Nei fondali di Mazara del Vallo
sub anconetano scopre un relitto
con centinaia di anfore romane

TESORI - Giacomo De Mola, campione del mondo di pesca in apnea e tesserato del Kòmaros Sub, insieme al suo assistente Igor Bisulli ha segnalato la presenza del 'museo sommerso' alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana dopo il ritrovamento nel corso di una discesa a oltre 45 metri di profondità

Il relitto con le anfore di epoca romana scoperto dal sub anconetano Giacomo De Mola nei fondali del mare di Mazara del Vallo

Un’eccezionale scoperta archeologica ha illuminato i fondali al largo di Mazara del Vallo, restituendo alla luce un relitto romano rimasto sigillato nei sedimenti per oltre duemila anni. Il ritrovamento è avvenuto grazie all’occhio attento del sub anconetano Giacomo De Mola, campione del mondo di pesca in apnea e tesserato del Kòmaros Sub Ancona, insieme al suo assistente Igor Bisulli. La presenza del relitto al largo della costa, presumibilmente databile tra il II e il I secolo a.C., è stata immediatamente segnalata alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana per le verifiche del caso e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, l’ha definita «una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni». Un evento straordinario scaturito durante normali attività di prospezione e ricerca dei fondali in cui si è svolto il Campionato Italiano assoluto di pesca in apnea. Dopo che uno scandaglio aveva rilevato un’anomalia, De Mola ha effettuato una discesa di verifica in apnea a oltre 45 metri di profondità. Quella che inizialmente appariva come una semplice formazione rocciosa si è rivelata, sotto l’occhio esperto dell’atleta, essere un vasto accumulo di anfore appartenenti a una nave romana. In un comunicato, Komaros Sub Ancona, ricorda che De Mola, campione del mondo di pesca in apnea e pluricampione italiano della disciplina, ed il suo assistente Igor Bisulli, atleta e istruttore federale, sono entrambi tesserati della Federazione Italiana Pesca Sportiva, Attività Subacquee e Nuoto Pinnato (Fipsas).

La scoperta, che ha trovato risonanza sulla stampa nazionale, è stata subito condivisa con Fabio Portella, archeologo subacqueo ed istruttore federale Fipsas, che ha successivamente coordinato le attività di documentazione del relitto. Il carico del relitto si presenta imponente con un accumulo di centinaia di anfore che si estende per circa 21 metri di lunghezza, 6 di larghezza e quasi 2 di altezza. Oltre alle ceramiche, sul sito sono stati individuati due grandi ceppi d’ancora in piombo e una fistula plumbea, un componente dell’impianto di sentina dell’imbarcazione, elementi che permettono di ricostruire la struttura della nave antica. L’analisi scientifica, coordinata dall’archeologo subacqueo, ha permesso di identificare diverse tipologie di contenitori, tra cui le anfore Dressel 1A e Lamboglia 2, oltre a esemplari neopuniche. Questi reperti sono fondamentali per gli studiosi poiché «testimoniano l’intensa rete commerciale che collegava le diverse sponde del Mediterraneo in età romana» evidenzia il comunicato ufficiale, suggerendo possibili rotte provenienti dal nord Africa.

Per garantire la massima precisione senza compromettere il sito, il team di Portella ha utilizzato tecnologie avanzate, effettuando immersioni tecniche con rebreather. Grazie a queste procedure è stato possibile realizzare un rilievo tridimensionale (3D) dell’intero relitto, una documentazione digitale che permetterà agli archeologi di analizzare ogni minimo dettaglio in totale sicurezza e preservandone l’integrità. Oltre al valore storico, il relitto ha assunto nel tempo una nuova funzione ecologica, trasformandosi in un prezioso ecosistema per la fauna locale. Tra le anfore si sono rifugiati esemplari di mostelle, murene e cernie brune, rendendo l’area «un autentico museo sommerso dove storia e biodiversità convivono da oltre due millenni» evidenzia la nota. Le indagini proseguiranno sotto la guida della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con l’obiettivo anche di comprendere meglio il contesto storico della scoperta.

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