Termovalorizzatore Marche, Legambiente:
«Costoso e vincolerà le politiche
sui rifiuti per i prossimi 30 anni»

ANCONA - Marco Ciarulli, presidente regionale dell’associazione, ritiene che «chiudere il ciclo dei rifiuti è doveroso ma prima di pensare di bruciarli, dobbiamo guardare a modelli di sviluppo più sostenibili ambientalmente ed economicamente»

L’Ecoforum di Legambiente sui rifiuti del 2025 a Corridonia

«Si legge sempre più spesso la notizia secondo cui realizzare un termovalorizzatore che bruci 370.000 tonnellate all’anno di rifiuti marchigiani (urbani e speciali) sia l’unica soluzione per uscire dallo stallo impiantistico in cui versa buona parte del territorio marchigiano e sia necessario anche sotto il profilo economico ed ambientale. Legambiente Marche evidenzia come in questo ragionamento manchino elementi essenziali per una visione completa della questione. «Nel ragionamento però, andrebbe spiegato che il termovalorizzatore rappresenterà un investimento particolarmente oneroso per tutta la regione, che ci vincolerà qualsiasi futura strategia più efficace per i prossimi 30 anni.  Inoltre non ci libererà comunque dalle discariche, che anzi, ci serviranno per ospitare i rifiuti speciali prodotti dal termovalorizzatore stesso» commenta in una nota Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche .

Marco Ciarulli

L’associazione sottolinea che nel 2024 il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti stimava un costo per la realizzazione del termovalorizzatore di circa 400 milioni di euro. Previsione che oggi probabilmente, andrà ulteriormente a rialzo, data la situazione economica e geopolitica in cui si trova l’Italia. Legambiente si chiede come possa un investimento di questa portata essere considerato una scelta utile ed appetibile per una regione che ha tutte le carte in regola per fare scelte più lungimiranti, con un approccio integrato, senza ideologie. «Condividiamo appieno la preoccupazione di chi sostiene che ci sia uno stallo impiantistico nella Regione – continua Ciarulli – ma crediamo anche che gli impianti che servono alla Regione Marche per uscire da quest’impasse siano gli impianti industriali dell’economia circolare. Ad oggi nei fatti ricicliamo molto poco delle frazioni ordinarie come vetro e carta, inviando fuori regione buona parte di questo materiale, perdendo l’occasione di generare la filiera economica delle materie prime seconde, ottenute appunto dal riciclo.  Inoltre molte regioni d’Italia hanno avviato e stanno avviando progetti di riciclo anche per frazioni più speciali, come prodotti assorbenti per la persona, Raee, tessiliCome Regione Marche, dovremmo urgentemente andare in questa direzione”.

L’Ecoforum rifiuti di Legambiente, svoltosi a gennaio 2026 ad Ascoli Piceno

Legambiente grazie alla sua capillarità territoriale, racconta gli impianti di riciclo di tutta Italia, attraverso la campagna “ I cantieri della transizione ecologica” un tour di tutto lo stivale dove vengono raccontate quelle realtà industriali che fanno del riciclo e dell’economia circolare il loro principio cardine, a dimostrazione che grazie all’innovazione tecnologica ed al coraggio di imprenditori ed amministrazioni lungimiranti, sia possibile fare l’economia circolare e farla bene. «Chiudere il ciclo dei rifiuti è doveroso – conclude Ciarulli – ma prima di pensare di bruciarli, dobbiamo guardare a modelli di sviluppo più sostenibili ambientalmente ed economicamente – conclude Ciarulli – ci basti guardare le Regioni più virtuose che bruciano una parte dei rifiuti, ma lo fanno veramente a chiusura del ciclo. In Veneto, per esempio, la proiezione futura di combustione e smaltimento è di circa 400.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani, ma a fronte di una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Nelle Marche invece ci diamo la proiezione di bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti urbani (e 100.000 di speciali) ma con appena 1,4 milioni di abitantiEd è in questo scarto molto largo che sta la scelta sbagliata che vogliamo sottolineare. Realizzare gli impianti industriali di riciclo, per tenere la nostra materia prima seconda come risorsa economica, sarebbe una strategia sicuramente più lungimirante.  Avere un sistema di raccolta dei rifiuti che valorizzi la qualità della raccolta e permetta ai cittadini di essere premiati per la qualità dei conferimenti, altrettanto necessario quanto urgente».

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