«Fabriano da ‘citta’ pilota’
a ‘citta’ trappola’ per i cinghiali»

LA LAC MARCHE è critica sui provvedimenti che la Giunta intende adottare per limitare la presenza in città degli ungulati

I cinghiali in via delle Fontanelle a Fabriano (credits Elisa Musciano)

«Un mese fa, all’indomani dell’importante convegno tenutosi all’Oratorio della Carità dal titolo “Animali selvatici: conoscerli per convivere”, alla presenza della sindaca Ghergo e di mezza giunta comunale, avevamo appreso con piacere che Fabriano si era autocandidata a “città pilota” per la risoluzione delle criticità derivanti dalla sempre maggiore presenza di animali selvatici nei centri urbani. La presenza come relatore al convegno del prof. Andrea Mazzatenta, uno dei massimi esperti a livello mondiale di cinghiali, lasciava infatti ben sperare che la questione fosse finalmente affrontata con competenza e con il maggiore rigore scientifico. Qualche giorno fa, invece, abbiamo saputo direttamente dalla sindaca che la “sporca” dozzina di cinghiali che risiede ormai stabilmente in città, peraltro in modo del tutto discreto e pacifico, come ammesso dalla stessa Ghergo, verranno presto catturati con delle gabbie/trappola e successivamente soppressi (questo la sindaca non lo ha detto, ma è esattamente il modus operandi in questi casi)». A sostenrelo in un comunicato è Danilo Baldini, delegato Lac per le Marche.

Con questo provvedimento, secondo Baldini viene ignorato «come l’aumento esponenziale dei cinghiali, sia dipeso essenzialmente dalla pessima “gestione” venatoria di questa specie, basata esclusivamente sugli abbattimenti venatori, in particolare con la modalità della “braccata”. In condizioni di naturalità (divieto di caccia), infatti, i branchi di cinghiali sono composti prevalentemente da femmine e dai loro cuccioli e sono guidati dalle più anziane, chiamate “matrone”, le quali sono le uniche a riprodursi, accoppiandosi con i maschi adulti, chiamati “solenghi”, che invece conducono una vita solitaria. In queste condizioni, la specie cinghiale è caratterizzata da una lenta crescita della popolazione, bassa mortalità e strutture di età stabili (cd. Strategia riproduttiva “K”). Viceversa, in condizioni di forte pressione venatoria, come è sempre stato negli ultimi decenni a causa della caccia in “braccata”, che è la forma di caccia di gran lunga più praticata, ma anche la meno selettiva e quella che crea il massimo disturbo alla fauna selvatica, si provocano profonde alterazioni nel comportamento e nello stato fisiologico dei cinghiali. Nel corso delle braccate, infatti, le prime a morire sono proprio le “matrone”, che si sacrificano a protezione del branco e in genere gli esemplari adulti, in quanto di dimensioni più grandi e quindi più “bramati” dai cacciatori. A questo pesante “stress” venatorio, la specie cinghiale ha quindi “reagito” adottando una strategia basata sulla sincronizzazione dell’estro delle femmine, mediante la comunicazione chimica (feromoni) e in generale con una precoce maturità sessuale degli individui più giovani, combinata ad una elevatissima fecondità (cd. Strategia riproduttiva “R”).

L’associazione lamenta inoltre la mancata istituzione «delle “fasce di sicurezza” con divieto assoluto di caccia intorno alla città (“Home range”), dove la fauna selvatica possa stazionare in tranquillità e non essere quindi costretta a rifugiarsi nel centro abitato. La sindaca Ghergo e la sua giunta dovrebbero sapere che queste “fasce di sicurezza” esistono già intorno a Fabriano e sono le 4 “Aree di rispetto venatorio”, che occupano una superficie di oltre 1.000 ettari, dove la caccia è vietata per alcune specie come lepre, fagiano e starna, ma paradossalmente è permessa invece al cinghiale. Basterebbe quindi estendere il divieto di caccia in queste aree anche al cinghiale, ed il “problema” sarebbe risolto». Con la scelta «della solita scorciatoia del “trappolamento”… il risultato che si otterrà, come ampiamente dimostrato in altre centinaia di casi analoghi, sarà quindi del tutto “temporaneo”, perché nel giro di breve tempo i branchi di cinghiali “eliminati”, verranno sostituiti da altri branchi che occuperanno gli stessi spazi per loro “vitali” e questo avverrà sempre, perlomeno finché non si eliminerà la vera causa originaria, ossia la “caccia in braccata”» conclude Danilo Baldini, delegato Lac Marche.

 

Emergenza cinghiali, presenze stabili in città: piano di allontanamento e nuove regole

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