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Il blocco del turn over
rischia di mettere in crisi
la Soprintendenza Archeologica

ANCONA - A fronte di 86 unità previste in organico, oggi ne sono in servizio 54 che a breve scenderanno a 47 con i prossimi 7 pensionamenti. E’ il quadro critico disegnato da Andrea Raschia della Fp Cgil che ricorda come in una delle Regioni duramente colpite dal sisma, questa carenza di personale mette a rischio anche le attività e le competenze per la ricostruzione
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Il blocco del turn over e delle assunzioni negli enti locali ha penalizzato fortemente anche gli uffici della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche con il pericolo di compromettere l’attività della ricostruzione post sisma nella nostra regione. A fronte di 86 unità previste in organico, infatti, oggi ne risultano in servizio solo 54, che a breve scenderanno a 47 con i prossimi pensionamenti. Secondo Andrea Raschia, responsabile della Fp Cgil Marche la struttura è a rischio tracollo gestionale.

Andrea Raschia

 

 

La crisi profonda destinata ancor più a segnare il Paese, la pandemia drammatica che non da tregua -focolai di contagi che ripartono proprio nei luoghi destinati all’assistenza delle persone più fragili-; e in generale lo spettacolo non sempre decoroso offerto dalla politica; tutto ciò rischia di far passare in secondo piano esigenze non certo meno importanti per il nostro territorio. Si tratta di priorità straordinarie, quali la ricostruzione post sismica, altrettanto decisive per riannodare il tessuto di una comunità ferita e di un’economia martoriata. Problemi aperti e ancora irrisolti che sembrano confondersi, ormai allontanarsi, dal nostro immediato orizzonte. I comuni del cratere fanno sempre più fatica con risorse e personale dedicato largamente insufficienti, con procedure i cui tempi sono destinati ad allungarsi pericolosamente anche in ragione di carenze strutturali pesantissime per Uffici che dovrebbero al contrario stimolare ed accelerare la realizzazione di progetti specifici. Tra questi ovviamente la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, già due anni or sono oggetto di iniziative da parte di Fp Cgil per porre all’attenzione dell’opinione pubblica lo stato di abbandono che vive il personale alle prese con problematiche organizzative, nel frattempo ancor più aggravatesi.

Una situazione davvero sconcertante. La denuncia mirava all’assetto dell’Istituto -già gravemente ridotto per avvenuti pensionamenti- destinato a subire un vero e proprio tracollo organizzativo e gestionale. Quadro che, nonostante l’impegno della nuova dirigente, interlocutrice consapevole e motivata, continua ad alimentare una prospettiva carica di incertezze che condiziona in modo pesantemente negativo anche l’attività ordinaria. È assolutamente indispensabile in questa delicatissima fase assumere efficaci e condivise determinazioni per evitare nel medio e lungo periodo una caduta drastica, di proporzioni gravissime, per tutte le attività Istituzionali. Attività in continua e sempre maggiore sofferenza, con carichi di lavoro eccessivi e mal distribuiti che creano stress ed espongono colleghi a notevoli rischi anche di natura professionale. Ci si avvita verso un vero e proprio azzeramento funzionale per imprescindibili attività interne ed esterne dell’Istituto, senza interventi immediati. A fronte di 86 unità previste in organico, infatti, ne risultano in servizio 54, che a breve scenderanno a 47 con i prossimi 7 pensionamenti. Ecco il quadro di una delle Regioni duramente colpite dal sisma, un quadro nel quale la Soprintendenza è chiamata a svolgere attività e competenze con forze del tutto insufficienti a garantire lo svolgimento delle attività istituzionali. Tanto più in considerazione della situazione emergenziale Covid19.

Per questo divengono ancor più paradossali ipotesi riorganizzative, peraltro potenzialmente interessanti, prospettate dal Ministero circa la creazione di un’ulteriore Soprintendenza che, senza un piano adeguato di investimenti e l’individuazione dei fabbisogni necessari, finirà necessariamente per determinare un blocco del funzionamento causa insufficienze strutturali e carenze dotazionali. Del resto se la prospettiva, invece di assumere unità, è quella di dividere il personale che resta divengono più che evidenti conseguenze che si abbatteranno sulle attuali condizioni di gestione e tutela dei Beni culturali delle Marche. Condizioni che hanno già registrato la cessione della titolarità di procedure negli eventi simici agli enti ecclesiastici; così come del sito più visitato delle Marche, la Rocca demaniale di Gradara. Il tutto legato a questioni di carenze di organico e inadeguate politiche organizzative.

Nei giorni scorsi Fp Cgil, al fine di rappresentare le forti preoccupazioni circa la condizione attuale, ha chiesto l’avvio di un confronto alla Soprintendente che non ha mancato di produrre al Ministero un resoconto completo delle attuali carenze di personale rispetto all’organico previsto. Peraltro di per sé già insufficiente anche se fosse al completo, in rapporto alle attività svolte rispetto ad altre regioni, con carenze gravissime in particolare nei profili dedicati al settore della Tutela e dei Lavori. Ragioni che impongono a tutti di correre immediatamente ai ripari: delicate attività saranno presto paralizzate, nonostante l’impegno profuso dal personale per assicurare la funzionalità dell’ufficio. Non si perda altro tempo! Esprimiamo solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori e nel contempo preannunciamo iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica.

Andrea Raschia – Fp Cgil Marche

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