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Portici di piazza Cavour,
dopo la fioraia via anche l’edicola

ANCONA - Abbattuto il chiosco di Adalgisa Agostinelli, ora il Comune vuole spostare anche la rivendita di giornali su piazza Cavour. L'architetto D'Alessio: "Le trasformazioni urbane segno dei tempi che cambiano. Bisogna trovare una mediazione tra progresso e memoria per non perdere l'identità della città"
giovedì 2 febbraio 2017 - Ore 11:24
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L’edicola dei portici che potrebbe traslocare

 

di Agnese Carnevali

Dopo la demolizione del chiosco dei fiori, anche l’edicola all’incrocio con corso Mazzini potrebbe dire addio ai portici di piazza Cavour per traslocare nella struttura in muratura dove un tempo stava l’orologiaio. La proposta è arrivata qualche tempo fa dalla stessa titolare della rivendita di riviste e giornali, Orsolina Tiranti. «È un’idea di cui ho parlato al sindaco che è mia cliente – spiega -. Da questo lato dei portici le bancarelle sono sempre meno e così ho pensato che una diversa collocazione dell’attività avrebbe potuto giovare agli affari. Si era parlato della possibilità di trasferire l’edicola all’interno della struttura dove un tempo c’era l’orologiaio, proprio su piazza Cavour. Una bella posizione ora che la piazza è stata restaurata, mentre qui c’è sempre sporcizia. Ma il confronto si è fermato lì, non abbiamo più affrontato l’argomento».

L’ex chiosco dell’orologiaio a piazza Cavour

In caso di trasloco della signora Tiranti, il gabbiotto di metallo verde che ora espone giornali e riviste potrebbe essere rimosso, cambiando ancora la fisionomia della zona, dopo l’abbattimento, qualche giorno fa, del dirimpettaio chioschetto dei fiori, buttato giù dopo quasi settant’anni di vita. Cianfrusaglia urbana di cui disfarsi o cimeli da custodire gelosamente come testimoni della storia della città e della sua gente? Risponde l’architetto Emilio D’Alessio, osservatore attento di piazza Cavour della quale da tempo registra ogni mutamento nella sua pagina fb “Liberiamo piazza Cavour”. «Di certo il punto fondamentale che emerge dalla vicenda del chiosco di fiori è che la memoria delle cose ha un senso. Ti accorgi che una cosa c’era quando non la trovi più e questo spinge a ricordare. È giusto e positivo che queste piccole cose non passino sotto silenzio, significa che ci fanno riflettere un po’. Nel caso specifico del chiosco dei fiori – prosegue – io lo ricordo da sempre, da quando sono nato, non credo desse fastidio, anche perché in centro non mi pare ci siano più fiorai. La struttura ed il suo epilogo è però anche segno dei tempi che cambiano, nel commercio e nell’immagine della città. L’ideale è cercare una mediazione tra tradizione e memoria ed evoluzione e progresso. Il che è un equilibrio non sempre facile. Posso dire – aggiunge ancora – che spero che gli altri chioschi di piazza Cavour siano ripristinati, perché fanno parte di una memoria collettiva. Danno il senso della stratificazione della storia, di una città che cambia mantenendo sempre la sua identità».

Addio al chiosco sotto i portici, rimosso un simbolo della città Le foto storiche

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