Con Messi e Scaloni un po’ di Marche
nella finale del Mondiale.
Le origini dei due big argentini

USA '26 - Alla vigilia di Spagna-Argentina, il viaggio nelle origini del numero 10 e del ct della Selección

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Abbraccio tra Leo Messi e il ct Lionel Scaloni

di Alessandro Vallese

C’è un’altra Marca dall’altra parte dell’oceano. Una terra che parla italiano, che conserva cognomi marchigiani e che, domani sera, contro la Spagna, vivrà la sua seconda finale consecutiva di un Mondiale. I numeri raccontano già molto del legame tra Marche e Argentina: la regione conta circa un milione e mezzo di abitanti e altrettanti sono, secondo le stime, gli argentini di origine marchigiana. Una sorta di seconda regione oltre Atlantico.

«Se sei marchigiano e non hai un parente a Roma o in Argentina sei sicuramente un’eccezione», racconta Fiorenzo Santini, giornalista di Camerano, ex impiegato di banca e appassionato ricercatore di sociologia, genealogia ed emigrazione marchigiana.

Fiorenzo Santini

Fiorenzo Santini, esperto di emigrazione marchigiana in Argentina

Un legame che in questi giorni si è fatto ancora più forte, anche grazie alle storie dei due uomini simbolo della Selección: Lionel Messi e Lionel Scaloni. Due destini che il calcio ha intrecciato definitivamente. Il campione di Rosario, dopo aver pensato di lasciare la Nazionale al termine della finale persa nel 2014 contro la Germania, venne convinto proprio dall’attuale ct a continuare il suo percorso con l’Argentina. Il resto è storia: due Copa America, il Mondiale conquistato in Qatar nel 2022 e ora a 39 anni una nuova occasione, se davvero ce ne fisse bisogno, di dimostrare che è lui il migliore di tutti i tempi.

Come è risaputo, dietro le imprese dell’Albiceleste di Scaloni e Messi c’è una storia che parte dalle colline marchigiane. Santini racconta che la sua prima ricerca su Scaloni risale a molti anni fa. «Scrissi già nel 2000 che Scaloni aveva origini marchigiane. Allora era un buon giocatore, ma non era certamente il personaggio che conosciamo oggi. Durante il Mondiale del 2022, quando l’Argentina si avvicinava alla finale, provai a segnalare queste origini agli enti del territorio, ma inizialmente non venni ascoltato. Pensavano potesse essere ascolano, invece diedi l’input: il legame era con il Fermano».

messi scaloni

Il passaggio decisivo arrivò grazie alla collaborazione con Giuseppe Merlini, direttore dell’Archivio storico di San Benedetto. «Mi aiutò a verificare che il paese d’origine fosse Magliano di Tenna. I documenti confermarono il legame tra Enrico Scaloni ed Elisa Serrani». Da lì la ricerca è stata approfondita da Norma Pierucci, di Colmurano e amica di famiglia di Scaloni, e dal giornalista Luigi Mancini, che hanno ricostruito l’intero albero genealogico. Il risultato fu sorprendente: Scaloni ha radici marchigiane non solo da parte paterna, ma anche materna. Oltre ai due bisnonni di Magliano di Tenna, anche quattro nonni: Giuseppe Toscanelli di Montegiorgio, Teresa Trobiani di Monte San Pietrangeli, Domenica Marroni di Rotella – il paesino ascolano di Riccardo Orsolini – e Giovanni Marzetti di Montegranaro.

La storia arriva fino a Pujato, il piccolo paese argentino dove è nato il ct dell’Albiceleste. «È un centro di appena 3.600 abitanti, di cui 95 con cognomi di origini marchigiane. Anche il sindaco Daniel Quacquarini (un cognome che nel maceratese rimanda subito alla vernaccia di Serrapetrona) ha radici marchigiane, tra Fermo e Pioraco». Un legame che potrebbe presto trasformarsi in qualcosa di concreto. «Il sindaco di Magliano di Tenna Pietro Cesetti è molto attivo e ha lavorato per un gemellaggio con Pujato. Scaloni è già stato a Magliano quando era giocatore e ha promesso che tornerà. Tiene molto alle sue origini ed è stato anche uno dei pochi a dire pubblicamente che gli dispiaceva vedere l’Italia fuori dai Mondiali».

La storia di Lionel Messi è ancora più complessa e affascinante. Santini ci ha lavorato per anni. Per la famiglia Messi il viaggio parte da Valle Cantalupo, oggi Montefiore di Recanati. Nel 1893 Angelo Messi, trisavolo paterno di Leo, partì con Maria Latini dal porto di Genova verso l’Argentina, stabilendosi poi a Rosario. Anche il cognome racconta una storia. «Messi deriva dalla parola “messe”, cioè la raccolta del grano. Era legato al mondo contadino. Pacifico Messi, il padre di Angelo, convinse il figlio a partire perché in Argentina “si mangiava la carne”. A casa Messi in quegli anni il cibo era poco».

 

Ma il viaggio nella genealogia della Pulce porta anche in un altro comune marchigiano: San Severino (a cui è legato anche il presidente dell’Argentina Javier Milei). «Per anni mi sono chiesto da dove arrivasse il cognome Cuccittini, che in Italia praticamente non esiste più. Approfondendo la ricerca ho scoperto che in realtà era una trasformazione di Coccittini. La famiglia, prima di arrivare in Argentina, era passata dal Brasile, da Ribeirão Preto, e durante quel periodo molti cognomi italiani vennero modificati». Quel cognome apparteneva al ramo materno di Messi, quello della nonna Celia Oliveira Cuccittini, e riportava proprio alle campagne settempedane. «Una vecchia zia della famiglia mi disse: “Noi veniamo da San Severino Marce”, senza la “h”. Da lì ho iniziato a ricostruire quel legame».

La ricerca portò anche al riconoscimento della cittadinanza onoraria di San Severino per Lionel Messi. «Dopo questa vicenda il sindaco Piermattei mi disse che era stato contattato da mezzo mondo.

Nel 2015  Santini è riuscito a contattare anche Jorge Messi, padre del campione argentino. «Gli scrissi e dopo un periodo in cui non riuscimmo a sentirci, anche per alcune vicende giudiziarie della famiglia, mi rispose scusandosi e dicendo che voleva recuperare il rapporto perché teneva molto alle sue origini». Poi arrivò una mail che Santini non dimenticherà mai. «Jorge Messi mi chiese aiuto per traslare la cittadinanza italiana alla moglie e ai figli. Quando utilizzò il termine “traslatar” capii che erano già cittadini italiano. Erano iscritti all’anagrafe di Recanati ma non lo sapeva».

La parte più emozionante però arrivò grazie a un parente argentino della famiglia, Luis Cuccittini, fornaio e cugino della mamma di Messi. «Gli dissi che avevo trovato il legame con Montefiore di Recanati. Lui mi rispose: “Ho la pelle di gallina” (l’espressione che usano gli argentini al posto di pelle d’oca). Gli chiesi perché e mi raccontò che tre giorni prima aveva sognato suo padre che gli diceva: “Ricordatevi sempre che noi veniamo da Macerata”». E un altro sogno, quello di vedere la Pulce tornare nelle Marche non è ancora tramontato. «Non è detto che non venga mai. Magari tra dieci anni, ma io ci spero».

Ma Messi e Scaloni non sono gli unici campioni argentini con radici marchigiane. Tra gli altri, Santini cita anche Manu Ginóbili, leggenda del basket Nba con quattro titoli conquistati con i San Antonio Spurs. «I suoi nonni materni provenivano da Pollenza e Corridonia. Il suo biografo ha parlato della “Ruta del talento”: San Severino, Corridonia e Magliano di Tenna sono a pochi chilometri di distanza e hanno dato origine a tre grandissimi protagonisti». Un’altra espressione riportata nella biografia di Manu, è nata traducendo un modo di dire marchigiano. «Da noi si dice che certe persone stanno “a un abbaio di cane” di distanza. Il suo biografo l’ha trasformato in “ladrido de perro”».

Negli ultimi giorni si è parlato anche di un presunto legame con le Marche del capitano dell’Inter Lautaro Martinez, emerso nei giorni scorsi sui social. Qui Santini invita alla prudenza. «È uscito un meme, ma al momento non ci sono conferme. Il padre non ne sa nulla».

Intanto domani sera sarà Spagna contro Argentina. Il terzo Mondiale consecutivo senza l’Italia lascia spazio a passioni diverse. Se a Napoli quando gioca l’Argentina la partita è forse è più sentita di quando gioca l’Italia, anche nelle Marche, che sia Montefiore di Recanati, San Severino o Magliano di Tenna, ci sono motivi in più per guardare verso il Sol de Mayo. Perché dietro la maglia dell’Albiceleste, soprattutto dietro la “numero diez”, c’è anche un pezzo di Marche.

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