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Contratto nazionale metalmeccanici:
seconda ondata di scioperi

ANCONA - In provincia hanno incrociato le braccia più di 2500 lavoratrici e lavoratori dopo lo strappo di Federmeccanica durante la trattativa. La Fiom annuncia una grande giornata di mobilitazione nazionale il 5 novembre
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Una manifestazione di protesta della Fiom-Cgil Ancona (Foto d’archivio)

 

 

Seconda ondata di scioperi nelle aziende metalmeccaniche della provincia di Ancona per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro: altissime le adesioni per difendere i diritti e rivendicare il salario. Ad Ancona sono più di 2500 le lavoratrici ed i lavoratori metalmeccanici sono scesi in lotta in seguito allo strappo di Federmeccanica durante la trattativa del Contratto collettivo nazionale di Lavoro la scorsa settima.«Scioperi spontanei – fa sapere la segreteria Fiom di Ancona – sono stati proclamati immediatamente il giorno 09 ottobre alla Whhirlpool di Melano, all’Elica di Mergo e alla Caterpillar di Jesi. In questi giorni la mobilitazione è continuata con il fermo dello stabilimento Aristonthermo di Genga e nella giornata odierna un’ondata di scioperi su tutto il territorio ha portato al fermo produttivo delle principali aziende della provincia. Astensione totale dal lavoro al Crn del gruppo Ferreti, altissime le adesioni in tutte le altre aziende: Cebi Italy, Fime gruppo Elica, Luna Quinto, Pieralisi Maip, Lazzerini, Elica di Cerreto d’Esi, Aristonthermo di Albacina e anche alla Ghergo di Sassoferrato».

E’ stato inoltre proclamato lo sciopero delle prestazioni straordinarie e delle flessibilità.«Una prima grande risposta del mondo metalmeccanico. – prosegue il comunicato dell’organizzazione sindacale – In questi giorni si stanno tenendo le assemblee in tutti i luoghi di lavoro per informare e csotruire insieme alla lavoratrici ed ai lavoratori, continuando con gli scioperi spontanei, per costruire una grande giornata di mobilitazione nazionale il 5 novembre, quando tutte le aziende metalmeccaniche di Italia si fermeranno per lo sciopero generale di 4 ore. Ci siamo mobilitati per difendere il nostro diritto alla salute durante il lockdown, non permetteremo che si approfitti dell’emergenza sanitaria per cancellare il Contratto nazionale di Lavoro. Le imprese redistribuiscano la ricchezza che hanno accumulato in questi anni alle persone che l’hanno prodotta e garantiscano la sicurezza delle persone attraverso tutte le azioni di contenimento e monitoraggio del Covid 19».

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