Il tesoro del Guasco, riemergono mura
romane di terrazzamento in un percorso
ascensionale al tempio di Venere
Nuove eccezionali scoperte archeologiche dagli scavi del complesso di San Gregorio ad Ancona venute alla luce durante i lavori di recupero del complesso Giovagnoni-Birarelli, il vecchio orfanotrofio di Ancona. Giunge al termine in questi giorni il secondo lotto di scavi archeologici eseguiti dalla Cooperativa Ara di Monteriggioni in provincia di Siena sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino nell’area del complesso Ex Giovagnoni Birarelli di Ancona. L’intervento rientra nel più ampio progetto di recupero del bene: si tratta di un cantiere diretto dall’arch. Simona Guida della Soprintendenza e finanziato con fondi del Ministero della Cultura grazie alla L. 232/2016.
Le attività di scavo archeologico, dirette da Stefano Finocchi e Sara Trotta della Soprintendenza, sono state avviate in questa fase di messa in sicurezza dell’edificio e hanno interessato il settore prossimo alla cosiddetta “Casa dei Fiorentini”, porzione inglobata nella più recente struttura dell’ex Istituto Birarelli Compagnoni, in prossimità del sagrato della chiesa di San Gregorio. Il saggio archeologico preventivo – spiega una nota della stessa Soprintendenza – ha consentito di individuare un’imponente muratura costruita con grandi blocchi squadrati. La struttura, con orientamento nordovest–sudest, presenta uno spessore di oltre 4 metri e un’altezza conservata di circa 4,5 metri: è stata ad oggi indagata per una lunghezza di circa 10 metri e presenta uno sviluppo oltre i limiti attualmente esplorati. Le evidenze rinvenute trovano corrispondenza con le descrizioni dell’abate Leoni che nel 1811 documentò nella stessa area la presenza di un imponente edificio.
Dal punto di vista topografico, il complesso si colloca in un’area strategica della città antica, in prossimità dell’anfiteatro e in diretto rapporto con il fronte a mare; le strutture individuate sembrano inserirsi in un sistema edilizio articolato lungo il versante della falesia, finalizzato alla regolarizzazione e monumentalizzazione del pendio, in stretta connessione con il paesaggio costiero. Per dimensioni, tecniche costruttive e articolazione planimetrica, il rinvenimento rappresenta un unicum nel contesto urbano di Ancona. L’importanza scientifica della scoperta apre nuove prospettive per la ricostruzione dell’assetto urbanistico della Ancona romana, suggerendo una organizzazione dello spazio urbano fortemente strutturata e di grande impatto scenografico secondo un ampio progetto di monumentalizzazione del colle Guasco, con una sequenza di edifici e spazi pubblici disposti in maniera scenografica lungo un percorso ascensionale che conduceva all’area sacra del tempio di Venere.
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