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Molestie nell’albergo di Atlanta,
cameriera rinuncia al risarcimento

OSIMO - A quasi 3 anni dalla denuncia, l'imprenditore osimano Pierino Bravi, che si proclama innocente, è ancora agli arresti domiciliari nella capitale della Georgia. La donna non si è costituita parte civile. Cambiato il procuratore distrettuale
martedì 17 Gennaio 2017 - Ore 21:05
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La notizia dell’arresto di Pierino Bravi data nel telegiornale della sera della Wsb tv-local news di Atlanta il 17 aprile 2014. Sul monitor la foto dell’imprenditore osimano

di Maria Paola Cancellieri

Sono trascorsi 2 anni e 22 mesi dall’arresto in un albergo di Atlanta di Pierino Bravi, accusato di aver molestato una cameriera. In attesa del processo, l’imprenditore osimano sta per compiere 60 anni e si trova ristretto in custodia cautelare agli arresti domiciliari in un residence nella capitale della Georgia. La presunta vittima, un’americana immigrata di 39 anni e di origini portoricane, è invece uscita di scena dal procedimento penale non essendosi costituita parte civile alla scadenza dei termini. Non chiederà quindi alcun risarcimento, anzi sembra che non lavori più nell’hotel dove sostiene di essere stata aggredita in un corridoio e che forse abbia già ottenuto un indennizzo dall’ex datore di lavoro. E’ l’ennesimo giallo in una vicenda giudiziaria che presenta numerosi coni d’ombra.

ACCUSE RESPINTE- Bravi si è sempre proclamato innocente fin dall’udienza di convalida del fermo, avvenuta pochi giorni dopo l’arresto. Il 17 aprile 2014 l’imprenditore si trovava negli Stati Uniti per cercare nuove commesse e partecipare a una fiera internazionale perchè sua azienda esporta in tutto il mondo. Originario di Cingoli ma osimano d’adozione, Bravi è l’amministratore di una ditta di isolanti  di Castefidardo che non ha mai avuto problemi con la giustizia. Quella sera, rientrando in camera, aveva trovato ad attenerlo alcuni poliziotti con le manette pronte che gli avevano notificati i capi d’accusa di ‘aggravated sexual battery’, ‘false imprisonment’ e ‘simple battery’. I suoi familiari, gli stessi amici, ritengono che sia stato vittima di una macchinazione. Non esistono infatti prove capaci di avvalorare le accuse mosse dalla donna: nessun testimone ha assistito ai fatti, mancano i filmati della videosorveglianza e le prove del dna alle quali si è sottoposto l’imprenditore sono risultate tutte negative. Ad oggi, però, nessuna delle 3 imputazioni è caduta e la prima, quella di molestie sessuali, è punita severamente negli Usa, in particolare in Georgia, con la reclusione fino a 25 anni nei casi più gravi.

LA CAUZIONE VERSATA – In questa situazione nebulosa, i continui rinvii della prima udienza del processo non fanno che alimentare le preoccupazioni dei parenti dell’imprenditore che continuano ad affrontare lunghi viaggio oltreoceano nella speranza di riportarlo a casa. Dopo i primi 4 mesi trascorsi in cella nella jail di Fulton County, Bravi ha presentato istanza di liberazione su una cauzione di 252mila dollari (pari a circa 180mila euro) auspicando di poter rientrare in Italia nelle more del giudizio. Il giudice che lo ha rinviato a giudizio invece si è opposto ma gli ha concesso i domiciliari con l’obbligo di dimora ad Atlanta. Per continuare a dirigere l’azienda a distanza, gli ha permesso di mantenere contatti quotidiani con familiari e dipendenti per telefono o via skype. Dal residence di Atlanta può uscire dalle 12 alle 17 (18-23 ora italiana) di ogni giorno per fare spesa, andare al parco o pranzare, sempre sorvegliato attraverso il braccialetto elettronico.

NOMINATO UN NUOVO PROCURATORE DISTRETTUALE – Nel frattempo sono cambiate anche le parti sostanziali del processo. Un nuovo procuratore distrettuale (la pubblica accusa eletta direttamente dalla popolazione della contea ogni 4 anni) è stato incaricato di seguire il caso e l’imputato ha cambiato avvocato. Il nuovo legale di Bravi sta insistendo perché si definisca la causa con il patteggiamento per evitare una sentenza con il giudizio della giuria popolare. I 12 giurati però sono già stati nominati perchè l’osimano, finora, non ha mai accettato scorciatoie processuali che, in cambio di sconti di pena, ammettessero una sua pur minima colpa. E’ la terza volta però che l’udienza del processo viene rinviata Quella del 14 novembre 2016, è stata aggiornata ufficialmente per l’assenza di un traduttore certificato. Un altro stop che permetterà comunque al legale di Bravi e al procuratore di intavolare una trattative per verificare quali sconti di pena verrebbero eventualmente garantiti dal rito speciale. Le parti tenteranno insomma di accordarsi nelle prossime settimane e potrebbe essere la svolta per mettere tutta la vicenda su un binario differente, diretto almeno a un capolinea.

 

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