Strage di Corinaldo:
la Cassazione conferma le condanne
per gestori e proprietari

La discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo
La vicenda giudiziaria legata alla strage della Lanterna Azzurra raggiunge il suo epilogo definitivo.
La quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha rigettato ieri i ricorsi presentati da 7 imputati, confermando le condanne per le gravi responsabilità gestionali e strutturali che l’8 dicembre 2018 portarono alla morte di 6 persone, e ad oltre 200 feriti.
Le sentenze, emesse con rito abbreviato, oscillano tra i 3 e i 5 anni di reclusione. Al centro del verdetto ci sono le fatali carenze di sicurezza e il superamento dei limiti di capienza del locale, criticità esplose drammaticamente dopo l’uso di spray urticante da parte della “banda dello spray” (già condannata in via definitiva a un totale di 70 anni di carcere).
I giudici hanno confermato le responsabilità per omicidio colposo plurimo, lesioni e disastro colposo a carico di Marco Cecchini, Dj e organizzatore di fatto della serata, condannato alla pena più alta di 5 anni e 1 mese e Francesco Righetti, amministratore della Magic Srl (società di gestione), la cui condanna è di 4 anni. Confermati 4 anni per Alberto e Marco Micci; 3 anni per Letizia Micci e Mara Paialunga inoltre, 3 anni e 8 mesi per Gianni Ermellini (responsabile sicurezza) e 3 anni e 4 mesi per Carlantonio Capone (socio della società di gestione).
Nonostante la chiusura definitiva di questo filone, resta pendente in Corte d’Appello il troncone processuale riguardante la Commissione di vigilanza. Sotto la lente d’ingrandimento ci sono le autorizzazioni rilasciate al locale, 14 mesi prima del disastro. I membri della commissione, condannati in primo grado per falso (ma assolti dalle accuse di omicidio e disastro), attendono il secondo grado di giudizio, per il quale la Corte ha recentemente disposto una nuova perizia tecnica.
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