di Gino Bove
Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028. Città e cittadini non se lo aspettavano. Tutt’altro. Il “Tanto perdiamo” ha però smesso di essere il refrain intonato da molti, precisamente alle 11,30 di ieri quando il Ministro Alessandro Giuli ha letto la motivazione annunciando che sarà proprio la dorica a fregiarsi del titolo (e ricevere il milione di euro per dare forma al programma presentato in dossier). Lo scetticismo è diventato festa e orgoglio.
Inizia Andrea Giordani, guida turistica e poeta con lavori premiati in Italia e all’estero: «Da guida racconto Ancona a chi arriva, ma da cittadino la riconosco nei silenzi tra il vento e il mare. La mostro nei suoi scorci, nei passi verso il porto, ma la vivo nelle sue attese, nei giorni che non fanno rumore. Ancona non si visita soltanto: si impara piano, finché diventa parte di te».
Andrea Toppi, attore, cantante e regista teatrale: «Fa un certo effetto sentirlo, perché Ancona non avrà il nome di Roma o Milano ma ha comunque dato i natali a gente come Beniamino Gigli, Franco Corelli, Andrea Silvestrelli per quanto riguarda il canto lirico. Ma vale anche per Annarita Spinaci o Annarita Faccani per la musica leggera. Pensate ad Ave Ninchi o alla compagnia di Lirio Arena, che ha aperto le porte alle compagnie teatrali. Oltre ad essere un premio apprezzato è anche meritato».
Gli fa eco Luigi Sfredda, regista teatrale: «Ancona adesso ha una meravigliosa occasione, perché geograficamente è sempre stata una città di frontiera, un crocevia di varie culture dai Balcani al Mediterraneo. Culture che proprio ad Ancona possono trovare una sintesi nelle loro forme culturali. Sono veramente contento come cittadino per questa designazione». Erika Giorgetti: «Per noi che facciamo parte di compagnie teatrali e associazioni culturali vive e vivaci, spero che questo voglia dire avere una possibilità di essere chiamati in causa per contribuire all’offerta culturale».
Costanza Mignanelli cita la vocazione storica della sua città: «Sono profondamente orgogliosa, perché le Marche sono una regione percepita troppo a lungo come “di confine”, sospesa tra tradizioni e influenze diverse. Ancona è già storia e cultura, nel suo nome e nella sua conformazione a gomito, che racconta il legame con l’antichità classica. La città incarna perfettamente lo stile della “dolce vita”, quella vita lenta e a misura d’uomo, capace di godersi il tempo e apprezzare le proprie risorse. Unica pecca? Fatichiamo a comunicarle, ma questa nomina è una splendida occasione per farlo». A chiudere, la dedica di Andrea Giordani, non più in veste da “cittadino” ma di poeta, che trasforma l’orgoglio in versi: “Ancona è un orizzonte che respira, dove il mare non divide, ma ricorda che ogni fine è anche un inizio. Sul batter tiranno dei colpi immani ritrova nel gomito il suo spirito indomito”.
Il sogno diventa realtà: Ancona trionfa e si laurea Capitale della Cultura 2028
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati