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Il Comitato Porto-Città raccoglie
800 firme per protestare
contro la qualità insalubre dell’aria

ANCONA - Gli spurghi dei camini di traghetti e navi da crociere e l'aumento del traffico dell'indotto contribuiscono ad aumentare l'inquinamento nei quartieri del centro storico, Adriatico, Archi e Piano San Lazzaro. La sottoscrizione sarà consegnata all’Autorità portuale, alla Regione e al Comune. I cittadini chiedono «la restituzione all’uso della città del porto antico; rispetto dei vincoli monumentali, archeologici e paesaggistici esistenti; il blocco del banchinamento del molo Clementino per fini croceristici con il consenso all’ormeggio solo nei moli che saranno elettrificati; potenziamento del trasporto delle merci con treno»
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Il porto di Ancona

 

 

Il Comitato Porto-Città di Ancona si è costituito all’indomani della presentazione del Progetto Inquinamento Ambientale di Ancona, nel 2021, dal quale sono emersi, nel periodo 2013-2019, valori in media tripli di Pm 2.5 e doppi di NO2 rispetto a quanto stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. «Lo studio ha anche evidenziato che l’inquinamento, derivante principalmente dalle attività del porto, ha causato in questa città un totale di 550 decessi prematuri in 5 anni. – scrive il Comitato sulla base dei dati raccolti e dallo stesso rielaborati – Va poi sottolineato che le analisi del Pia si sono fermate al 2019 per gli inquinanti nell’aria e al 2017 per le premorienze derivanti dall’inquinamento aereo, mentre quest’anno l’aumento del traffico traghetti e croceristi ha raggiunto + 38% rispetto all’estate 2021. Così in porto approdano ogni giorno traghetti e navi da crociera che continuano ad inquinare l’aria con gli spurghi dei loro camini e con l’aumento del traffico da loro indotto».

Il Comitato, costituito dai residenti dei quartieri più vicini al porto «e quindi più consapevoli della qualità insalubre dell’aria», ha ritenuto di farsi carico di divulgare ai cittadini l’esito dello studio, organizzando alcuni incontri finalizzati alla raccolta di firme a sostegno dell’appello “Siamo tutti sulla stessa …nave” proprio nei quartieri maggiormente colpiti dagli effetti dell’inquinamento: centro storico, Adriatico, Archi e Piano San Lazzaro.  «In pochi incontri – ricorda una nota dello stesso Comitato Porto Città- abbiamo raccolto più di 800 firme di cittadini che, come noi, percepiscono il disagio di vivere in questi quartieri assediati dai fumi del porto e dai gas di scarico di tir e di auto, di vedere inascoltate le loro lamentele espresse durante le assemblee cittadine, di sentire proposte di incentivazione del traffico portuale senza alcuna approfondita riflessione sull’opportunità di puntare sul traffico croceristico di grande dimensione, non solo per la limitatezza funzionale del nostro porto storico, ma anche perché le prospettive future, a medio e lungo termine, non depongono a favore della sostenibilità né ambientale né economica di questo tipo di turismo».

Le più di 800 firme raccolte vogliono sollecitare il sindaco a rispettare il suo compito di responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio «e pertanto a incalzare costantemente l’Autorità portuale e la Regione Marche ad adoperarsi affinché vengano rimosse le cause che comportano i 110 decessi accertati all’anno tra i residenti della città. Senza ambiguità e senza sentir parlare di vantaggi economici strabilianti per la comunità che giustificano i collaterali danni alla salute di pochi. – prosegue il comunicato – Le firme raccolte saranno consegnate i prossimi giorni anche all’Autorità portuale, che sta predisponendo il nuovo Piano regolatore del Porto di Ancona, e alla Regione Marche in quanto Comune e Regione siedono nel Comitato di Gestione dell’Ap. Pertanto chiediamo che nel momento della discussione del Prp si tenga in debito conto di quanto richiesto dai cittadini e cioè: restituzione all’uso della città del Porto Antico; rispetto dei vincoli monumentali, archeologici e paesaggistici esistenti e cura e valorizzazione dei nostri beni; blocco del banchinamento del Molo Clementino per fini croceristici; rispetto dei criteri generali stabiliti dal Pums per la città anche nella mobilità portuale; consenso all’ormeggio di navi e traghetti solo nei moli che saranno elettrificati; distanziamento dai moli del porto storico di ogni attività inquinante; potenziamento del trasporto delle merci con treno e drastica riduzione del trasporto su gomma; individuazione di forme di attività e di turismo sostenibile e compatibile non solo con la dimensione del bacino portuale ma anche con la vicinanza della città; adoperarsi per far rispettare le leggi dello Stato relative ai contratti di lavoro e alla sicurezza nel lavoro, perché il porto – chiude la nota – è anche la porta di accesso alla città e il suo grado di legalità definisce il grado di civiltà della nostra città».

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