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Migranti, scomparsi gli effetti personali:
«Abbiamo denunciato tutto ai carabinieri»

ANCONA - L'allarme lanciato dall''Ambasciata dei Diritti delle Marche', dopo la segnalazione di una decina di richiedenti asilo che in questi giorni stazionano con zaini e sacchi a pelo nell'area del Passetto in attesa che venga loro riconosciuto lo status di rifugiato. Ieri, di ritorno dal pranzo nei locali Caritas, molti di loro non hanno trovato più neanche i propri documenti
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I migranti depredati dei loro effetti personali, sostenuti dall’Ambasciata dei Diritti di Ancona

 

di Antonio Bomba

Zaini e coperte. Qualche sacco a pelo. Effetti personali. Forse qualche ricordo portato dal proprio paese natìo. Non è rimasto niente ai richiedenti asilo che in questi giorni stazionano nell’area del Passetto in attesa che venga loro formalmente riconosciuta la domanda di rifugiato. Qualcuno ha fatto piazza pulita portando via tutto. Magari con l’idea di sgomberare la zona. Chissà. Il fatto è stato portato alla luce dall’Ambasciata dei diritti delle Marche ed è avvenuto il 30 settembre all’ora di pranzo.

Stando a quanto dichiarato da una decina di richiedenti asilo all’associazione, gli stessi si sarebbero allontanati verso le 11,30 per iniziare la fila alla Caritas al fine di poter ottenere un pasto caldo. Al ritorno la scoperta. Non c’era più nulla. Nemmeno i loro documenti. Tuttavia diversi testimoni asseriscono di aver visto chi sarebbe stato a portare via tutto ed infatti  sentendosi depredati già nel pomeriggio di oggi, sabato 1 ottobre, sono andati dai carabinieri a sporgere denuncia.

L’Ambasciata dei diritti coglie inoltre l’occasione per ribadire «le drammatiche condizioni in cui queste persone sono costrette a vivere. Si tratta di gente che ha regolarmente fatto richiesta – spiegano i volontari dell’associazione – per ottenere protezione internazionale alla questura di Ancona, con tanto di impronte digitali già prese. Tuttavia i lunghi tempi per trovare loro un letto in una residenza, essendo queste insufficienti, ritarda il riconoscimento del loro status anche per due o tre mesi. E così queste persone sono costrette a vivere fuori da ogni casa o abitazione. Perché, per legge, se accettassero l’ospitalità di qualche associazione o di un singolo cittadino, perderebbero automaticamente ogni diritto di protezione. Le telecamere presenti nella zona, oltre che gli eventuali testimoni che asseriscono di aver visto qualcosa, dovrebbero aiutare gli investigatori a fare chiarezza sull’episodio».

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