lo obblighi a sostituire la porta d’ingresso principale, nel locale basamentale rialzato, che almeno da giugno i soliti ignoti hanno sfondato, tant’è che c’è chi ci dorme con tanto di materasso, lenzuola e cuscino. Ancora nessuna notizia di pressioni della Soprintendenza sul Demanio. Nonostante si tratti di un bene tutelato (in teoria) e vincolato per la sua alta valenza architettonico-monumentale. E se chi ne ha la competenza non lo tutela viola uno specifico articolo, di natura penale, del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Gli interni dell’ex deposito

Bivacchi e degrado al Cardeto: sfondata la porta del Vecchio Faro

Cancello di via Cardeto aperto anche di notte: il parco è zona franca

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