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Carmelo Calì:
«Lo Stato ci ha abbandonato,
Senigallia è con noi»

IL CASO - Il padre adottivo dei figli di Marianna Manduca, la donna uccisa dal marito dieci anni fa a Palagonia, continua la sua battaglia per ottenere il risarcimento per i ragazzi rimasti orfani
sabato 5 agosto 2017 - Ore 19:03
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Carmelo Calì

 

di Agnese Carnevali

Non si arrende. La voce pacata non nasconde la determinazione di Carmelo Calì. Continuerà la sua battaglia per ottenere il risarcimento dello Stato per i suoi figli. Quei bambini, oggi ragazzini di 12, 14 e 16 anni, che da dieci anni sono con lui e la sua famiglia a Senigallia, adottati dopo che la cugina Marianna Manduca è stata uccisa a Palagonia (Catania) dal marito, Saverio Nolfo, oggi in carcere. E Senigallia, città dove Calì vive e lavora da 25 anni con la moglie ed i suoi sei figli (oltre ai tre adottivi, i suoi tre figli naturali) fa quadrato attorno all’uomo ed alla sua famiglia. Raccolta firme per sostenere la sua causa, mentre il Comune di Palagonia si prepara a discutere una mozione nel prossimo Consiglio. «Non ci fermiamo – afferma Calì -. Tutti ci stanno dimostrando grande solidarietà, che sinceramente non mi aspettavo, sui social, in città, ma anche dal Comune di Palagonia, con il quale siamo in contatto, e dal vice presidente dell’Anci nazionale, che è il sindaco di Pergola, che si è attivato per aiutarci. Questo ci dà ancora più forza. Aspettiamo di vedere – prosegue – se il Governo, come pare dalle ultime ore, è davvero intenzionato a frenare sul ricorso e come risponderà a questa mobilitazione ed ai contatti con le altre istituzioni, ma io sono deciso ad andare fino in fondo e a chiedere anche i danni morali, cosa che non ho fatto finora, ma mi domando se non siano danni morali questi, quali altri possano esserlo».

Nel 2007 Marianna Manduca viene assassinata dal marito, dopo 12 denunce per violenza presentate dalla donna contro il coniuge. Con una sentenza che ha fatto storia in Italia ed in Europa, il Tribunale civile di Messina ha giudicato responsabili di negligenza i pm in servizio nella Procura di Caltagirone (Catania) che non fecero quanto in loro potere per evitare il femminicidio. Per la prima volta i giudici hanno applicato la norma sulla responsabilità civile dei magistrati e condannato la Presidenza del consiglio dei ministri a risarcire circa 260 mila euro di danni patrimoniali ai tre figli della donna. La Presidenza del consiglio dei ministri è però ricorsa in appello per evitare il risarcimento, chiedendo la sospensiva dell’applicazione della sentenza di primo grado, in attesa del verdetto del secondo, avanzando la tesi che il risarcimento comporterebbe “un grave danno al patrimonio dello Stato”. Nelle ultime ore è arrivata però la frenata del Governo, che sembrerebbe disposto a trattare.

«I ragazzi hanno perso la madre – riprende Calì – e questa è una perdita che nessun risarcimento potrà colmare, ma questo potrà dare loro un futuro più tranquillo. I bambini sono venuti a vivere con noi, mia moglie e gli altri miei tre figli tre giorni dopo la morte della madre. Abbiamo ottenuto l’affido temporaneo e poi tre anni e mezzo fa è stata possibile l’adozione, una cosa che abbiamo voluto fortemente fin da subito per far sì che i ragazzi non venissero allontanati dalla casa e dalla città che erano diventate loro e dove hanno ritrovato serenità. Sin da subito la città di Senigallia si è adoperata per aiutarci, anche in senso economico, e ci è stata vicina e continua ad esserlo, ma lo Stato ci ha lasciati soli. Continuerò a lottare per i miei figli».

 

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