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Franky non è più libero: il pappagallo
in gabbia dopo le minacce di morte

FILOTTRANO - Il pennuto di 3 anni ha combinato piccoli danni, tutti risarciti dal proprietario. "Temo per lui e sono stato costretto a rinchiuderlo" racconta Giacomo Luchetta. Protesta il popolo della Rete e c'è chi lancia una petizione online
lunedì 3 aprile 2017 - Ore 21:52
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La gabbia di Franky

Franky è in gabbia e il popolo della Rete si mobilita. Giacomo Luchetta, il proprietario del pappagallo giallo e azzurro più famoso di Filottrano e dintorni, è stato costretto a richiuderlo e il provvedimento ha scatenato il dibattito social. Secondo gli internauti mortificherebbe il simbolo di libertà incarnato dal pennuto oltre a mettere a rischio la sua salute psico fisica. L’esemplare femmina di Ara ha solo 3 anni ed fino a 12 resterà un cucciolo perché i pappagalli sono longevi e campano anche 80 anni. Alle spalle però ha già una vita avventurosa.

Franky quando era libero

Fino a due giorni fa volava libero sui cieli di Montoro, dove vive e lavora la famiglia Luchetta, e viaggiava fino ad Osimo, Castelfidardo, Agugliano e Polverigi. Certo, qualche impertinenza l’ha commessa. Ha mangiato qualche frutto di troppo all’esterno di un supermercato di Filottrano, è riuscito a introdursi in un’auto in sosta e beccando un sedile in pelle, l’ha danneggiato. Ha anche bucato il tettino di una decapottabile  e graffiato qualche casco di ciclista in corsa. Non quello dell’iridato Michele Scarponi che anzi si è prestato all’obiettivo per farsi riprendere durante l’allenamento con Franky in spalla o proprio sul casco. Tutti danni che il proprietario dell’animale ha sempre risarcito e saldato anche grazie alla copertura dell’assicurazione. Ma negli ultimi tempi  le telefonate di malumore sono aumentate e la decisione di non aprire più la porticina della gabbia è stata inevitabile. Franky l’ha presa malissimo. Non dorme e fa rumore anche di notte oppure se se sta appollaiato e triste in un angolo durante il giorno guardando il cielo da dietro le sbarre.

“Non ha potuto fare a meno di rinchiuderla anche se è stata una scelta sofferta per me- racconta Giacomo Luchetta, 29 anni– Franky è ancora piccola e non ha mai fatto danni alle persone ma solo alle cose, non è pericolosa. Mi sono arrivate proteste e persino minacce di morte per lei. Mi dispiace davvero, ma temo per lei”. E’ anche possibile che la prigionia forzata possa far cambiare la relazione tra Franky e il proprietario, che la pappagallina considera la sua mamma secondo il fenomeno che l’etologo Konrad Lorenz ha classificato come ‘imprinting’. Giacomo l’ha infatti svezzata quando aveva appena 5 mesi. Un rapporto filiale destinato a cambiare se l’animale si vedrà privato della sua libertà dal ‘genitore’ surrogato perché una volta fuori dalla gabbia non obbedirà più ai fischi di richiamo. Tra i post di discussione sul profilo fb dedicato al pappagallo libero accanto ai commenti di sdegno e protesta (“c’è gente cattiva che non ama e non può vedere Franky felice di volare come tutti i volatili”), c’è anche chi ha lanciato l’idea di una catena di sant’antonio social al grido di ‘Vogliamo Franky libero’  e chi di una petizione online da firmare al seguente indirizzo: https://www.change.org/p/tutti-gli-abitanti-di-montoro-e-dei-paeselli-vicini-franky-luchetta-deve-tornare-libera

(m.p.c.)

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