Profughi ucraini, Andreoli:
«Rifugiati veri, non la solita accoglienza
di ragazzotti ventenni»

ANCONA – Il commento della capogruppo leghista è stato stigmatizzato dal presidente del Consiglio Sanna e da diversi consiglieri. A venerdì erano 68 - per la maggior parte donne e bambini - le persone in fuga dalla guerra giunte nella provincia di Ancona. A fare il punto, l'assessora alle Politiche sociali Capogrossi, che ha annunciato l'attivazione, da oggi, di un punto Usca al Palaindoor per l’esecuzione del tampone, da effettuare entro 48 ore dall’arrivo in Italia

Antonella Andreoli

 

 

«Questa (dei profughi ucraini, ndr) è veramente un’accoglienza di rifugiati veri, di donne, bambini e famiglie bisognose di tutto. Non è la solita accoglienza, cui è abituata questa amministrazione, di ragazzotti ventenni che non si sa bene a quale titolo riescano ad ottenere tante facilitazioni e tanti permessi». Parole che deflagrano nella seduta odierna del Consiglio comunale, quelle della capogruppo della Lega Antonella Andreoli, poi stigmatizzate dal presidente Tommaso Sanna e da diversi consiglieri comunali, tra cui Francesco Rubini (Aic) che, scrivendo nella chat in diretta, parla di «concetto vergognoso» e, sul suo profilo Facebook, aggiunge: «dite voi se c’è un limite alla vergogna». L’esponente del Carroccio e la consigliera di maggioranza Lucia Trenta (Ancona x Ancona) avevano posto all’assessora alle Politiche sociali Emma Capogrossi due interrogazioni gemelle sulla gestione dell’accoglienza dei profughi che scappano dalla guerra scatenata dalla Russia ai danni dell’Ucraina. Nel restituire il quadro della situazione, la titolare della delega ha fatto sapere che, a venerdì (dati della Questura), erano 68 i profughi giunti nella provincia di Ancona, «di cui poche decine nel capoluogo. L’accoglienza dei profughi ucraini è gestita del Ministero dell’Interno attraverso le Prefetture – spiega Capogrossi –, disciplinata da un decreto legge del 28 febbraio e prevede la deroga a ogni requisito richiesto per altre situazioni. Chi arriva in provincia di Ancona deve essere censito, quindi presentarsi negli uffici della questura o nei vari commissariati per la registrazione e la dichiarazione di presenza sul territorio, quest’ultima con validità trimestrale, in attesa che si perfezioni la protezione temporanea, in applicazione di una norma europea del 3 marzo scorso, che dà il diritto di ricevere un permesso annuale per vivere, lavorare, ricevere assistenza sanitaria e accedere all’istruzione nell’Unione Europea». Se i profughi dispongono già di figure di riferimento sul territorio, «possono ricevere ospitalità presso queste. In caso contrario, verranno inseriti nel percorso Cas (Centri accoglienza straordinaria) o nella rete SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) alla quale partecipa anche il Comune di Ancona. La Prefettura ha invitato i Comuni a segnalare anche eventuali disponibilità di alloggi di privati».

L’assessore ai Servizi Sociali Emma Capogrossi

Intanto, l’assessora fa sapere che è stato «costituito un tavolo di coordinamento al quale partecipano la comunità ucraina Marche, la Caritas ed i servizi sociali. Tra gli interventi urgenti, oltre alle prime informazioni ai profughi, c’è l’accesso all’esecuzione del tampone e all’eventuale presa in carico dai servizi Asur. A questo proposito è già operativo da oggi un punto Usca al Palaindoor per l’esecuzione del tampone, da effettuare entro 48 ore dall’arrivo in Italia». La presa in carico sanitaria include «la vaccinazione anti-Covid, ma anche quella di routine in base alla bassa copertura vaccinale della popolazione ucraina. Entro oggi sarà attivato anche un numero telefonico per informazioni e segnalazioni di necessità particolari». L’intervento di Capogrossi si conclude con un appello a «non sovrapporre ulteriori invii di aiuti: questa solidarietà straordinaria che si è manifestata rischia di diventare di difficile gestione a livello locale. I canali sono molto difficili ed è buona cosa relazionarsi con organizzazioni internazionali che hanno riferimenti sul posto come la Croce Rossa che la Caritas. Bisogna cercare di restare in rete».

(m.m)

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