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Estorsioni, umiliazioni e percosse:
cinque baby stalker in carcere
«Così volevano marcare il territorio»

INDAGINE - Le misure cautelari sono state applicate dalla Squadra Mobile di Ancona al termine di un'indagine volta a provare l'esistenza di una serie di violenze, soprusi e mortificazioni che hanno riguardato, a partire dal 2018, 8 ragazzini, alcuni gravati da minorità psichica. Altri 8 minori indagati a piede libero
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di Federica Serfilippi

Estorsioni, percosse e stalking, anche in ambito scolastico: in carcere cinque ragazzi, quattro minorenni (dai 15 ai 17 anni) e un 18enne. Altri otto, tutti minori, sono indagati a piede libero. Due, principalmente, le accuse: stalking ed estorsione in concorso. Le misure cautelari sono state applicate dalla Squadra Mobile di Ancona al termine di un’indagine volta a provare l’esistenza di una serie di violenze, soprusi e mortificazioni che hanno riguardato, a partire dal 2018, 8 ragazzini, alcuni gravati da minorità psichica. Tutte le persone arrestate, alcune già note alle forze dell’ordine, sono residenti nel capoluogo dorico. Le vittime sarebbero venute a contatto con il gruppo di indagati/arrestati per conoscenza all’interno degli ambienti scolastici. Gli episodi di bullismo, stando a quando contestato dalla procura minorile, nei plessi dove si svolgevano le lezioni oppure fuori, nelle piazze e nelle vie principali della città. In cosa sarebbero consistite le violenze? Secondo gli investigatori da continue richieste di denaro, botte e umiliazioni del tipo: «Quando parli con me devi metterti in ginocchio». In totale, nei confronti di una sola vittima, sono stati conteggiati 60 episodi estorsivi all’interno delle mura scolastiche. Al minore sarebbero stati portati via complessivamente circa 200 euro: «Dammi quello che hai nelle tasche, o finisce male». Alcuni degli indagati avrebbero anche avanzato minacce di morte: «Mettiamo il tuo corpo nei sacchi, ti uccido, qua non ci sono telecamere, nessuno ti potrà trovare». E ancora: «Ti taglio la testa. Con i coltelli o con le pistole, sappi che farai una brutta fine». «Questa è zona mia, comando io, tu devi sparire».

da sin. il questore Pallini, il procuratore Lebboroni e il capo della Squadra Mobile Pinto

Tra le parti lese c’è anche la mamma di un adolescente, finita in mezzo alle angherie del gruppo per difendere il figlio. Le indagini sono iniziate a fine 2019, dopo la denuncia sporta da una vittima. Con il lockdown, i soprusi sono stati praticamente azzerati. Poi, ci sarebbe stato un re-start con al fine dell’isolamento e l’inizio dell’estate. Il primo a finire in arresto è stato un secondo maggiorenne della gang: un 18enne finito in carcere, su richiesta della procura ordinaria, lo scorso luglio. Poi, è toccato anche ai presunti complici, ora reclusi nei penitenziari minorili di Napoli, Bologna e Roma. Gli interrogatori di garanzia termineranno mercoledì. Già questa mattina, se ne sono tenuti due a Napoli. «Le vittime erano terrorizzate, era tanta la paura di non farcela. Gli indagati volevamo marcare il territorio, la loro forza, la capacità di sopraffare gli altri. L’ottica deve sempre restare quella del recupero di questi ragazzi e la loro rieducazione per un sano reinserimento nella società» ha detto in conferenza stampa la procuratrice dei minori, Giovanna Lebboroni, affiancata dal capo della Mobile Carlo Pinto e dal questore Giancarlo Pallini che ha detto: «Vogliamo anche dare un segnale, vogliamo far capire alle persone che siamo presenti, che la polizia c’è e siamo vicini ai soggetti più fragili. Che certe ingiustizie si possono fermare».  Gli arrestati sono difesi dagli avvocati Silvia Pennucci, Silvia Roccoletti, Michele Carluccio e Marco Giorgetti. Tra i legali delle parti lese, l’avvocato Laura Versace.

 

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