Il Garante sul caso di Fatima:
“Apriremo un’istruttoria”
Arriva sul tavolo del Garante regionale dei diritti, il caso di Fatima Sy, l’operatrice socio sanitaria senegalese 40enne allontanata dalla casa di riposo di Senigallia dopo le frasi razziste degli anziani ospiti perché è una ragazza di colore, dalla cooperativa per la quale lavorava in prova. Andrea Nobili, interviene sulla vicenda annunciando di voler “avviare subito un’istruttoria – sottolinea il Garante – per capire cosa sia accaduto. Non possiamo che ribadire la ferma condanna di questa Autorità di garanzia contro ogni forma di razzismo, che non può essere giustificato in alcun modo e per nessuna circostanza. Difendiamo sempre e comunque il diritto della persona ad essere rispettata e deve avere la possibilità di accedere a qualsiasi posto di lavoro, al di là del colore della sua pelle”. Nobili non manca di ricordare che quello delle Marche è da sempre “un territorio solidale e sensibile alle problematiche dell’integrazione, fornendo in questo modo la possibilità di costruire le fondamenta per una tutela di tipo compiuto. Stiamo lavorando proprio in questa direzione e non è pensabile che episodi discriminatori, seppur contenuti, intacchino la bontà dei traguardi fin qui raggiunti.”
LA MANO TESA DA UN IMPRENDITORE FIORENTINO – “Se vorrà venire a Firenze sarò ben lieto di prenderla con me a lavorare. E fin da ora mi metto in contatto con la prefettura di Ancona per dare a lei un’opportunità. Al razzismo si dice no. Sempre”. Lo scrive su Facebook Massimo Mattei, imprenditore di Firenze impegnato nel settore dell’assistenza agli anziani ma anche ex assessore comunale nella giunta di Matteo Renzi quando era sindaco. “Fatima è una donna senegalese di 40 anni con due figli – sottolinea Mattei nel post ripreso dall’Ansa – Entra a lavorare in prova in una casa di riposo a Senigallia. Alcuni anziani la trattano male apostrofondola con epiteti razzisti. L’azienda non la conferma al lavoro”. Che un anziano, aggiunge Mattei, “possa offendere un’operatrice non mi stupisce. Capita. Che un’azienda si pieghi al razzismo sì, mi stupisce e mi indigna. Mi fa anche rabbia e schifo”.
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