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Strage Corinaldo, richieste di condanna bis:
«Sei mesi in più per ogni componente
della banda dello spray»

IN AULA - La procura generale ha chiesto alla Corte d'Appello di riconoscere il reato di associazione a delinquere, per cui era arrivata l'assoluzione in primo grado per i sei imputati accusati di aver raggiunto la Lanterna Azzurra, l'8 dicembre 2018, per rubare collanine con l'aiuto della sostanza urticante. I rapinatori della Bassa Modenese non erano presenti in tribunale. Udienza rinviata al 3 febbraio
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I sei condannati in primo grado

Sei mesi in più per ciascuno degli imputati. E’ questa la richiesta del sostituto procuratore generale Ernesto Napolillo avanzata al termine della requisitoria del processo d’appello per i sei imputati dalla Bassa Modenese accusati di aver spruzzato all’interno della Lanterna Azzurra di Corinaldo lo spray urticante che aveva creato il fuggi fuggi scomposto, terminato con la morte di sei persone (una mamma di 39 anni e cinque minori) e il ferimento di altre duecento.

Le operazioni di soccorso fuori dalla Lanterna

La tragedia, l’8 dicembre del 2018, quando a Corinaldo sarebbe dovuto arrivare il trapper Sfera Ebbasta. Il magistrato ha chiesto alla Corte d’Assise di riconoscere il reato di associazione a delinquere, per cui in primo grado era arrivata l’assoluzione per gli imputati, collegati oggi in streaming all’udienza dai penitenziari dove sono reclusi. Erano invece state riconosciute le accuse di omicidio preterintenzionale in concorso, lesioni personali, singoli episodi di furti e rapine. La sentenza di primo grado, arrivata in abbreviato, è del 30 luglio del 2020: Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone erano stati condannati entrambi a 12 anni e 4 mesi, Andrea Cavallari a 11 anni e sei mesi, Moez Akari a 11 anni e 2 mesi, Souhaib Haddada a 10 anni e 11 mesi,  Badr Amouiyah a 10 anni e 5 mesi.

Lanterna Azzurra

Il dottor Napolillo, in circa quattro ore, ha sostenuto la sussistenza degli elementi per riconoscere il reato associativo. A muovere i sei, tutti ragazzi tra i 20 e i 22 anni, sarebbe stato un accordo comune: quello – dice la procura – di commettere atti predatori (scippi e rapine di collanine, soprattutto) all’interno dei locali di mezza Italia. Proprio tale obiettivo avrebbe portato il gruppo a Corinaldo, anche se i componenti si erano divisi, arrivando con auto diverse. «Dopo la mattanza di quell’anno – ha osservato -, sappiamo tutto di quello che hanno fatto, perché nei mesi successivi hanno continuato come prima, come se nulla fosse accaduto». A parlare, oggi, sono state anche le parti civili. La prossima udienza è stata fissata per il 3 febbraio. Entro metà marzo si dovrebbe arrivare a sentenza. Parallelamente è in corso il procedimento (fase dell’udienza preliminare) per le responsabilità legate alla gestione del locale e alle autorizzazioni rilasciate.

(fe.ser)

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