Vertenza Electrolux,
sciopero e presidio a Roma

LA BATTAGLIA per l'occupazione e la salvaguardia anche dello stabilimento di Cerreto d’Esi e dei suoi 170 lavoratori lunedì si sposta nella capitale dove al Mimit si riunirà di nuovo il tavolo tecnico

La manifestazione di 3 settimane fa davanti allo stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi (archivio)

Prosegue con una giornata di protesta programmata per lunedì prossimo, 5 ottobre, la mobilitazione per la vertenza Electrolux. Sindacati e lavoratori hanno proclamato otto ore di sciopero e indetto un presidio davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, dove è stato convocato un nuovo tavolo tecnico, organizzando anche un pullman con 50 dipendenti dello stabilimento di Cereto d’Esi (a rischio chiusura con 170 esuberi), diretto nella capitale.

Il piano industriale annunciato dalla multinazionale svedese prevede complessivamente 1.450 licenziamenti in Italia. «A sostegno della dura vertenza in atto con Electrolux, proclamiamo otto ore di sciopero, da svolgersi il 5 ottobre. Nella stessa giornata annunciamo inoltre un presidio presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in occasione del tavolo previsto dalle ore 10. Ribadiamo la richiesta di preservare stabilimenti, volumi produttivi, occupazione e condizioni di lavoro» hanno specificato le sigle sindacali di settore Fim, Fiom, Uilm e Uglm.

Sul fronte istituzionale, la Regione sta cercando di intervenire con forza per salvaguardare l’occupazione locale. La consigliera regionale Mirella Battistoni (FdI) ha presentato una mozione, sostenuta dalla maggioranza, per impegnare l’ente a proseguire il confronto con il Governo e a sollecitare lo sviluppo di un piano industriale alternativo per l’area. «Chiediamo che, fino alla definizione di un accordo complessivo, venga confermato il blocco di qualsiasi iniziativa unilaterale. Cerreto d’Esi deve continuare a produrre e deve avere una prospettiva industriale», scrive la consigliera. Anche il consigliere regionale Antonio Mastrovincenzo (Pd) ha protocollato una interpellanza a tema.

Mentre la crisi dell’Elettrodomestico si aggrava, emergono segnali di apertura a livello europeo grazie alla spinta italiana, sostenuta da Francia, Germania, Polonia, Slovacchia e Spagna. È stato infatti discusso una settimana fa il ‘non paper’ finalizzato a far riconoscere dalla Commissione Europea l’importanza strategica del settore degli elettrodomestici per contrastare la concorrenza asiatica. E’ stato proprio il ministro Adolfo Urso a confermare questo passo in avanti, spiegando in una nota che il comparto è stato inserito nell’agenda delle riforme europee.

«Siamo riusciti a inserire nell’agenda delle riforme europee il comparto degli elettrodomestici per delineare un futuro a questo comparto strategico dell’industria europea e italiana», ha annunciato il ministro a margine dei lavori. L’obiettivo è creare un percorso di transizione per tutelare i lavoratori e gli stabilimenti esistenti attraverso nuove regole di salvaguardia. Urso punta su un modello «Made in Europe fondato sulla base industriale dei 27 Paesi e aperto, a condizioni di reciprocità, ai partner extra-Ue».



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