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Lockdown e libertà personali, il Garante:
«Serve un costante monitoraggio
della sfera dei diritti»

L'INTERVISTA - L'avvocato Andrea Nobili analizza sotto il profilo giuridico e sociologico le conseguenze prodotte dai tre mesi di quarantena forzata soprattutto sulle fasce di popolazione più fragili, dai bambini ai detenuti. «Questa pandemia è stata una sorta di acceleratore di processi già in atto. La scuola paga anni di disinvestimento: serve una sorta di new deal»
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Andrea Nobili

 

di Adriana Malandrino*

Alla vigilia della riapertura delle scuole e del ritorno al lavoro, anche dopo la pausa estiva, Cronache Ancona fa il punto della situazione nel post emergenza Covid-19 con il Garante regionale dei diritti della persona, l’avvocato Andrea Nobili.

Garante, nei mesi di lockdown cosa la preoccupava di più rispetto alla questione dei diritti?                                                                                                                      «L’emergenza sanitaria ha inevitabilmente determinato una compressione dei diritti, anche di quelli fondamentali. Il timore principale, da giurista, è stato quello di non riuscire a individuare i capisaldi costituzionali che legittimassero lo “stato d’eccezione” che abbiamo vissuto durante il lockdown; da uomo delle istituzioni che non si arrende al progressivo indebolimento dei processi democratici, ritengo ancora concreto il rischio di una sorta di assuefazione alle limitazioni delle nostre libertà, in nome di una domanda securitaria».

Come i detenuti hanno vissuto i mesi di lockdown e quali sono stati i principali problemi?
«I detenuti, più di altri, hanno sofferto delle pesanti limitazioni, soprattutto di quelle relative ai rapporti affettivi che, per che vive l’esperienza carceraria danno un senso alla prospettiva di reinserimento sociale, in quanto punto di riferimento essenziale nella società “libera”».

I minori: pensa che la conseguenze del lockdown in qualche modo abbiamo segnato i bambini?
«Non voglio invocare l’abusato concetto di resilienza. Non sono uno psicologo, spero di no, ma non ne sono certo: riusciremo a capirlo meglio tra qualche tempo. Certamente quei bambini che si trovavano in condizione di particolare vulnerabilità (soprattutto quelli con difficoltà psicologiche) necessitano di essere seguiti con molta attenzione, per scongiurare i rischi derivanti dalle privazioni che hanno subito».

Come garante, rispetto alla riapertura delle scuole, cosa si aspetta e cosa raccomanda?
«Auspico il recupero di un senso di appartenenza a una comunità, basato su un rapporto fiduciario, verso le istituzioni, non solo scolastiche, e tra cittadini. Perseguire l’obiettivo del rischio zero è decisamente complicato, se non mettendo in campo misure che potrebbero condurre a problemi maggiori di quelli che si vorrebbero risolvere. Mi sembra che le indicazioni degli esperti che coadiuvano il governo siano condivisibili. Però il punto vero è un altro: la scuola paga il prezzo di anni di disinvestimento. Occorre una sorta di new deal, un piano straordinario dedicato a questa straordinaria infrastruttura sociale, garanzia di democrazia».

Come far convivere, secondo lei, le rigide norme anti Covid con il diritto alla libertà dei cittadini?
«Con equilibrio, evitando gli opposti estremisti. Sia quelli deliranti dei negazionisti ma anche quelli di chi, ossessionato dal timore del contagio, invoca la rinuncia a qualsiasi forma di socialità. Ci sono regole precauzionali che vanno rispettate, soprattutto a tutela delle persone più esposte a rischi, che non mi pare siano così limitative dei diritti di libertà. Anche perché sono convinto che questa fase emergenziale non durerà molto, confido in un vaccino entro pochi mesi. Ecco, a tal riguardo, assisto con sgomento all’emersione di un pensiero ignorante e complottista che mette in discussione le indicazioni sanitarie».

Come questa pandemia ha modificato il rapporto tra cittadini e libertà personale?
«Questa pandemia è stata una sorta di acceleratore di processi già in atto. Da tempo i cittadini, per certi versi anche comprensibilmente, hanno accettato l’idea di rinunciare a una quota della loro libertà personale. Occorre un costante lavoro di monitoraggio della sfera dei diritti, adeguato alle questioni della contemporaneità, riprendendo la lezione di un grande intellettuale di cui, ora più che mai sentiamo la mancanza, Stefano Rodotà. Il quale sottolineava che se libertà e spontaneità sono confinate in spazi rigorosamente privati, saremo portati a considerare lontano e ostile tutto quel che sta nel mondo esterno. Qui può essere il germe di nuovi conflitti, e dunque di una permanente e più radicale insicurezza, che giustifica sempre più la richiesta di sorveglianza».

*La giornalista Adriana Malandrino, che collabora con Cronache Ancona, ha ottenuto un sostegno dall’European Journalism COVID-19 Support Fund (www.europeanjournalism.fund) per sostenere un’informazione corretta, verificata e aggiornata durante la crisi dovuta al Covid-19. Per svolgere nel migliore dei modi il  lavoro vi chiediamo di inviare all’indirizzo email redazione@cronacheancona.it le vostre domande. Si cercherà di rispondere, tramite verifiche, approfondimenti, e la voce degli esperti, alle domande che verranno poste. Questo infoCovid-19 è possibile anche grazie a voi.

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