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‘Blue Whale’, nelle Marche indagini
concentrate su due casi

ANCONA - Gli episodi di uno studente di 18 anni e di un 16enne di Senigallia sono state raccontate dal vice questore Cinzia Grucci (Polizia Postale) e da Maurizio Mandolini (Ambito sociale VIII Marche) a 'Chi l'Ha visto' (Rai tre)
giovedì 29 giugno 2017 - Ore 17:22
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Il dirigente della Polizia Postale delle Marche, Cinzia Grucci, ai microfoni di ‘Chi l’ha visto’

Sono stati raccontati da ‘Chi l’ha visto’, nella puntata di ieri sera, due casi marchigiani di studenti salvati dalle insidie del Blue Whale. Due casi noti, quelli del 18enne (leggi l’articolo) e del 16enne di Senigallia mandato in comunità, ritenuti fondati dagli investigatori, nella pioggia di segnalazioni pervenute nelle ultime settimane, che aveva portato la Procura dei Minori ad indagare e di parlare di legami con il Blue Whale in 10 episodi, tutti concentrati nella provincia di Ancona, di ragazzi con ferite dovute a pratiche autolesioniste (leggi l’articolo).

“Il 18enne manifestava un disagio e anche dei tagli sugli arti superiori – ha raccontato Cinzia Grucci, dirigente della polizia postale delle Marche – I tagli non erano recentissimi e potevano sembrare collegati a una visione di gioco avanzato. I compagni di scuola si sono accorti e hanno voluto allertare l’istituto scolastico che si è subito attivato per aiutare questo ragazzo maggiorenne. Lui in parte ha ammesso e in parte di no di aver partecipato al gioco. Purtroppo aveva cancellato tutto, come il gioco prevede e prescrive. Il suo telefonino però è stato acquisito e stiamo cercando di fare il possibile per trovare qualche pista che ci possa portare al curatore”.

La vicenda senigalliese è stata invece ricordata da Maurizio Mandolini, dirigente servizi sociali Ambito VIII Marche. “Si tratta di un 16enne immigrato e da pochi mesi residente in città, da ottobre per la precisione, che aveva avuto un malore a scuola ed era stato trasportato al pronto soccorso di Senigallia. Sulle braccia del ragazzino c’erano dei tagli, dei segni di autolesionismo. Sono state subito avvertite le forze dell’ordine che hanno allertato la Procura del Tribunale dei Minori di Ancona che, a sua volta, ha dato a noi il compito di realizzare in tempo strettissimi un’indagine sociale. A seguito di questa indagine e di un secondo episodio di malore, il Tribunale è intervenuto ed ha disposto l’inserimento dell’adolescente in una comunità”.

Maurizio Mandolini, dirigente dell’Ambito sociale VIII Marche

Dopo approfonditi accertamenti sulle innumerevoli storie portate all’attenzione delle forze dell’ordine  la polizia postale marchigiana ha scoperto inoltre che “molti ragazzi diventavano loro stessi curatori – ha rivelato il vice questore  Grucci- e lo facevano per dissuadere altri a continuare nel gioco, quindi con scopi positivi e nobili ma queste situazioni hanno allertato l’attenzione e la preoccupazione di genitori ed educatori, e si sono dovuti esaminare alcuni file. Alla fine casi seri di veri curatori italiani, dal nostro piccolo osservatorio non sono stati individuati”. Nel corso della trasmissione di Rai Tre è stato ribadito che i veri curatori (le persone che inducono questi gesti autolesionisti impartendo le istruzioni alle vittime) rischiano fino a 5 anni di carcere per l’istigazione al suicidio ma ben 12 se le vittime mettono in pratica il gesto estremo.

In studio con la conduttrice Federica Sciarelli il prefetto Vittorio Rizzi, vertice della Direzione centrale anticrimine (Dac), che, annunciando un progetto nazionale di prevenzione, ha posto piuttosto l’accento sul connotato di particolare pericolosità riposto in questa  categoria di suicidio “da sempre conosciuta in psicologia come ‘suicidio mimico’”  – ha ricordato- Oggi questo fenomeno, sostanzialmente legato al disagio giovanile, assume i colori della ‘Balena blu’ ma nella vita reale è connesso al bullismo, alle sfide estreme, alle relazioni malsane, nell’uso di droghe in party psichedelici”.

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