Bolkestein, summit Confcommercio:
«A breve la svolta, il governo si è impegnato
a scrivere la parola fine su questo calvario»

L’assemblea dei balneari nella sede di Confcommercio
di Francesca Pasquali
Un mix di sconforto e speranza. Si leggeva questo, stamattina, sulle facce dei balneari marchigiani riuniti in assemblea nella sede di Confcommercio Marche Centrali. Da mesi, aspettano numi dal Governo. O da qualcuno che gli dica se le concessioni che gestiscono dovranno essere messe all’asta. Secondo Antonio Capacchione, «la svolta verrà nei prossimi giorni».

L’intervento del governatore Francesco Acquaroli
«Il Governo si è impegnato a risolvere la questione in maniera definitiva, a scrivere la parola fine a una questione che per noi è diventata un calvario», ha detto il presidente nazionale del Sib, il Sindacato italiano balneari di Confcommercio. Per il quale è possibile trovare «un punto di equilibrio fra una maggiore concorrenza e la tutela degli attuali concessionari». Le attuali concessioni andranno in scadenza a fine anno. Dopodiché, la legge varata dal governo Draghi prevede la messa a gara. Ma, c’è un ma. Perché il governo Meloni ha provato a posticipare le gare di un altro anno, con un provvedimento inserito nel Milleproroghe, che però è stato bocciato dal Consiglio di Stato. Le norme che hanno disposto la proroga automatica delle concessioni balneari “sono in contrasto” con l’articolo 12 della direttiva europea e, dunque, “non devono essere applicate”. Così nella sentenza i giudici che hanno accolto contro la decisione del comune di Manduria di prorogare le concessioni. Per questo ora si è reso necessario intervenire definitivamente sulla questione.
«La legge – ha detto Capacchione – determina una situazione di angoscia in tutti noi. Una delle nostre materie prime è la serenità, il sorriso. Invece, nelle nostre famiglie vigono sconforto, angoscia e preoccupazione di perdere il lavoro e il frutto di questo lavoro». A salvare definitivamente i balneari potrebbe essere la mappatura delle spiagge italiane, che «serve a individuare nuovi spazi per il sorgere di nuove imprese», visto che «la Corte di giustizia ha dichiarato che la Bolkestein si applica solo quando non è possibile il rilascio di nuove concessioni demaniali marittime». In pratica, se dalla mappatura venisse fuori che ci sono tratti di spiaggia non ancora dati in concessione e che potrebbero essere dati, i balneari tornerebbero a sperare. «Riteniamo che in Italia ci siano le condizioni per il rilascio di nuove concessione demaniali. Questo impedirebbe l’applicazione della Bolkestein», ha proseguito Capacchione. Secondo il quale, «maggiore concorrenza non significa sostituire i titolari delle concessioni attualmente operanti, ma aumentare il numero di aziende».
Poi, l’appello alle istituzioni a «unirsi per mettere in sicurezza un modello che funziona e che il mondo ci invidia perché è unico». Nelle Marche, l’anno scorso, le concessioni balneari erano 1.098, il 7,1% di quelle italiane. Tutte insieme, coprivano una superficie di poco meno di 2,5 milioni di metri quadrati. S’è detto preoccupato il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, che ha portato il suo saluto all’assemblea. «Rischiamo di perdere – le sue parole – la nostra vocazione. Una regione come la nostra ha un interesse particolare sul turismo balneare che ci permette di riscoprire la filiera enogastronomica e dei prodotti di eccellenza e di portare milioni di presenze che si trasformano in conoscenza approfondita e appassionata di un territorio. Temiamo un modello basato solo sull’utile. Tutto deve avvenire nel rispetto del nostro territorio, altrimenti si rischia di perderne l’identità». Acquaroli ha anche detto di aver sentito, in mattinata, Gianluca Caramanna, parlamentare di Fratelli d’Italia, che fa parte della Commissione attività produttive, commercio e turismo della Camera. «Mi ha ribadito che il Governo sta lavorando su due direttrici: mappatura, per capire quante e quali spiagge sono disponibili, e interlocuzione con l’Europa, per garantire le nostre imprese», ha fatto sapere il presidente della Regione. «Non vogliamo – ha concluso – che il settore venga messo all’asta. Si tratta di tutelare un bene di tutta l’economia e quelle imprese che hanno una particolarità che va salvaguardata. Uno stato di diritto non può consentire la riduzione della loro capacità imprenditoriale».
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