Il partito più votato in città è il Pd
ma governa il centrodestra.
Dario Romano «da solo non basta».

COMUNALI - Il candidato sindaco del centrosinistra: «Bisogna agevolare e far crescere un tessuto civico con una base comune di valori ma con idee diverse e complementari. Poi riprendere connessioni, contatti e rapporti con le frazioni: lì abbiamo perso quasi ovunque, nonostante la nostra presenza e le nostre proposte. Si è rotto qualcosa e dobbiamo recuperare»

Dario Romano, candidato sindaco del centrosinistra

di Sabrina Marinelli

C’è un paradosso tutto senigalliese dove il Pd si conferma il primo partito in città con oltre il 27% dei voti, eppure a governare è il centrodestra. Che spiegazione si dà Dario Romano, candidato sindaco del centrosinistra?

«Il Pd, da solo, non basta. C’è bisogno di agevolare e far crescere un tessuto civico, partitico, di movimenti e associazioni che abbiano una base comune di valori ma poi propongano idee diverse e complementari. A livello nazionale come in quello locale. E poi bisogna riprendere connessioni, contatti e rapporti con le frazioni: lì abbiamo perso quasi ovunque, nonostante la nostra presenza e le nostre proposte. Si è rotto qualcosa, e dobbiamo recuperare».

Massimo Olivetti è stato riconfermato sindaco. E’ stato troppo bravo lui o c’è qualcosa che non ha funzionato nella vostra strategia?

«I sindaci uscenti con tutte quelle risorse, dove si è governato bene, sono stati riconfermati anche con il 65-70%. Qui poco più del 50, con un centrosinistra unito e una proposta coraggiosa. Abbiamo fatto il massimo, forse con alcune piccole sbavature, ma dall’altro lato sono passati con il minimo, pur essendo strafavoriti».

Si riconosce qualche errore?

«Avrei dovuto fare la sesta lista, ma per farla servivano professionisti, partite Iva, imprenditori che si sono schierati invece con la continuità, nonostante il malcontento diffuso che abbiamo registrato nei nostri incontri».

Pensa di essere stato vittima del “fuoco amico”?

«Non penso ci siano state sgrammaticature interne. All’inizio del percorso è vero che la vecchia guardia non era troppo convinta, ma il programma e il percorso della candidatura hanno tracciato una strada condivisa nella quale tutti si sono riconosciuti, man mano. Ringrazio anzi le persone che hanno mosso critiche costruttive, perché mi hanno permesso di migliorare giorno dopo giorno».

Analizziamo il risultato dei vostri avversari. La lista civica a sostegno di Olivetti “Senigallia al Centro” ha sfiorato il 20% dei consensi. Qual è stata la loro vera arma vincente?

«Quando si governa e si hanno decine di milioni di euro come mai visti a Senigallia, le leve da muovere sono molte di più rispetto a chi sta all’opposizione. Senigallia al Centro (19%) e FdI (11%) insieme fanno il 30%, è evidente che ci sia stato un travaso, altrimenti FdI avrebbe dovuto essere al 20-22%. Così come il candidare esponenti di lungo corso di partiti come Cameruccio, Cicconi Massi, Canestrari, mascherandoli per civici, ha inciso sicuramente».

Il suo predecessore, Fabrizio Volpini, dopo la scorsa sconfitta scelse di fare un passo indietro. Lei invece entrerà in consiglio comunale per guidare l’opposizione?

«Ho rispettato le scelte personali di Fabrizio, in passato. In questi giorni ho ricevuto un affetto e un calore inattesi da centinaia di persone che mi hanno fermato in giro per chiedermi di continuare e non mollare. Sarò il capogruppo del Pd, a capo di una nuova generazione a cui daremo spazio, ognuno per competenze, esperienze, passione, impegno e ambizione. Vorrei trasmettere la conoscenza e l’esperienza che ho acquisito per fare crescere nuove personalità all’interno dell’area progressista».

Finita questa consiliatura il centrodestra dovrà fare a meno di Massimo Olivetti, terminati i due mandati consecutivi. Lei, invece, ha già in mente una sua ricandidatura magari spinto dal partito e dalla base?

«Tra cinque anni può cambiare il mondo, speriamo che Senigallia non vada ancora più giù piuttosto. Del mio destino personale, al momento, mi interessa poco. Mi sono speso per la città, ora mi spenderò per far crescere un gruppo nuovo di persone. Sono sempre stato a disposizione del partito, ma c’è altro oltre alla politica per fortuna. Dipendere da un incarico non è mai una cosa buona, per fortuna non è il mio caso».

Lei ha meno di 40 anni e ha puntato moltissimo sul rinnovamento generazionale: è necessario un taglio con il passato partendo anche dal fatto che il Pd, come ha detto, da solo non basta più?

«In campagna elettorale abbiamo rivendicato con piacere le tante opere effettuate dal 2000 al 2020, come Foro Annonario, via Carducci, complanare etc. Dopo di che, non si può vivere solo di ricordi ma bisognava dare una prospettiva rivolta al 2050. Questo non lo puoi fare se continui a guardare indietro, soprattutto dopo due vittorie di fila del centrodestra. Servono coraggio, determinazione e altruismo e una visione diversa del futuro. Senza dimenticare le cose buone del passato, ovviamente».

I suoi rapporti con l’ultimo sindaco del centrosinistra Maurizio Mangialardi?

«Maurizio ci ha dato una mano nei mondi in cui era più conosciuto e stimato, lo ringrazio per questo e per l’aiuto che ha dato a tutti noi. Il resto è stato un percorso naturale, che non ha mai escluso nessuno, al contrario è stato parte di un dialogo intergenerazionale molto forte e che rivendico con orgoglio».

Deleghe anche per i consiglieri comunali. «La prima pratica? Variazione di bilancio»

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

X