Femminicidio di Loreto, chi è Sami Khemaies:
dalla condanna per spaccio
alla fuga dai domiciliari

DELITTO LUIGIA FORTUNATO - Il tunisino di 39 anni, residente a Porto Recanati, ora a Montacuto con l'accusa di omicidio volontario ha alle spalle due condanne al tribunale di Macerata: una per il mercato dell'eroina al River Village e una per danneggiamento dopo aver distrutto il braccialetto elettronico

Nel riquadro Sami Khemaies

di Alberto Bignami

Dietro l’orrore del femminicidio consumatosi ieri notte in via Bramante a Loreto, emerge la figura di un uomo già ampiamente noto alle forze dell’ordine e alle aule di tribunale (leggi qui). Sami Khemaies, 40 anni, tunisino residente da anni a Porto Recanati, prima del tragico trasferimento nel comune limitrofo.

L’uomo si trova ora rinchiuso nel carcere di Montacuto ad Ancona, in attesa dell’udienza di convalida del fermo. L’accusa è di omicidio volontario per aver ucciso la ex compagna Luigia Fortunato, mamma di un bambino di 8 anni. Il provvedimento è scattato al termine di una notte convulsa.

I carabinieri in via Bramante

Il nome di Sami Khemaies compare nelle carte giudiziarie del tribunale di Macerata già da diversi anni.
Il 40enne è stato infatti uno dei protagonisti di un vasto giro di spaccio smantellato dai carabinieri all’interno del complesso ‘River Village’ di Porto Recanati. Un’indagine accurata che aveva documentato centinaia di cessioni di sostanze stupefacenti di ogni tipo: dall’eroina alla cocaina, passando anche per l’hashish.

In quel contesto, Khemaies era stato condannato in sede di rito abbreviato dal Gup Giovanni Manzoni a 3 anni e 2 mesi di reclusione. Secondo i capi d’imputazione formulati dal pubblico ministero Vincenzo Carusi, l’uomo aveva gestito, in concorso e da solo, un mercato florido. Tra il 2017 e il 2019, a Khemaies era stata contestata la vendita sistematica di decine di dosi di eroina a clienti fissi, con un tariffario consolidato che si aggirava sui 40 euro a dose. Un’attività che ne aveva tracciato il profilo di spacciatore radicato sul territorio costiero.

I carabinieri impegnati nei rilievi all’interno dell’appartamento di via Bramante a Loreto

Ma il curriculum del presunto omicida non si ferma al traffico di stupefacenti. Il 10 settembre del 2020, mentre si trovava agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Porto Recanati, l’uomo pianificò e mise in atto un’evasione distruggendo il dispositivo di controllo elettronico. Quando l’allarme della manomissione scattò alla centrale operativa, i carabinieri raggiunsero subito il luogo. Trovata la porta di casa socchiusa, i militari hanno scoperto sul tavolo della cucina c’era il braccialetto elettronico nettamente tagliato in due e, accanto, un paio di grosse forbici da potatura per piante e un cacciavite utilizzati per forzare e tranciare i circuiti. Rintracciato e processato davanti al giudice del tribunale di Macerata, Khemaies si era giustificato sostenendo di essere fuggito nel suo Paese d’origine a causa della recente scomparsa del padre. L’uomo era stato condannato in primo grado a 5 mesi e 20 giorni per evasione e danneggiamento.

Luigia Fortunato

Oggi, a distanza di anni da quelle condanne e da quei tentativi di sfuggire alla giustizia, Sami Khemaies si trova rinchiuso a Montacuto come presunto autore del femminicidio nel quale è stata uccisa a coltellate la 33enne Luigia Fortunato.

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