
Foto d’archivio
Facevano venire giovanissime ragazze dalla Romania per avviarle alla prostituzione sul litorale adriatico: quattro condanne inflitte dal collegio penale alla banda romena-italiana. Quello che era considerato il dominus dell’organizzazione, un romeno di 35 anni, è stato condannato a tre anni di reclusione per sfruttamento della prostituzione. Pene più lievi (un anno e sei mesi)per coloro che hanno risposto di favoreggiamento. Si tratta si un 60enne di Monsano considerato il tassista delle prostitute e di due romene di 26 e 44 anni che, stando alle indagini, si adoperavano per fornire supporto logistico alle lucciole, procurando loro appartamenti dove prostituirsi e clienti. Stralciata la posizione degli altri due imputati: uno è irreperibile, l’altro sta scontando una pena in un carcere francese fino al 2014 e non ha mai potuto partecipare al processo tenutosi ad Ancona. Stando al capo d’accusa, il gruppetto avrebbe reclutato dal loro paese d’origine giovani ragazze romene da inviare sulla costa romagnola, marchigiana e pugliese. Nella provincia dorica, le squillo doveva occupare il tratto di litorale da Falconara fino a Marina di Montemarciano. Potevano prostituirsi in strada oppure in degli appartamenti messi a disposizione dalla banda. Il meretricio doveva avvenire secondo le direttive della gang: più clienti una squillo riusciva ad avere e più soldi doveva garantire ai suoi sfruttatori. Potevano arrivare a guadagnare da una sola ragazza anche sei mila euro al mese. La holding criminale era stata smantellata nel 2015 a seguito di un’indagine portata avanti dalla Squadra Mobile e coordinata dal pm Rosario Lioniello.
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