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Draghi in Senato, 51 minuti di discorso
Nessun cenno sulla ricostruzione

IL PRESIDENTE del Consiglio in Parlamento per la fiducia al terzo governo della legislatura. Tanti i temi affrontati: pandemia, vaccini, Recovery Plan, problematiche sociali, rapporti internazionali, l'importanza della scuola in presenza, degli istituti tecnici, riforma della sanità e della pubblica amministrazione, cantieri. Neanche una parola sul sisma
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Il discorso del premier Mario Draghi al Senato

 

di Andrea Braconi

«Oggi l’unità non è un’opzione, è un dovere, ma è un dovere guidato da ciò che sono certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia». Partiamo dalla fine per raccontare il lungo discorso di Mario Draghi in Senato.

Il suo è il terzo governo della legislatura e il presidente ha voluto rimarcare come per lavorare fattivamente serva «un sostegno convinto del Parlamento che poggi non su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio e su un vibrante desiderio di rinascita».

Cinquantuno minuti di intervento, con tanti passaggi chiave dove però è mancato il discorso della ricostruzione post-sima. Il grazie all’ex presidente Giuseppe Conte; l’appartenenza convinta al destino dell’Europa e l’irreversibilità della scelta dell’euro («Non c’è sovranità nella solitudine»), l’essere una grande potenza economica e culturale e la necessità di un maggior orgoglio nazionale; la ricchezza del capitale sociale e del volontariato «che altri ci invidiano».

Ma al centro, immancabilmente, ci sono soprattutto le urgenze dettate dalla pandemia. Draghi ha ricordato gli oltre 92.000 morti, i 2.000 attualmente ricoverati nelle terapie intensive e l’enorme sacrificio sostenuto dagli operatori sanitari.

Nell’introdurre una riflessione sul piano di vaccinazione, ha fatto riferimento ad un vero e proprio miracolo degli scienziati, realizzato in meno di un anno. «La nostra prima sfida è distribuire i vaccini rapidamente ed efficientemente, mobilitare tutte le energie, ricorrendo a Protezione Civile, forze armate e ai tanti volontari. Abbiamo il dovere di rendere possibili tutte le strutture disponibili, pubbliche e private, imparando da Paesi che si sono mossi più rapidamente di noi disponendo subito di quantità adeguate. Inoltre, occorre ridurre le possibilità che sorgano altre varianti».

Il passo successivo, ha annunciato, sarà l’apertura di un confronto a tutto campo sulla riforma della sanità: una forte rete di servizi di base, l’importanza dei territori, i consultori, i centri di salute mentale, la casa come principale come luogo di cura con telemedicina e assistenza domiciliare integrata.

E poi la scuola, con l’urgenza di un ritorno ad un orario normale e in condizioni di sicurezza, recuperando le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del mezzogiorno in cui la Dad ha incontrato maggiori difficoltà. Draghi ha ribadito l’importanza di un allineamento del calendario scolastico alla situazione del Paese. «È necessario investire in transizione culturale, con innesti di nuove materie, metodologie e puntando sul multilinguismo, così come occorre investire sulla formazione del personale docente».

Massima attenzione va riservata agli istituti tecnici, che in Francia e Germania sono pilastri del sistema educativo. “Globalizzazione, trasformazione digitale e transizione ecologica stanno cambiando il mercato lavoro e richiedono adeguamenti, anche nella formazione universitaria. Per questo sarà importante investire sulla ricerca, puntando all’eccellenza e su nuovi modelli scientifici”.

Ma che mondo troveremo dopo la pandemia, si è domandato il premier. C’è chi paragona questa fase ad una lunga interruzione di corrente, ma per lui il buon senso suggerisce che potrebbe non essere così. Un elemento cardine dell’azione del suo Governo sarà la protezione dell’ambiente (con tanto di citazione di Papa Francesco sul maltrattamento subito dalla terra, quel “Siamo stati noi a rovinare l’opera del signore” che ancora riecheggia) conciliandola con progresso e benessere sociale attraverso un nuovo approccio. «La nostra è una sfida poliedrica che vede al centro l’ecosistema in cui si svilupperanno le nostre azioni. Dovremo cambiare il modello di turismo, che oggi incide per il 14% sul totale delle attività economiche, con le imprese che vanno aiutate ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma non dimentichiamo che questo settore vive con la nostra capacità di preservare l’ambiente e di non sciupare città d’arte, luoghi e tradizioni».

Quindi, per Draghi uscire dalla pandemia non potrà essere come riaccendere una luce. «Il Governo dovrà proteggere tutti i lavoratori, ma alcune attività dovranno cambiare radicalmente. Donne, giovani e lavoratori autonomi: pensiamo soprattutto a loro quando pensiamo al lavoro. Nella nostra strategia centrali saranno le politiche attive del lavoro. E la risposta economica sarà una combinazione di politiche strutturali, con politiche monetarie e fiscali espansive che creino domanda per le nuove attività create».

L’obiettivo, ha sottolineato, è «lasciare un buon pianeta, non solo una buona moneta», senza prescindere dal coinvolgimento delle donne. La battaglia sarà anche quella di diminuire il gap salariale tra generi e riequilibrare il sistema di welfare, superando la scelta tra famiglia e lavoro.

Nessun accenno, invece, alla ricostruzione post sisma nelle zone del centro Italia. L’argomento, negli ultimi mesi, sembra essere scomparso se non dall’agenda politica quanto meno dalle priorità delle varie forze politiche. La speranza è che il premier dia immediatamente nuovo impulso ad un meccanismo cruciale per quei territori (parliamo pur sempre di 4 regioni, che hanno avuto oltre 40.000 sfollati e più di 300 morti, con ingenti e non ancora sanati danni economici e sociali) che, oltre al terremoto, nell’arco di un quinquennio hanno dovuto subire anche le pesantissime ripercussioni dell’emergenza sanitaria in atto.

WhatsApp-Image-2021-02-17-at-11.37.04-1-400x226Capitolo Next Generation Eu. Forte in questo ambito è l’esigenza di una strategia trasversale e sinergica, impattando simultaneamente in più settori in maniera coordinata. «Dovemmo imparare a prevenire più che a riparare. Avremo a disposizione circa 210 miliardi lungo un periodo di 6 anni e occorre puntare a migliorare il potenziale di crescita della nostra economia. È stata svolta una grande mole di lavoro da parte dal precedente Governo, noi dobbiamo approfondire e completare, rafforzando obiettivi strategici e riforme che li accompagnano».

La governance, ha ribadito, sarà affidata al Ministero dell’Economia, che si coordinerà altri Ministeri competenti. «Non basterà elencare progetti, dovremmo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo nel 2030 e 2050. Selezioneremo progetti e iniziative coerenti con il programma e chiariremo anche il ruolo del Terzo Settore».

Le riforme, appunto, il nodo di un Paese ingessato da decenni. Serviranno, per il presidente del Consiglio, certezza delle norme e dei piani di investimento pubblico, un forte impegno sulla concorrenza e soprattutto sul fisco (dalla revisione profonda dell’Irpef per ridurre il prelievo e preservare la progressività, alla lotta all’evasione fiscale), così come la predisposizione di un piano di smaltimento dell’arretrato, investimenti in connettività con piattaforme efficienti e di facile utilizzo, un aggiornamento continuo dei dipendenti pubblici, azioni nel campo della giustizia con un aumento dell’efficienza del sistema giudiziario civile ed una sistematica repressione della corruzione.

Sui rapporti internazionali, ha evidenziato come il Governo «sarà convintamente europeista e atlantista in linea con gli ancoraggi storici dell’Italia». Un multilateralismo fondato sul ruolo insostituibile delle Nazioni Unite, con un rapporto strategico imprescindibile con Francia e Germania, così come con Spagna, Grecia, Malta e Cipro sul fronte ambientale e su quello migratorio. «Lavoreremo per un nuovo patto su migrazioni e asilo, approfondendo le responsabilità dei Paesi di primo ingresso e la solidarietà effettiva, con la costruzione di una politica europea di espatrio per i non aventi diritto accanto ad un pieno rispetto dei diritti dei rifugiati».

E se le collaborazioni con Stati Uniti e Regno Unito rimarranno capisaldi, anche il dialogo con Federazione Russa e Cina dovrà rafforzarsi, senza però dimenticare le forti preoccupazioni per le recenti notizie di violazioni di diritti fondamentali dei cittadini

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