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Il silenzio degli insolventi
di Banca Marche:

“Bianconi, dg col prestito nel dna”

CRAC - La ricostruzione della vicenda dell'istituto con 6 miliardi di crediti deteriorati e le interviste ai protagonisti ieri a Report nel servizio di Paolo Mondani. L'ex presidente di Fondazione Carima Franco Gazzani: "Affidamenti a società con pochissimo o addirittura con nessun patrimonio". Intervistato anche Marco Ricci che ha seguito la vicenda per Cronache Maceratesi
martedì 9 Maggio 2017 - Ore 20:10
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Franco Gazzani

di Alessandra Pierini

C’è anche Banca Marche, e non poteva essere altrimenti, nella rassegna delle principali banche coinvolte nella crisi dei crediti deteriorati e i grandi capitalisti dal debito facile. E’ andato in onda ieri sera il servizio di Paolo Mondani realizzato per Report.

Il giornalista ha intervistato i protagonisti della lunga vicenda che ha portato al crac dell’istituto, attualmente in via di fusione in Ubi sottolineando come l’istituto jesino avesse crediti deteriorati per 6 miliardi, secondo Banca d’Italia spesso occultati. Tra gli intervistati Franco Gazzani, allora presidente della Fondazione Carima che punta il dito sull’ex direttore generale Massimo Bianconi, che fino alla primavera del 2012 ha gestito le sorti dell’istituto. «Si è affidato a persone inaffidabili – dice –  Non è possibile affidare aziende e società che poi si sono rivelate società che avevano pochissimo patrimonio se non, addirittura, nessun patrimonio».

Marco Ricci

A ricostruire la vicenda che ha seguito per Cronache Maceratesi Marco Ricci che ha ripercorso le 10 posizioni di sofferenze pesanti per un totale di 850 milioni: « Abbiamo il Gruppo Lanari costruttori anconetani molto importanti, 250 milioni; il Gruppo Santarelli di Ascoli, un altro costruttore, 140 milioni; la Polo Holding di Fano, di nuovo costruttori, 130 milioni di euro; poi i gruppi Casale e Degennaro per un complesso di 100 milioni; Gruppo Ciccolella, che sono dei vivaisti pugliesi, più o meno, 80 milioni; più altri 60 milioni il gruppo Mulazzani Italino di Rimini, sempre un gruppo edile; un altro gruppo di Fano, il gruppo Mattioli, 50 milioni di euro; 30 milioni di euro al gruppo riconducibile a un commercialista anconetano, ex consigliere regionale, Franco Sordoni: più 17 milioni di euro ad esempio ascrivibili al gruppo di Mazzaro Canio, conosciuto perché ex marito di Daniela Santanchè, nelle cui società  trovi come consigliere di amministrazione Cirino Pomicino, piuttosto che il figlio di Massimo Bianconi». E su Bianconi ha evidenziato la doppia buona uscita ricevuta dall’ex dg in meno di un anno.

Paolo Mondani al telefono con Bianconi

E proprio Massimo Bianconi interviene telefonicamente incalzato da Mondani e sottolinea che «Bankitalia aveva un atteggiamento ostile nei suoi confronti, ma soprattutto verso la banca e le fondazioni che la conducevano».
Dure le conclusioni del servizio: «Massimo Bianconi ha il prestito nel dna. La sua banca fu generosa con i furbetti quartierino Coppola e Ricucci e con la cricca del G8 Anemone e Balducci. Appena uscito da Banca Marche, Bianconi ha tentato il colpo sui crediti deteriorati provando a venderli a una società di Tom Barrack amico fraterno del presidente Trump. Un altro assai dinamico era Franco D’Angelo, commercialista pesarese e sindaco revisore di
Banca Marche, che chiedeva una percentuale ai piccoli imprenditori per facilitargli i prestiti della banca. Per il disturbo». Cosa emerge dal servizio? «Se non riesci a pagare un mutuo da trentamila euro ti portano via la casa, se ti sei fatto prestare 300 milioni da un amico diventi un investimento».

(Clicca per guardare la puntata di Report)

Massimo Bianconi

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