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Santa Maria del Carmine,
la chiesa perduta
sotto il bar del Duomo

ANCONA - I resti del convento affiorano dal cantiere. Una storia andata distrutta con le demolizioni del dopoguerra e che è riemersa a tratti durante la ricostruzione del punto di ristoro, celando ancora alcuni segreti da scoprire
mercoledì 1 febbraio 2017 - Ore 17:38
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Chiesa di Santa Maria del Carmine subito dopo i bombardamenti del 1943

Complesso conventuale di Santa Maria del Carmine visto dal porto, subito dopo i bombardamenti del 1943

di Giampaolo Milzi

Con le buone notizie sull’accelerazione burocratica per l’avvio del cantiere per l’attesissima realizzazione del Ristorante-Bar Del Duomo – si spera che verrà inaugurato alla fine della prossima estate – si è riacceso l’interesse di studiosi e appassionati di storia anconetana sulla destinazione edilizia sacra che dal lontanissimo passato alla seconda guerra mondiale ha caratterizzato il sito, a due passi dalla Cattedrale di San Ciriaco, su cui dovrà sorgere la nuova struttura ricettiva.
Ovvero a una quota appena al di sotto della mini collinetta ricoperta d’erba che si apre lungo via Giovanni XXIII sula destra (per chi percorre la strada in salita) subito prima dell’incrocio, sempre a destra, con la discesa di via Del Guasco.
Secondo fonti orali e scritte, una prima chiesa paleocristiana venne costruita in quella zona molto panoramica, affacciata sul mare e sul porto, fin dal V secolo, con il nome di Santa Maria in Corte (o in Curte). Secondo il notissimo storico anconetano Vincenzo Pirani, aveva già le funzioni di una parrocchia e “amministrava il territorio compreso nel recinto delle mura dell’acropoli (che formavano la cosiddetta Rocca e la fortezza, che già nel VI secolo includeva un’altra chiesa, quella di San Lorenzo, nei secoli sviluppatasi in San Ciriaco, ndr.) sulla sommità del Monte Marano, oggi Guasco. Si trovava in prossimità di uno dei torrioni che scandivano la città, poi divenuto il campanile della Cattedrale” (“Le chiese di Ancona, di V.Pirani, edito da Arcidiocesi Ancona-Osimo, 1998).
Le funzioni parrocchiali sono certificate da un documento-testamentale del 1314, che include Santa Mariae in Curte tra le chiese medievali soggette alla decima. La parrocchia viene soppressa attorno al 1490. Tant’è che subito dopo quell’anno il Comune la concede all’Ordine monastico dei Carmelitani Calzati, consentendo loro di erigerle accanto un convento “con l’obbligo di concedere al Magistrato (cittadino, ndr.) annualmente cinque piccioni (Pirani, opera già citata). Un cambiamento funzionale che muta il titolo della chiesa in Santa Maria del Carmine. Chiesa che doveva trovarsi in condizioni precarie, visto che nel 1493 il Senato eroga ai Carmelitani venti ducati doro per l rifacimento del tetto e per contribuire ai generali lavori di riadattamento della chiesa. Quanto al convento, sempre secondo il Pirani, viene eretto definitivamente nel 1560, probabilmente riadattando i vecchi edifici vicini alla chiesa. Nel 1588 la chiesa viene demolita o comunque fortemente riadattata, e rimane di rilievo comunale, tanto che il Comune si accorda coi frati affinché celebrino ogni anno una messa cantata per propiziare l’assistenza divina sulla città. Dal 1760-1761 la chiesa subisce un corposo intervento di ristrutturazione negli interni, ad opera dell’architetto Francesco Maria Ciarrafoni – resta immutata la facciata cinquecentesca, rivolta verso il campanile della Cattedrale – e viene reinaugurata il 5 maggio 1766.

Nel 1799 il padre maestro minore conventuale Michele Buglioni scrive che “la situazione di detto convento (quello annesso alla chiesa, ndr.) è la più amena di tutte le altre della città di Ancona e che la sua cucina ospita i resti di antiche colonne”, a riprova che l convento si è via via sviluppato sui resti di strutture più antiche. Ma proprio nel 1799 termina il periodo felice del complesso ecclesiastico, a causa dell’occupazione francese di Ancona, che determina l’espulsione della comunità religiosa dalla sua sede. Il convento viene trasformato in prigione poi, nella prima fase della Restaurazione – decisa al Congresso di Vienna, che restituisce Ancona al Governo pontificio – viene utilizzato come ospedale per gli ebrei. “Rientrati nel 1822 i Carmelitani – scrive Michele Polverari nel saggio “Ancona Pontificia” (1984, edito dalla Pinacoteca Comunale) – ne vennero definitivamente espulsi dopo l’Unità d’Italia, quando (1861, ndr.) il convento fu trasformato in caserma della Finanza”.
I bombardamenti anglo-americani dell’autunno 1943 distruggono per il 70% tutto il centro storico di Ancona e non risparmiano il complesso di Santa Maria del Carmine. Che tuttavia resta danneggiato ma sostanzialmente in piedi. Quasi intatta la chiesa, ancora affacciata sul campanile di San Ciriaco; danneggiato in parte il comparto conventuale, che si allungava lungo lo Scalone Nappi. Ma ciò che aveva risparmiato la guerra – come avvenuto per tanti edifici di pregio, sacri e laici, in tutta l’area dei rioni Porto, Guasco-San Pietro e Capodimonte – non lo fu dalla affrettata e per lo più dissennata opera di demolizione e ricostruzione post-bellica. La chiesa e il convento di Santa Maria del Carmine vennero completamente rasi al suo dalle ruspe (tranne un tratto di mura conventuali a lato dello Scalone Nappi e alcune opere architettoniche e arcatelle di sostegno nella parte più verso mare de sito). Ciò anche e soprattutto per realizzare l’ultimo tratto della nuova via Giovanni XXIII e l’area verde (un dosso in declivio il cui corpo sub superficiale è costituito da tonnellate di macerie rimosse) che poi ospitò per anni il vecchio Bar del Duomo.
Grazie agli scavi e alle demolizioni del vecchio bar effettuati nei primi mesi del 2016, funzionali alla realizzazione della nuova struttura ricettiva, la memoria di Santa Maria del Carmine si è in parte concretamente riaffacciata all’attenzione dell’opinione pubblica. Per ciò che fino ad ora si sa, del convento è tornato alla luce un tratto pavimentale di un ambiente a pianta più o meno rettangolare, oltre a piccoli elementi architettonici. Nel vano nel vano più interno del vecchio bar si è scoperta una specie di porta ad arco tamponata d’epoca medievale, attraverso la quale si accede a un lungo, antico cunicolo che procede in discesa in direzione nord, verso i Cantieri navali. Flebili, purtroppo, le speranze, che la Soprintendenza unica delle Marche decida di esplorare il cunicolo, o di avviare nel plurisecolare sito nuovi sondaggi, se non una piccola campagna di nuovi scavi. Attività che potrebbero con molta probabilità riservare altri sorprendenti ritrovamenti, riguardanti anche la chiesa.

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