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Santa Maria della Piazza:
un gioiello sfregiato dal degrado
Rifiuti, finestre rotte e cancello divelto

ANCONA - Viaggio attorno a uno dei monumenti più rappresentativi della città, accerchiato da una buona dose di incuria. Ci sono alcune finestrelle dell'abside in frantumi e la stradina laterale è praticamente di libero accesso, con reperti archeologici lasciati vicino ai bidoni della spazzatura. Un progetto di restyling? Prima serve l'ok della Soprintendenza
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La cancellata in fondo, con cippi e bidoni della spazzatura

di Giampaolo Milzi

Santa Maria della Piazza circondata per tre lati dal degrado, e la bella vista della facciata “presa a schiaffi” da auto in perenne sosta vietata. Una perla di chiesa romanica, tra i tesori di Ancona, che soffre per incuria e sporcizia soprattutto nell’area che comprende la stradina che fiancheggia la parete destra e termina in un antichissimo cunicolo, e nel fossato che, dietro, si sviluppa sotto la murata esterna dell’abside, ferita dalle vetrate delle due finestrelle in frantumi. E come se non bastasse, lungo quella stradina, reperti archeologici abbandonati a cielo aperto, oltre a rifiuti, anche ingombranti.

Il retro di Santa Maria della Piazza

Ma andiamo per ordine. La “madre” di parte dei problemi? La cancellata, a metà della citata stradina laterale, sempre aperta, la catenella con lucchetto è un brutto, inutile orpello. Chiunque può andar oltre. E sulla destra subito si nota, tra piccole lastre secolari di pietra, un pezzo di colonna romana. In fondo, la seconda zona “maledetta”. Sempre sulla destra, in fila, i bidoni per la raccolta differenziata di Anconambiente, e in quell’angolo ancora cippi o pezzi di colonne secolari in pietra, accanto a tavole di compensato e lunghe sottili lastre metalliche di infissi. Subito dietro ecco una seconda, doppia cancellata, sfondata, la cui parte principale immette nel tunnel coperto sotto un arcone medievale. Un passo, e ci si tuffa tra immondizie varie ed erbacce, le stesse che infestano l’arcone e parte della parete a sinistra. E i piedi affondano nella melma acquosa. Quel cunicolo, dopo un percorso coperto, risbuca nel fossato oltre l’abside. Secondo alcune fonti risaliva, almeno già nel IV secolo d.C., fino al Tempio di Venere-Afrodite Euplea in cima al colle Guasco (le ipotesi più credibili identificano il tempio di tipo italico, con colonne corinzie, eretto nel II sec. d.C, e non quindi dorico, del IV sec. a.C.). Il fossato dell’abside è una giungla di rifiuti e piante infestanti. Abbiamo verificato più volte questo disastro, ormai cronico. Enorme l’interrogativo: che fare? L’area è di proprietà, come la chiesa – dagli influssi architettonici bizantini, di cui sono emblematici i bassorilievi (Santa Maria della Piazza fu eretta tra l’XI e il XII secolo sopra un edificio di culto paleocristiano probabilmente dedicato a Santo Stefano) – dell’Arcidiocesi Ancona-Oismo.

Un pezzo di colonna romana

«Abbiamo le mani legate», confessa schietto Daniele Fiorini, dell’ufficio amministrativo della Curia. Perché? «Questa situazione di degrado è ben nota ai vertici dell’Arcidiocesi. Che da tempo ha stilato un progetto di restauro e risanamento generale (compreso l’imbocco del cunicolo, la risistemazione del fossato, la sostituzione dei vetri delle finestrelle dell’abside, ndr). Don Luca Bottegoni, che per l’Arcidiocesi occupa vari incarichi, tra cui quello di responsabile dei Beni culturali diocesani e dell’Economato, è costantemente in contatto con la Soprintendenza unica delle Marche. In quanto si tratta di zona vincolata e sottoposta tutela. E dalla Soprintendenza non è ancora avviato l’ok per avviare il progetto che poi vorremmo finanziare». Né la Soprintendenza si è preoccupata di ricollocare, per valorizzarli, gli antichi reperti, in particolare il pezzo di colonna di epoca romana già segnalata. Informato di questa situazione – tanto più avvilente perché la chiesa è meta di cittadini, pellegrini e turisti – anche don Carlo Carbonetti, vicario dell’arcivescovo Mons. Angelo Spina: «Sono molto dispiaciuto. Certo, sottoporrò il problema a Mons. Spina in persona. Penso che per una città pulita, accogliente e custode di tutto ciò che testimonia le sue antiche origini, anche la Chiesa e tutte le istituzioni e le agenzie di servizio, nella fattispecie Sovrintendenza e Anconambiente, devono collaborare per giungere ai risultati auspicati, e questo è quanto cercheremo di fare anche nel caso di Santa Maria della Piazza».

Una vetrata dell’abside

Un volontario laico, addetto all’apertura e chiusura della chiesa svolge una sorta di servizio, anche di vigilanza, tutti i giorni, in orario 10-12/16-18: «Io faccio quello che posso, spesso raccolto i rifiuti nella stradina che porta al cunicolo e li metto nei cassonetti. Ma la prima cancellata è sempre aperta, e i rifiuti continuano ad essere depositati da ignoti fuori dei cassonetti» spiega. Certo è che anche quella cancellata sempre aperta è di proprietà dell’Arcidiocesi. E qui ci scappa un mezzo giallo. Perché l’Arcidiocesi afferma di aver sollecitato Anconambiente a provvedere alla sua chiusura ed apertura. Ma tant’è, Anconambiente fa notare «che noi le chiavi del catenaccio non le abbiamo mai avute, in quanto, appunto, non ci compete averle». E Anconambiente, per quanto le compete, lavora sodo. I bidoni per la raccolta differenziata vengono svuotati cinque volte la settimana, un giorno per ciascuna tipologia di rifiuto. E lo spazzamento della stradina “degli orrori” avviene regolarmente ogni giorno dal lunedì al sabato. Mentre non compete ad Anconambiente il risanamento della parte iniziale del cunicolo, anch’esso di proprietà dell’Arcidiocesi, a quanto pare. Ma è chiaro che se la cancellata resta aperta, il gran lavoro degli operatori dell’azienda viene vanificato, in quanto c’è il via libera, di fatto, per chi si introduce nella stradina e si disfa “piratescamente” di immondizie anche di “grosso calibro”. Anconambiente promette di contattare l’Arcidiocesi affinché provveda a dotare la cancellata di un sistema di apertura-chiusura efficiente. Una volta raggiunto questo obiettivo, gli eco-operatori poterebbero essere dotati delle chiavi. La speranza è che chi di dovere raccolga gli sos lanciati da queste righe. Innanzitutto le istituzioni coinvolte. E i cittadini dal “pollice nero”.

Il cancello aperto

Il fosso pieno di rifiuti all’altezza dell’abside

Un’altra vetrata frantumata

 

 

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