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Ex Consorzio, la bellezza della basilica
e delle tombe paleocristiane:
luci sulla storia di Osimo (Video)

ARCHEOLOGIA - Il nuovo centro commerciale di via Montefanese custodisce nei sotterranei l'aula didattica (ora visitabile) con i resti dell'antica chiesa di San Donato alle Lame e della necropoli bizantina. I segreti di questo tesoro, riaffiorato dagli scavi, raccontati dall'archeologo Stefano Finocchi
giovedì 27 aprile 2017 - Ore 18:09
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Osimo, visita alla basilica paleocristiana con l'archeologo Stefano Finocchi

Osimo, l’aula didattica con i reperti archeologici custoditi nel nuovo polo commerciale di via Montefanese

Stefano Finocchi, funzionario archeologo della Soprintendenza delle Marche che ha seguito il recupero degli scavi di Montetorto

Raccontano una pagina di storia osimana i sotterranei del nuovo polo commerciale di via Montefanese. Nel 2014, dall’area dell’ex consorzio agrario di Osimo, durante i lavori nel cantiere del nuovo immobile, sono infatti riaffiorate le fondazioni di una basilica cimiteriale del IV o V secolo d. C. Gli scavi erano stati seguiti personalmente dal soprintendente archeologo Maurizio Landolfi, al tempo direttore del Museo Archeologico Nazionale delle Marche e oggi in pensione.

Seguendo le prescrizioni imposte dalla Soprintendenza, il nuovo polo commerciale inaugurato oggi (leggi l’articolo) è stato costruito attorno a questi reperti che, dopo un attento restyling, sono custoditi in un’aula didattica, resa trasparente dalle vetrate che permettono di ammirarli dall’esterno e dall’interno del parcheggio del centro commerciale. Un ottimo lavoro di recupero secondo l’archeologo Stefano Finocchi che, in via eccezionale, stamattina ci ha guidato in questo viaggio a ritroso nel tempo per spiegarci quali segreti custodiscono quei tesori (guarda il video)

Il pannello didascalico nel parcheggio del nuovo polo commerciale che ricostruisce al computer la basilica cimiteriale e illustra a quale porzione appartengono i muri perimetrali ritrovati e conservati nell’aula didattica

UN PO’ DI STORIA – Fondata nel 157 a.C., per la sua posizione arroccata in collina Osimo aveva una funzione di difesa marittima. Ancona era semplicemente il suo porto. Auximum, come era denominata allora la città, fu insediamento piceno, colonia e municipio romano. Bizantini e ostrogoti se la contesero durante il periodo della guerra greco-gotica, per la posizione strategica che ricopriva. La basilica bizantina riemersa dal sito di via Montefanese, secondo antichi documenti, era intitolata a ‘San Donato alle Lame’ e sorgeva distante dall’acropoli. Quest’area periferica veniva chiamata ‘Lamaticci’ per la presenza di terreno franoso, e di questa basilica cimiteriale parla Procopio nel suo ‘Bellum Goticum’ facendo proprio riferimento ad Osimo e a quel conflitto bellico che, tra il 535 ed il 553 d.C., portò crisi, carestia e tanta povertà tra la popolazione, come testimoniano le sepolture riaffiorate dalla profondità di 4-5 metri del terreno.

Una delle tombe con gli scheletri, visitabile nell’aula didattica

LE TOMBE E LA PICCOLA NECROPOLI – Le deposizioni in fosse comuni, riemerse nel cantiere di via Montefanese, contenevano infatti anche 3-4 scheletri. Si risparmiava sulle tombe anche perchè si moriva spesso di stenti e di malattie.  Queste sepolture sono sobrie e prive di corredi funebri, tutte databili tra il V, VI e VII secolo d.C. Nel corso degli scavi è tornato alla luce anche un piccolo spezzone del diverticolo non lastricato della via Flaminia, la strada romana che partiva da Nocera Umbra e congiungeva Osimo, da Porta Musone, a Treia e all’antica San Severino. In epoca romana, nelle adiacenze delle strade extraurbane, era usuale seppellire i morti. Di qui la piccola necropoli ritrovata nelle vicinanze dell’abside della basilica, che custodiva anche i resti di donne e di un bambino. Ciò che invece non è stato trovato è la pavimentazione della chiesa. Il gruppo di archeologi che ha lavorato nel cantiere osimano, ha ipotizzato, analizzando le varie stratificazioni murarie, che nel tempo l’immobile sacro, ormai diroccato, possa essere stato utilizzato nel ‘600 anche come stalla.

Le varie stratificazioni murarie che testimoniano i diversi utilizzi fatti nei secoli dell’edificio di culto. Ci fu anche un crollo come si intravede nella foto

 LA BASILICA BIZANTINA – I resti dei muri perimetrali dell’abside e di una parte della navata sinistra della basilica, come le tombe, dormivano sotto le colate di cemento fatte scendere nel 1937 durante i lavori di edificazione del consorzio agrario. Fino agli anni ‘90 l’area industriale è rimasta attiva, poi è stata dismessa e infine demolita 3 anni fa per far spazio al centro commerciale. Durante le indagini sono emerse inoltre tracce di un fosso romano dove tra i detriti, sono stati recuperati frammenti di ceramiche greche e romane, di giare e una moneta del I secolo d.C. Tutti reperti ancora impacchettati in un magazzino, come le ossa umane, e che attendono di essere repertati, catalogati e magari esposti al pubblico.

IL ‘PARCO’ ARCHELOGICO DI OSIMO – Un lavoro scientifico che però dovrebbe iniziare nel prossimo mese di giugno. L’area dell’ex consorzio, nelle intenzioni dell’amministrazione comunale di Osimo dovrà essere musealizzata e inserita nel circuito turistico-culturale che collegherà tutti i siti archeologici di Osimo, da Fontemagna, alla mura romane, dalla cisterna romana (ancora da riportare alla luce), ai resti della chiesa alto medievale scoperti sotto il loggiato comunale con la statua dell’imperatrice Plotina (leggi l’articolo), fino alla villa romana di Montetorto (leggi l’articolo).

(m.p.c.)

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