Inaugurato l’oratorio ‘Carlo Acutis’,
don Aldo Buonaiuto:
«Un nido da cui ricominciare»

FABRIANO - Festa grande ieri pomeriggio nella parrocchia di San Nicolò dove il parrocco e sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII con il vescovo Francesco Massara ha voluto dedicare il luogo aperto ai giovani all'influencer di Dio. La mamma del beato morto di leucemia a soli 15 anni: «La sua vita può essere di sprone quale buon esempio a tutti i ragazzi»

Un momento della inaugurazione dell’oratorio intitolato al Beato Carlo Acutis: al microfono il ciclista paralimpico Giorgio Farroni

 

E’ stato dedicato all’influencer di Dio, il beato Carlo Acutis, il nuovo oratorio nella storica parrocchia di San Nicolò di Fabriano. Un “nido da cui ricominciare” – le parole del parroco, don Aldo Buonaiuto, parroco di San Nicolò, fondatore della testata online Interris.it e sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII- e un luogo di incontro aperto a tutti ispirato al quindicenne elevato all’onore degli altari da Papa Francesco lo scorso anno perché capace di trasmettere ai giovani, attraverso l’uso di internet, la bellezza del Vangelo. Ieri alle ore 18 si è tenuta l’inaugurazione del nuovo grande spazio parrocchiale fermo da due anni a causa della pandemia e ora rinnovato nell’aspetto e nelle funzioni. Per l’occasione, è stata organizzata una tavola rotonda sul tema Oratorio, la casa comune dei giovani. All’evento, aperto alla cittadinanza previo controllo del Green Pass, sono intervenuti, oltre allo stesso don Buonaiuto che ha introdotto l’evento, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli; il prefetto di Ancona, Darco Pellos; il magistrato del Tribunale di Perugia, Natalia Giubilei; il direttore di Rai Parlamento, Antonio Preziosi (che ha moderato l’incontro); la ginnasta individualista della Nazionale italiana di Ritmica, le Farfalle Azzurre, Sofia Raffaeli accompagnata dalla Ginnastica Fabriano e dalla sua allenatrice, l’olimpionica Julieta Cantaluppi; il ciclista paralimpico medaglia d’argento a Tokyo, Giorgio Farroni. Da remoto, il saluto di Antonia Salzano, madre del beato Carlo, e don Maurizio Patriciello, il parroco della Terra dei fuochi. Le conclusioni sono state affidate al vescovo di Fabriano-Matelica, monsignor Francesco Massara. Presenti all’incontro, oltre a moltissimi fedeli, anche numerose autorità civili e militari.

«Nasce all’interno della parrocchia – ha esordito don Aldo Buonaiuto -un nuovo oratorio inclusivo, anche grazie alla presenza di diversi ragazzi e bambini musulmani, come i figli delle famiglie di Afghani scappati da Kabul e ora accolti in diverse case della diocesi. Per realizzare tutto ciò la parrocchia si è adoperata per restaurare il centro comunitario, la struttura di legno in via Romualdo Sassi costruita dopo il sisma del Centro Italia che aveva danneggiato la chiesa collegiata. Oggi più che mai – ha aggiunto – la presenza di validi punti di riferimento come gli oratori è fondamentale per sostenere la crescita sana dei giovani fornendo loro un contesto di aggregazione in cui campeggiano valori positivi. Partendo da questo presupposto la parrocchia di San Nicolò ha voluto ampliare la propria offerta sostenendo e accompagnando bambini e ragazzi affinché possano incontrarsi ma anche adulti e anziani».

«Carlo ha vissuto tutta la sua vita in Gesù, con Gesù, per Gesù” -ha esordito nel saluto fatto ai partecipanti via skype, Antonia Salzano, mamma del beato morto a soli 15 anni, il 12 ottobre 2006, per una leucemia fulminante – Carlo, nei suo pochi anni di vita ha vissuto tutte le beatitudini; in particolar modo la mitezza. Ha incarnato la parabola evangelica del chicco di grano che morendo porta frutto: la sua vita, anche in punto di morte, l’ha offerta per la chiesa. La sua era una fede forte, radicata nella messa quotidiana, nella preghiera del rosario, nella confessione e nell’ascolto della Parola che però doveva concretizzarsi nella vita di tutti i giorni. Lui ha vissuto le opere di misericordia mettendole in pratica nel suo quartiere, portando le coperte ai senza tetto o regalando soldi ai bisognosi; ma anche aiutando gli amici indietro nello studio o bullizzati dai compagni: una Caritas domestica, indirizzata a quanti incontrava intorno a sé. La sua è stata una vita in uscita spesa per il prossimo. Aveva inoltre uno zelo apostolico fortissimo: voleva che tutti conoscessero Gesù e l’amore di Dio. Per questo ha ideato la mostra sui miracoli eucaristici che sta girando tutto il mondo. E’ bello che gli venga dedicato questo nuovo oratorio: la vita di Carlo può essere di sprone quale buon esempio a tutti voi ragazzi. Non dimenticate – conclude Antonia Salzano – tutti voi siete possibili apostoli di Cristo; e tutti siete chiamati ad essere santi».

Per il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, «l’oratorio ha una funzione sociale particolarmente importante oggigiorno: serve a restituire ai giovani spazi dove possano incontrarsi di persona, costruire rapporti di amicizia in presenza, avere delle esperienze concrete. Abbiamo la necessità di sentirci comunità e tornare a costruire rapporti interpersonali. Non possiamo perdere l’abitudine dell’incontro con l’altro. Sarebbe grande sconfitta per tutti perché non riusciremmo più a dialogare né a crescere nelle differenze. – ha proseguito il governatore delle Marche – Diverrebbe una società finta che vive sulla funzione: come quei fantomatici ‘amici’ di Fb che poi, incontrandosi per strada, non si salutano neppure. Come se fossero degli sconosciuti. Per me l’oratorio è stato un punto di riferimento anche quando ero giovane ed è un punto di forza da decenni del territorio marchigiano. Questo oratorio rappresenta quindi un’opportunità in più per la comunità, per le famiglie e per i giovani. È un luogo sicuro dai tanti pericoli della strada e della solitudine. È inoltre particolarmente bello che un giovane come Carlo Acutis possa diventare ispirazione e punto di riferimento per tanti altri ragazzi come lui». Il prefetto di Ancona Darco Pellos ha aggiunto come «ci vuole amore nell’educare, non bastano le regole. Grazie a don Aldo Buonaiuto è stato possibile mettere a disposizione questo nuovo spazio ai giovani. Affinché sia educativo, l’oratori deve essere un luogo di civile tolleranza e convivenza reciproca. Il primo luogo educativo è quello della famiglia. Poi c’è la scuola che richiede il rispetto degli educatori e degli insegnanti. Infine: la società, dove è necessario il rispetto delle leggi. L’oratorio è un modello educativo nato dalla Chiesa e che ha trovato in don bosco un fulgido esempio. Ci vuole però amore nell’educare: non bastano le regole! Bisogna inoltre parlare con i nostri giovani. Questo nuovo oratorio è dunque il luogo ideale per incontrasi e parlare con loro, ascoltando i loro desideri e bisogni».

E’ stata poi la volta del vescovo di Fabriano-Matelica, monsignor Francesco Massara che ha ricordato come «ogni parrocchia dovrebbe avere un oratorio che è il cuore della parrocchia. L’oratorio aiuta a riscoprire bellezza della vita e il gusto del gioco insieme. I giovani non si incontrano più, né giocano liberamente insieme, né litigano e discutono. Perché non si incontrano. Io credo che noi adulti possiamo fare due grandi regali ai ragazzi: l’ascolto e il nostro tempo. Dobbiamo inoltre imparare di nuovo a dire grazie, del per favore, scusa. Quando tornerò in questo oratorio, tra qualche settimana, spero di trovare la gioia negli occhi dei bambini e dei ragazzi. Come quella che oggi vedo in questi bambini afgani, scappati dalle violenze di Kabul. Al loro arrivo in Italia erano spenti, ma ora sono tornati sorridenti. Dobbiamo far sorridere i nostri figli. A volte i giovani commettono reati. Ma gli errori dei giovani sono i nostri errori. Senza luoghi di socialità, è facile che i ragazzi si perdano. Gli oratori aiutano a prevenire che i giovani sbaglino, e questa è la migliore cura. Anche lo sport è un modo bello di crescere perché insegna il sacrificio». Rivolgendosi alle autorità civili presenti, monsignor Massara ha concluso che «se noi lavoriamo con le istituzioni e le forze dell’ordine, tutti insieme, facciamo qualcosa di bello. La storia la facciamo noi, oggi, ognuno nel proprio ruolo. Ma ciò che spero di più è che i bambini crescendo possano dire: ‘sono felice di essere stato all’oratorio’».

L’oratorio di San Nicolò a Fabriano

Nelle conclusioni prima dei saluti don Buonaiuto ha voluto evidenziare come sia il momento «di fare squadra per i giovani. Dopo la pandemia dobbiamo camminare insieme ed imparare dai ragazzi e dai nostri atleti cosa significa fare squadra. In questo tempo post pandemia di ripartenza, la gente ha bisogno di concretezza, di vicinanza; di luoghi dove vi sia inclusione e accoglienza. Questi bambini salvati dall’inferno di Kabul sono il dono più bello di questa parrocchia. Il beato Carlo, al quale è dedicato questo nuovo oratorio, ci insegna con le sue parole che ‘non siamo chiamati a morire come fotocopie, ma a vivere come originali’. Solo l’amore è credibile, tutto il resto delude. Tutti siamo chiamati ad amare».

 

Incontro pubblico con Antonia Acutis, madre del santo dei millennials

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