Eva, la speranza di Ussita:
da due anni non nascevano bimbi
«La montagna ha ancora un futuro»

L’annuncio della nascita
di Francesca Marsili
Svetta una bandierina rosa nel villaggio Sae di Ussita: c’è scritto Eva, venuta al mondo quattro giorni fa. Dietro ad ogni nascita c’è una storia. Quella di Eva custodisce la scelta d’amore dei suoi genitori, Valerio Lillini e Martina Cappa, di restare a vivere lì, nel cuore del cratere sismico, nonostante tutto. Il suo primo vagito interrompe il silenzio demografico del piccolo borgo sui Monti Sibillini: prima di lei a Ussita non nascevano bambini da due anni.
«Sin da quando ci siamo conosciuti siamo sempre stati in sintonia, volevamo costruire qui la nostra famiglia – racconta Valerio -. La montagna ha ancora un futuro e può attirare giovani famiglie. Crediamo nel valore dei piccoli borghi e i nostri figli cresceranno tra queste bellissime montagne dove tutto scorre lento». Eva è nata venerdì pomeriggio, pesava quasi tre chili. Nella sua nascita c’è una storia di consapevolezza, coraggio e attaccamento al territorio. È la storia di Martina Cappa, 30 anni, insegnante di scuola primaria a Tolentino, nata e cresciuta tra queste montagne, e di suo marito Valerio Lillini, 35 anni, originario di Filottrano, arrivato a Ussita per lavoro, responsabile degli impianti sciistici di Frontignano, e rimasto per scelta. Insieme a loro c’è il piccolo Elia, 6 anni, fratello maggiore.

Insieme aspettano la ricostruzione della loro casa, a Visso. Una famiglia che ha scelto la montagna per convinzione, e Eva diventa simbolo di una ripartenza possibile, nonostante le ferite del sisma del 2016 siano ancora ben visibili. Valerio non nasconde le difficoltà. Le cita con la franchezza di chi ha fatto i conti con la realtà prima di decidere.
«È come dare un segnale di ripartenza – racconta mentre Martina sta allattando la piccola Eva -. In questi luoghi c’è una qualità della vita difficile da trovare in altri posti. Certo – prosegue – occorre la consapevolezza che i servizi spesso non sono a portata di mano: il pediatra ad esempio è a Pieve Torina, venti minuti di strada di montagna. Per la spesa bisogna organizzarsi, programmare, muoversi. È uno stile di vita che deve piacere». E alla famiglia Lillini piace, tanto da non rimpiangere nulla. «Io ci ho creduto – dice Valerio con la semplicità di chi non ha bisogno di convincere nessuno -. Questi borghi meritano di tornare a vivere. Nel nostro piccolo, con Elia e Eva, sentiamo di aver dato un contributo».
Anche Martina è felice della scelta: «Ho passato tutta la mia infanzia su queste montagne, sono sempre stata felice. Vorrei che anche i miei figli crescessero così.
Non è la stessa cosa del pre-sisma, ma ci auguriamo di ritornare a com’era prima». Tornati a casa dall’ospedale, in quell’area Sae dove si concentra l’intera comunità, tutti si sono sentiti nonni di Eva. «Non me l’aspettavo – aggiunge Valerio -, siamo stati inondati di affetto ». In un’epoca in cui i legami si allentano e i centri piccoli si svuotano, la storia della famiglia Lillini ha il sapore di un valore che resiste. Le ultime nascite risalivano ad aprile e dicembre del 2023. Due anni e mezzo di silenzio demografico, in un comune già segnato dal calo di popolazione seguito al sisma. Valerio sa bene che la questione natalità non riguarda solo Ussita.
«Oggi decidere di fare figli è complicato ovunque – osserva -. Il lavoro, l’assenza di una rete familiare vicina, gli orari: sono tutti fattori che pesano. Noi abbiamo vicino solo i nonni materni, i miei sono a Filottrano. Bisogna organizzarsi e sacrificarsi, ma è una scelta che rifaremmo altre mille volte».
A luglio, a Ussita, nascerà un altro bambino. Per Valerio e Martina, lo spopolamento della montagna non è inevitabile. «Con il sisma – conclude Valerio – molte famiglie di giovani si sono spostate sulla costa. La ricostruzione è ripartita, se arriveranno giovani coppie con bambini con cui i nostri figli potranno giocare saremmo felicissimi».
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