di Sabrina Marinelli
Con un decreto, emesso il 30 dicembre, la struttura commissariale ha approvato i progetti di fattibilità tecnico-economica per le cinque vasche di laminazione oltre ad attivare le misure urgenti, propedeutiche all’avvio degli interventi.
Quattro sorgeranno a Senigallia e una a Ostra, per un investimento complessivo di 99.317.192,41 euro. Sono state concepite come un unico sistema. Terreni delimitati da arginature dove far confluire l’acqua in caso di piena, per trattenerla a monte. In questo modo si ridurrà il rischio di esondazione a valle. Per la progettazione e gestione complessiva dei progetti, la struttura commissariale si è avvalsa della Sogesid S.p.A., società di ingegneria in house providing delle Amministrazioni centrali dello Stato. I progetti di fattibilità tecnico-economica, relativi ai cinque interventi, hanno superato il vaglio della Conferenza dei servizi, e sono quindi stati approvati.
Riguardano l’area di laminazione detta Megà o Confluenze, per un costo di 19.458.198,53 euro; la Bettolelle Bis per 9.150.000 euro; la Marazzana, la cui spesa ammonta a 34.770.000 euro; un’altra a Borgo Catena per altri 26.578.993,88 euro e, infine, la Zipa ad Ostra per 9.360.000 euro. Le risorse attualmente disponibili, pari a 43,5 milioni di euro, consentono di procedere al completamento della progettazione esecutiva e all’esecuzione dei lavori per stralci. Con il decreto firmato a fine anno dal vicecommissario Babini è stato conferito al soggetto attuatore, la Sogesid S.p.A. e al responsabile del procedimento, il mandato per predisporre gli interventi propedeutici all’avvio dei lavori. I sedimenti necessari alla costruzione degli argini, provenienti da interventi di somma urgenza e dagli alvei fluviali, attualmente sono depositati presso l’area Zipa di Ostra, in attesa di analisi. Ci saranno poi da attivare, per le aree di cantiere, necessarie alla realizzazione delle vasche e dei depositi dei sedimenti, le procedure di occupazione d’urgenza e di avvio dell’espropri oltre alle indagini preliminari e verifiche di eventuale bonifica bellica.
Intanto a Senigallia l’opposizione contesta l’avvio della progettazione esecutiva del nuovo Ponte Portone, decretata il 31 dicembre dal vicecommissario Stefano Babini sempre nell’ambito dei lavori di messa in sicurezza del centro abitato dal rischio idrogeologico.
«L’opposizione è ancora una volta costretta a fare ciò che dovrebbe essere normale amministrazione – interviene Dario Romano, capogruppo del Pd e candidato alle primarie di coalizione del centrosinistra -: chiedere trasparenza, confronto e rispetto delle istituzioni democratiche. Ho chiesto la convocazione urgente della commissione consiliare su un’opera che stravolgerà la mobilità urbana senza che il consiglio comunale sia mai stato realmente coinvolto. Ponte Portone sarà il nodo di una viabilità ormai compromessa, che creerà ulteriori disagi quotidiani, danni economici e un clima di crescente esasperazione tra i cittadini». Marco Lion, presidente di Italia Nostra Senigallia, candidato a sindaco anche lui per le primarie del centrosinistra, annuncia battaglia, come già fatto per Ponte Garibaldi. «Progettano di far impazzire il traffico veicolare in uscita di viale Leopardi, facendolo passare tutto per il budello di via Petrarca: cioè si passerà da due corsie ad una, che significa solo code, code, code (e inquinamento) per un’arteria trafficatissima come viale Leopardi. Siamo di fronte all’ennesima violenza alla città, Come per il “ponte a brugola” ci opporremo in ogni sede e con ogni mezzo a queste follie, anche perché sappiamo che i cittadini senigalliesi la pensano come noi e sono stanchi di essere maltrattati».
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